domenica 21 ottobre 2018

[Siamo fatt... ah no, aspetta] Cells at Work!

Cover del terzo volume giapponese
Se come il sottoscritto siete nati nei primi anni '90 o giù di lì, e quindi appartenete di diritto a quella generazione, penso sia quasi impossibile che da bambini non abbiate mai visto almeno un episodio di Siamo fatti così o Esplorando il corpo umano se fate riferimento alla titolazione DeAgostini (anzi magari siete fra quelli che hanno collezionato la serie in  VHS o DVD in una delle sue millemila riproposte in edicola). Massì che ce l'avete presente, vi ricordate quel cartone animato educativo di produzione francese, andato in onda sul finire degli anni '80, dove la struttura e le funzioni del corpo umano erano spiegati attraverso l'antropomorfizzazione delle cellule e di tutti gli altri componenti microscopici del nostro organismo? Esatto, proprio quello lì, che ha ispirato di sicuro un'intera generazione di medici e biologi (nel mio caso non è andata così, ma chi se ne frega direte voi). Ecco, con questo post voglio dirvi che qualche anno fa una giovane mangaka giapponese ha ripreso questa idea e ne ha realizzato un fumetto molto particolare e divertente, del quale vi voglio parlare un po' più in dettaglio.

Ma prima le classiche informazioni di rito. Cells at Work! (はたらく細胞 Hataraku saibō, in originale) è un manga shōnen scritto e disegnato da Akane Shimizu e pubblicato da marzo 2015 sulla rivista giapponese Monthly Shōnen Sirius dell'editore Kōdansha. Tuttora in corso di pubblicazione, è stato annunciato per il mercato italiano al Lucca Comics and Games 2017 dall'editore Star Comics che ha iniziato a pubblicarlo in volumi da marzo 2018. Nel momento in cui scrivo questo post siamo arrivati a quota 4 (su 6 usciti in Giappone) e di questi ho letto i primi tre. Una notevole spinta alla fama dell'opera è stata data dall'adattamento animato in 13 episodi uscito nell'estate del 2018 a cura dello studio David Production (gli stessi de Le bizzarre avventure di JoJo, ndr), e licenziato nel nostro paese dall'editore Yamato Video, che lo ha pubblicato sul suo canale Youtube (Yamato Animation) prima in latecast, poiché l'annuncio è avvenuto dopo l'inizio della trasmissione giapponese, e poi in simulcast fino alla sua conclusione.

Il cast del manga al gran completo ^^
Leggendo la sinossi del manga e guardando qualche vignetta o spezzone dell'anime è impossibile, come dicevo, non farsi venire in mente la storica serie Siamo fatti così: anche qui ci troviamo all'interno del corpo umano, i cui organi e componenti vengono raffigurati come gigantesche metropoli industriali, e ci viene raccontato di come le cellule, tutte antropomorfizzate (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, etc.), ne assicurino quotidianamente i fabbisogni e lo proteggano da malattie e traumi. I paragoni però finiscono qui. Escludendo queste analogie, Cells at Work! è un'opera completamente diversa dal suo "padre spirituale" e non potrebbe essere altrimenti: quello è un cartone educativo indirizzato a un pubblico di bambini, questo invece è uno shōnen manga e quindi fatto apposta per intrattenere un target di adolescenti. Con tutte le caratteristiche, i pregi e i difetti del caso.

Ecco a voi Globulo Bianco!
Cells at Work! è infatti pregno di tutto quello che caratterizza il moderno manga per ragazzi, ed uno dei motivi per cui a mio parere vale la pena leggerlo è scoprire come questi elementi vengono applicati all'originale premessa (almeno per il medium) che sta alla sua base. L'autrice infatti è bravissima a rappresentare le cellule che si vedono nell'opera secondo i canoni dello stile manga contemporaneo, in particolare le caratterizza attraverso espedienti (aspetto, personalità, equipaggiamento etc.) che rispecchiano in tutto e per tutto la loro funzione all'interno del nostro organismo. Esempi: i globuli bianchi sono le forze di polizia deputate come prima linea di difesa contro batteri e organismi estranei, i globuli rossi sono dei corrieri che vanno in giro per il corpo trasportando pacchi contenenti ossigeno ed anidride carbonica, le piastrine sono cellule con l'aspetto di bambini che riparano i danni ai nostri tessuti. Mi fermo qui per non rovinarvi nulla, ma sappiate che da questo punto di vista la serie è semplicemente deliziosa.

L'originalità e la freschezza dell'apparato visivo e del cast di protagonisti compensano alla grande (almeno fino a dove sono arrivato) la ripetitività di fondo della struttura di Cells at Work!, costituita da capitoli isolati che vedono al loro centro, nella maggior parte dei casi, un combattimento fra le cellule e una minaccia esterna o in generale la risoluzione di una situazione critica del nostro organismo. D'altronde, visto l'argomento stesso era improbabile se non impossibile inventarsi una trama orizzontale ^^ Notevole anche l'accuratezza scientifica con la quale i processi fisiologici vengono descritti e adattati all'interno del fumetto, tanto da essersi meritata il plauso di alcuni esperti del settore. Come conseguenza, abbondano le didascalie che spiegano la funzione di questa determinata cellula, lo svolgimento di quel determinato processo, etc. (anche ripetute, per venire incontro alle esigenze del target principale del manga), ma non appesantiscono la lettura e possono essere tranquillamente saltate senza perdere nulla.

Quelli che invece penalizzano davvero l'opera secondo me sono alcuni difetti congeniti legati proprio alla sua natura shōnen, due in particolare: la logorrea dei personaggi, seppur non ai livelli di un qualsiasi manga di Jump, e il comparto grafico spesso confusionario. L'autrice infatti abusa dell'utilizzo di vignette congestionate, strapiene di balloon ed elementi che in molti casi non si riesce a distinguere con chiarezza anche per un utilizzo non proprio sopraffino dei contorni e dei retini (non sono un esperto di disegno ma queste cose oramai le so notare). Resta da vedere infine, come ho anticipato, fino a che punto la serie riuscirà a mantenere questa sua freschezza senza scadere nella noia e nel già visto, mi auguro che l'autrice ed i suoi editori sappiano fermarsi al momento giusto e con un numero di volumi totali non eccessivo.

Per essere un'opera rivolta a un pubblico di ragazzi il sangue è bello abbondante
Passiamo all'anime. Un manga dalla struttura verticale come questo si prestava benissimo ad essere adattato nel medium audio-visivo, e quelli di David Production hanno fatto a mio parere un ottimo lavoro. Se si escludono alcuni tagli e cambiamenti nell'ordine cronologico, non saprei dire se motivati da una particolare scelta, gli episodi altro non sono che la trasposizione 1:1 dei capitoli del fumetto. Il character design è fedelissimo ed in generale il comparto artistico rende giustizia al materiale originale migliorandolo grazie alle animazioni e all'introduzione dei colori, peccato solo che il budget riservato alla realizzazione dell'anime non debba essere stato elevatissimo, lo si nota soprattutto dal riciclo di molte sequenze e dall'utilizzo assiduo di frames statici anche nelle sequenze più concitate. Una lieve nota di demerito va anche al doppiaggio giapponese che, seppur caratterizzato da voci azzeccate, ha il problema di aver reso uno dei protagonisti (l'imbranato Globulo Rosso) più insopportabile di quanto non fosse già su carta ^^' Nel complesso preferisco il manga rispetto all'anime, ma comprendo perfettamente che per molti di voi potrebbe valere l'opposto.

Le piastrine, come si fa a non amarle? 💗
Spero che questa recensione vi abbia messo un minimo di curiosità su Cells at Work!, un manga molto carino e divertente che vi consiglio se quello di cui avete bisogno è un'opera spensierata e leggera, e soprattutto se siete dei nostalgici della vecchia serie Siamo fatti così (al netto delle precisazioni sopra elencate). Concludo la recensione affermando che mi ha fatto molto piacere constatare come l'anime, grazie al simulcast su Youtube (che ritengo assieme a Netflix la miglior piattaforma per la visione di anime in streaming), sia stato visto anche da persone che non seguono abitualmente i prodotti della cultura pop giapponese, ed augurandomi che la Star Comics annunci all'imminente Lucca Comics and Games 2018 gli spin-off del manga perché mi interessano.

Voto al manga: 7,5/10
Voto all'anime: 7/10

venerdì 17 agosto 2018

[Siete tutti insetti di me**a] I Fiori del Male

Cover (meravigliosa) del 10° volume italiano
Ciao a tutti lettori (anzi, passeggeri) della nave del vostro Ammiraglio, oggi finalmente riesco a parlarvi di quello che è uno dei miei manga preferiti in assoluto, scritto e disegnato da uno degli autori che più stimo e apprezzo nel moderno panorama del fumetto giapponese. Un artista che purtroppo, almeno nel nostro paese, è ancora poco conosciuto e spesso ignorato anche fra gli stessi appassionati per il contenuto all'apparenza banale e provocatorio delle sue opere.

L'autore in questione si chiama Shūzō Oshimi (kanji: 修造押見) mentre il fumetto di cui vi voglio parlare, considerato la sua magnum opus, è I fiori del male (kanji: 惡の華; kana: Aku no Hana). Shōnen pubblicato dal 2009 al 2014 in patria sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine di Kōdansha (la stessa dove è tuttora serializzato L'Attacco dei Giganti, ndr) e raccolto in 11 volumi tankōbon, è stato nominato nel 2012 alla quinta edizione del premio Manga Taishō ed ha ricevuto nella primavera del 2013 un adattamento animato in 13 episodi sulla TV giapponese, che coprono poco meno della prima metà della storia, ad opera dello studio Zexcs. In Italia i volumi sono stati pubblicati dall'editore Planet Manga a cadenza mensile da novembre 2013 a febbraio 2015 in un'elegante edizione per sole fumetterie con sovraccoperta, al prezzo di 6,50 € cadauno. L'anime invece è tuttora inedito nel nostro paese, e dubito che verrà mai licenziato. Consiglio spassionato: se volete iniziare a collezionare il manga nell'edizione italiana attendete la ristampa dei volumi 2 e 3, attualmente esauriti e MOLTO rari, promessa dall'editore più di un anno fa e non ancora concretizzata, altrimenti rischiate solo di sprecare i vostri soldi.

Nakamura, imparerete ad amarla e odiarla al tempo stesso
Qualche parola sull'autore mi sembra doverosa affinché possiate comprendere meglio il contenuto dell'opera in questione ed i motivi per cui lo ritengo uno dei migliori mangaka in circolazione. Shūzō Oshimi nasce nel 1981 nella prefettura di Gunma e attualmente risiede a Tokyo, dove lavora soprattutto per l'editore Kōdansha. Ha debuttato nel 2001 con il manga indipendente Superfly e nel corso della sua carriera ha raggiunto la notorietà, oltre che con I fiori del male, grazie ad opere quali Inside Mari e Happiness,  con la prima che è stata trasposta in una serie televisiva live action. I manga di Shūzō Oshimi possono essere accostati per stile, atmosfere e temi a quelli di autori come Inio Asano (se vi piace quest'ultimo, molto probabilmente vi piacerà anche il primo), e sono drammi psicologici aventi come protagonisti quasi sempre degli adolescenti, di solito una coppia ragazzo-ragazza, le cui dinamiche e relazioni vengono sviluppate in maniera poco convenzionale attraverso situazioni ed eventi disturbanti che mettono a disagio il lettore, ma senza mai sfociare nell'horror becero e nel cattivo gusto. Oshimi ama esplorare temi come il raggiungimento della maturità e le perversioni, soprattutto sessuali, dell'età adolescenziale, concentrandosi sia sulla prospettiva maschile sia su quella femminile e sfociando anche nel gender bender come nel già citato Inside Mari (altra opera dell'autore che vi consiglio e recentemente annunciata nel nostro paese da Goen, sigh).

Il povero Kasuga ne subisce di tutti i colori da Nakamura
Tutti temi che ritroviamo appunto in Aku no Hana, opera che ci parla di Takao Kasuga, un normalissimo e timido studente delle scuole medie di una cittadina di campagna della prefettura di Gunma, appassionato di letteratura e in particolare, come suggerisce il titolo, della raccolta di poesie I fiori del male di Charles Baudelaire. Un giorno, a seguito di determinate circostanze, Kasuga ruba impulsivamente la tuta da ginnastica della compagna di classe Nanako Saeki, la ragazza che gli piace e che ritiene la sua musa, da lei dimenticata in aula. Ma il giorno seguente Kasuga scopre di essere stato visto e colto in flagrante durante quel gesto da un'altra sua compagna, Sawa Nakamura, strana, arrogante e solitaria, che da quel momento lo costringe a firmare un "contratto" con lei in cambio del mantenimento del segreto. Questa è solo la premessa di tutta una serie di eventi, messi in moto dal rapporto fra queste due "anime irrequiete", che andranno a segnare indelebilmente la vita di Kasuga e di Nakamura e che coinvolgeranno anche Saeki ed altri personaggi a loro collegati. Tutto per colpa di una tuta da ginnastica che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Saeki, il suo sviluppo saprà sorprendervi, nel bene e nel male
C'è davvero molto da dire su questo manga, si tratta infatti di un lavoro molto più profondo di quello che potrebbe apparire a un primo sguardo, talmente profondo che personalmente mi è impossibile non ritenerlo un capolavoro nel suo genere, quello degli shōnen maturi e psicologici (che non gode di una grande diffusione), e di sicuro una spanna sopra alla media di tutti gli shōnen pubblicati negli ultimi anni. Ho visto molta gente in rete bollarlo come noioso e sopravvalutato, oppure abbandonarlo dopo i primi capitoli perché si tratta della solita solfa, e devo ammettere che anch'io, durante la mia prima lettura, inizialmente lo stavo etichettando come un "banale" shōnen sentimentale, solo più provocatorio e infarcito di citazioni letterarie. Proseguendo, visto che comunque il mio interesse era stato suscitato, mi sono dovuto ricredere e adesso che l'ho riletto tutto in preparazione per la stesura di questo post non posso che confermare l'assoluta validità di questa serie e la sua presenza in pianta stabile, d'ora in avanti, fra le mie preferite di sempre.

Questo inquietante simbolo è ispirato al dipinto di un pittore francese
L'unico modo con il quale posso rendere veramente giustizia al contenuto del manga è attraverso un'analisi dettagliata di tutti i passaggi della trama, perché ogni singolo sviluppo messo in atto dall'autore meriterebbe un approfondimento a sé stante ed è di notevole importanza nella caratterizzazione dei protagonisti. Ma dato che 1) questa è una semplice recensione, 2) non mi piace dilungarmi, 3) dovrei spoilerarvi tutta la storia, cercherò nei limiti del possibile di illustrarvi le ragioni che rendono dal mio punto di vista questa opera grandiosa e degna di essere letta, o almeno provata, da qualsiasi appassionato di manga. Consapevole che mai come in questo caso tutto quello che vi dirò costituisce la punta di un iceberg molto più profondo e imponente, rappresentazione perfetta del grave errore che chiunque commetterebbe se si fermasse solo alla superficie del lavoro di Oshimi.

Kinoshita, forse l'unico personaggio positivo della prima parte
I fiori del male è innanzitutto un racconto di formazione (con qualche elemento autobiografico) suddiviso in due parti fra loro complementari, e avente come protagonista principale Kasuga. Proprio come il tema delle poesie di Baudelaire contenute nella raccolta che dà il titolo alla serie, nei primi sei volumi assistiamo alla discesa di Kasuga nei meandri più cupi e oscuri dell'animo umano, ed in particolare di quel periodo turbolento e irrequieto chiamato adolescenza, a seguito delle vicende innescate dal furto della tuta di Saeki e soprattutto del rapporto con Nakamura, in questa parte protagonista allo stesso livello di Kasuga nonostante gli eventi siano sempre narrati dal punto di vista di quest'ultimo. Nakamura è senza alcun dubbio il personaggio più riuscito del manga: è magnetica, carismatica, anarchica, arrogante, odiosa, isolata da tutti, parla con un linguaggio scurrile (l'espressione "insetti di me**a" che trovate nel tag di questo post viene proprio da lei) e molto semplificato, quasi infantile, che si riflette bene nell'ottima traduzione italiana di Simona Stanzani, e costringerà il povero Kasuga a compiere azioni che mai si sarebbe immaginato prima. E' lei il motore delle vicende di questa prima parte, il fulcro attorno al quale ruoterà lo sviluppo di tutta la storia, e formerà assieme a Kasuga e a Saeki uno "strano trio" i cui rapporti avranno conseguenze non solo su loro stessi ma anche su altri personaggi come Kinoshita, una compagna di classe e amica di Saeki, o i genitori del protagonista.

Il rapporto fra Kasuga e Nakamura non sarà scontato
I primi sei volumi del manga costituiscono l'oscurità, il declino, la caduta del protagonista vittima dei tormenti di Nakamura e delle sue insicurezze adolescenziali. "Dedico questo manga a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che stanno subendo ora la pubertà e le sue torture, e a tutti coloro che ne sono stati vittime in passato" scrive infatti lo stesso autore sulla sovraccoperta di ogni volume del manga. Caduta che viene portata avanti da una sceneggiatura a mio parere impeccabile, che ha nell'utilizzo ridotto di dialoghi (elemento tipico dello stile di Oshimi) e nella loro incisività il suo cavallo di battaglia, e che avrà il suo apice (termine da intendere ovviamente nel senso opposto) in una sequenza dal fortissimo impatto emotivo. E non c'è solo il protagonista: anche molti altri personaggi, come Saeki o la stessa Nakamura, vanno incontro ad uno sviluppo "negativo" che li porterà a compiere gesti discutibili o ad essere messi in cattiva luce sul piano morale. E questo ci porta a quello che ritengo uno dei pregi di questa prima parte del manga: la (quasi) totale assenza di personaggi positivi. Alcuni di voi potrebbero dare poco peso a questo dettaglio, o addirittura ritenerlo un difetto, ma personalmente invece è una cosa che mi manda in brodo di giuggiole visto che adoro le storie dove i confini fra bene e male sono labili o (meglio ancora) non esistono. Insomma, i primi sei volumi de I fiori del male sono un capolavoro nel capolavoro, partono un po' in sordina ma poi ci narrano la parte migliore della storia, sono anarchici, imprevedibili e si leggono tutti d'un fiato, e laddove molti di voi potrebbero ritenere il loro contenuto fin troppo provocatorio, esagerato, o eccessivamente melodrammatico (critiche sensate ma che non condivido), non posso che rispondere che si tratta di una precisa scelta dell'autore in linea con il messaggio che vuole trasmettere. Concludo questo paragrafo con una piccola curiosità: il manga è stato al centro di una critica a causa di due alunne che hanno ammesso di essersi ispirate ad una sequenza di Aku no Hana dopo aver devastato la loro scuola. Più controverso di così! ^^

Tokiwa, il mio personaggio preferito
Della seconda parte, che va dal volume 7 al volume 11, preferisco parlarvi il meno possibile per evitare qualsiasi tipo di spoiler legato al finale della prima. Mi limito a dirvi che le sue premesse sono basate su un espediente molto utilizzato nei manga per ragazzi (hint: ce l'hanno molti battle shōnen famosi XD ), che il protagonista è sempre Kasuga e che, come ho già scritto in precedenza, è del tutto complementare alla prima. Complementare non solo perché conclude la storia, ma soprattutto perché ne è l'esatto opposto in molti aspetti: dove prima c'era l'ombra, adesso c'è la luce; se prima avevamo la caduta, adesso abbiamo la risalita; se la prima parte aveva come tema principale il declino, quello della seconda è la rinascita. In questa fase la storia è più lineare e per certi versi anche prevedibile, ma l'ho apprezzata comunque per il suo contenuto, per i temi trattati e per il modo con cui l'autore è riuscito a chiudere tutti i punti rimasti in sospeso, grazie ad un finale forse scontato ma molto efficace e poetico. In questa parte viene presentato anche quello che, assieme a Nakamura, è il mio personaggio preferito del manga: Aya Tokiwa, una ragazza che incrocerà il cammino di Kasuga e che determinerà una svolta molto importante nella sua vita. L'ho apprezzata molto per il suo carattere e per un particolare dettaglio fisico, che non vi rivelo (no, non è quello che state pensando ^^).

Il manga è pieno di vignette e tavole di grande impatto
A livello grafico, non posso che elogiare il lavoro di Oshimi in questo manga (e in tutte le altre sue opere) perché il suo stile semplice e diretto sembra stato fatto apposta per piacermi. Il tratto non si discosta particolarmente da quello di altri suoi colleghi, perché aderisce in tutto e per tutto ai canoni del manga contemporaneo. Ma quello in cui l'Oshimi disegnatore brilla particolarmente, distinguendosi dalla massa, è in dettagli molto importanti come: le espressioni facciali dei personaggi, potentissime e senza le quali la loro caratterizzazione perderebbe metà dell'efficacia; l'utilizzo delle ombreggiature, dei retini e del chiaroscuro, che contribuisce a rendere disturbanti situazioni all'apparenza tranquille; e soprattutto la sua notevole abilità registica, Oshimi infatti fa un ottimo utilizzo della sequenzialità strutturando le singole vignette di ogni tavola in modo molto cinematografico, questo (assieme all'assenza di didascalie e all'utilizzo misurato, non eccessivo dei dialoghi) rende la lettura de I fiori del male molto scorrevole e mai pesante. Un'altra caratteristica dello stile dell'autore che salta subito all'occhio è la rappresentazione dei personaggi femminili, che in questo caso (ma vale lo stesso per gli altri suoi lavori) si adatta perfettamente alla visione che ha di loro un normale adolescente in piena pubertà: le donne di Oshimi sono infatti sensuali e spesso ritratte in pose provocanti, ma mai in maniera volgare o diretta, facendo affidamento al fan service (praticamente assente), e questo aumenta ancora di più il loro fascino. Non è un caso che l'artbook dell'autore, pubblicato nel 2017 (solo in Giappone), si chiami Femme Fatale.

Nakamura nella sua versione animata (fa uno strano effetto vero?)
Come ho già scritto all'inizio di questo post, I fiori del male ha ricevuto nella primavera del 2013 un adattamento in una serie televisiva animata ad opera dello studio Zexcs. Tale versione, oltre a lasciare in sospeso la storia in quanto i 13 episodi arrivano a poco meno della prima metà, si caratterizza per l'utilizzo della tecnica d'animazione basata sul rotoscopio (se non sapete di cosa sto parlando QUESTO video fa al caso vostro 😃), che impiega molto più tempo rispetto a quella tradizionale e che permette di ottenere figure umane più realistiche nell'aspetto e nelle movenze. Non ho visto questa serie animata quindi non posso esprimermi consapevolmente né sul contenuto né sulla forma, tuttavia basandomi sulla visione di qualche clip isolata (come quella sopra) posso affermare che il risultato a livello grafico è senza alcun dubbio notevole, e personalmente apprezzo molto questo tipo di animazione più sperimentale e lontano dai canoni. E' vero, i personaggi appaiono più "brutti e deformi" rispetto alle loro controparti cartacee e comprendo perfettamente le motivazioni (per non dire il disgusto) di chi avrebbe voluto qualcosa di più classico, ma si tratta di una precisa scelta tecnica dello studio Zexcs ed essendo abituato allo stile di registi come Masaaki Yuasa non mi dà alcun fastidio, anzi. Di più su questa versione animata non riesco a dirvi, dubito che mai avrò il tempo di vederla tutta visto quanti arretrati anime ho in sospeso, e anche il fatto di conoscere già la storia non è un incentivo, magari proverò uno o due episodi giusto per curiosità. Nonostante ciò, nel caso vogliate approcciarvi all'opera, mi sento comunque di consigliarvi senza alcuna remora il manga per il semplice motivo che la serie animata è incompleta e non adatta tutti i volumi.

Alcuni frames dell'anime che illustrano bene le sue peculiarità a livello artistico

Per concludere questa lunga recensione, I fiori del male è un'opera notevole, uno shōnen psicologico superiore alla media che come profondità e contenuti non ha nulla da invidiare a un seinen coi fiocchi, un manga controverso e provocatorio che rientra nella categoria di quelli che o si amano o si odiano (il sottoscritto, se non s'è capito, lo ha amato) e che raccomando caldamente a tutti gli appassionati del medium, sempre che la Planet vi permetta di collezionarlo ^^' Potreste apprezzarlo come l'ho apprezzato io, o altrettanto probabilmente potreste schifarlo come molti altri, ma a mio modesto parere è una lettura imprescindibile ad opera di uno dei più validi autori di manga in circolazione, e vale sicuramente un tentativo.

Voto al manga: 9/10


Concludo questo post citando due link:
Il primo è la parte iniziale (su tre totali, trovate il link alle altre due su quel sito) di un'ottima analisi del manga, molto completa e approfondita, su un blog che ho scoperto di recente e pieno di articoli interessanti sul mondo del fumetto. Praticamente quella che avrei voluto fare io. Il secondo è un altro bell'approfondimento dello stile, dei temi e della poetica dell'autore ad opera di Tom Fischer di Comicsverse (è in lingua inglese). Sono molto validi quindi dateci un'occhiata! 😉



SPOILER DELLA PROSSIMA RECENSIONE APPROFONDITA


sabato 11 agosto 2018

[Yabba Dabba Doo!] The Flintstones

Come antipasto in attesa del post su I fiori del male di Shuzo Oshimi, che necessita solo di qualche ulteriore rifinitura (balle: non ho ancora iniziato a scriverlo 😐) e che verrà pubblicato per l'inizio della prossima settimana, voglio parlarvi brevemente, per la prima volta su questo blog visto che si tratta di un fumetto americano, di una delle letture più sorprendenti e riuscite di questo 2018, anzi non esagero se dico degli ultimi anni: sto parlando del fumetto The Flintstones pubblicato dalla DC Comics a cavallo fra 2016 e 2017.

Ebbene si, esiste un fumetto dedicato ai mitici antenati pubblicato dalla stessa casa editrice di BatmanSupermanWonder Woman e compagnia bella. Non solo: come alcuni di voi sapranno già o avranno notato nella parte alta della cover del primo volume italiano (pubblicato dalla Lion Comics lo scorso 19 maggio) questa inaspettata versione fa parte di un intero universo che l'editore ha inaugurato a inizio 2016 e dedicato ai personaggi tratti dai cartoni animati prodotti dalla celebre casa Hanna-Barbera. Sono state realizzate infatti serie a fumetti aventi come protagonisti Scooby DooWacky Races e Future Quest che si contraddistinguono tutte per il loro taglio più adulto e contemporaneo rispetto al target dichiaratamente infantile delle relative serie animate, che hanno segnato un'intera generazione (e forse anche di più).

Non fa eccezione anche quella dedicata alle disavventure dei mitici Fred, Wilma, Barney e Betty nella città di Bedrock. Miniserie di 12 numeri (raccolta in due volumi) scritta da Mark Russell e disegnata da Steve Pugh, questa nuova incarnazione de I Flintstones si caratterizza per la fortissima carica satirica che si rivela essere la carta vincente del fumetto. Anche nella serie animata originale (che immagino conosciate e abbiate visto tutti almeno una volta) questa componente era presente, ma si trattava di una satira bonaria, innocua e priva di enfasi, adatta al target bambinesco del cartone e che aveva come unico scopo quello di definire i tratti del setting in cui era ambientata, una società preistorica con tutte le caratteristiche, i pregi e i difetti di quella contemporanea. In questa versione cartacea, visto il pubblico più adulto e l'assenza di qualsiasi limitazione e censura, si va ben oltre: quello che rende il fumetto di cui vi sto parlando un piccolo capolavoro nel suo genere è, come già anticipato, la satira sociale meravigliosamente scritta da Russell e magistralmente rappresentata da Pugh.


Ho iniziato a sentir parlare di questo fumetto sul finire del 2016, quando i pareri entusiastici provenienti dalla critica e dai lettori americani sono giunti nel nostro paese, pareri che mi hanno fatto superare lo scetticismo iniziale (che un po' tutti hanno avuto, mi sa) e che mi hanno convinto a dare una possibilità alla serie quando questa sarebbe giunta in Italia un anno e mezzo più tardi. Terminata la lettura del primo volume, avevo un sorriso da ebete stampato sul volto e mi sono subito reso conto che ogni mia più rosea aspettativa era stata superata.

La struttura è a episodi, ed ogni capitolo costituisce una storia completamente separata dalle altre (se non per qualche vago riferimento) nella quale Fred e combriccola si ritroveranno ad avere a che fare con i dilemmi e le difficoltà della vita quotidiana nella città di Bedrock. Ciascun capitolo è dedicato all'approfondimento e alla critica di un particolare tema o aspetto della nostra moderna società (anzi spesso anche più di uno alla volta) contestualizzato nell'epoca preistorica in cui è ambientato, ed è proprio qui che il fumetto centra in pieno il suo bersaglio. I testi di Russell infatti sono pungenti, graffianti, incisivi, mai banali, impegnati ma scorrevolissimi, e pieni di uno humour nero (nerissimo) che sfiora il nichilismo. Si dice che la penna ferisca più della spada, e qui abbiamo una delle migliori concretizzazioni di questo detto: ogni vignetta o quasi contiene almeno una battuta a effetto su uno degli aspetti sopra citati che non solo fa esclamare al lettore "Ca**o, è proprio vero!" non appena si applica il medesimo ragionamento anche per la nostra epoca, ma che riesce sempre ad essere perfettamente inserita nella trama generale del singolo capitolo, insomma non si trova mai in quel punto tanto per, slegata da tutto il resto. Per quanto riguarda i temi trattati, in soli sei capitoli (quelli contenuti nel primo volume) ce n'è per tutti i gusti: capitalismo, consumismo, religione, matrimonio, televisione, guerra, famiglia, arte, invasioni aliene (!) ... nessuno di questi argomenti si salva dalla "mietitura" dell'affilatissima penna di Russell e alla fine di ciascun racconto i suoi valori e i suoi concetti vengono pesantemente ridimensionati e messi in discussione. In mezzo a tutta questa decostruzione delle fondamenta su cui poggia la nostra moderna società c'è spazio comunque anche per qualche messaggio positivo, di speranza, quasi sempre messo in bocca al personaggio di Fred Flinstones nelle fasi finali di ogni episodio quando si tirano le somme. Non manca anche qualche momento toccante, come ad esempio la conclusione del quinto capitolo (chi ha letto il volume capirà subito a cosa mi sto riferendo).


Ultimo ma non meno importante, il lato grafico: i disegni di Pugh sono spettacolari, ci presentano il mondo di Bedrock e dei suoi abitanti vivo ed in perfetto equilibrio tra antichità e modernità, rendono a meraviglia nelle espressioni facciali dei personaggi, e sono colorati divinamente.

Se siete alla ricerca di una lettura impegnata, arguta, stimolante, diversa dal solito, se avete voglia di riscoprire sotto una nuova luce quello che probabilmente è uno dei classici della vostra infanzia, ma anche solo se siete degli appassionati di fumetti con la A maiuscola, non posso che consigliarvi caldamente questa versione de I Flintstones made in DC Comics, non ve ne pentirete. Sperando di non dover attendere troppo per la pubblicazione italiana del secondo e ultimo volume (stiamo pur sempre parlando della Lion 😑 ) si merita il voto più alto assegnato finora su questo blog.

Voto: 9,5/10

martedì 3 luglio 2018

[Flash Review] Megalo Box

Una delle locandine promozionali.
C'è poco da fare, chi mi conosce sa come la penso da appassionato del settore. Negli ultimi anni il moderno panorama degli anime giapponesi si è inflazionato: troppe produzioni, opere fotocopia, adattamenti di manga e light novel (romanzi illustrati stile manga, ndr) che non si concluderanno mai, ed in generale un netto abbassamento della qualità media, sia a livello di contenuto che di forma, a causa del budget sempre più ristretto riservato alle produzioni televisive. E ci sarebbe molto altro da dire, ma non è questo il posto per parlarne quindi mi fermo qui.

Tuttavia, ogni anno ho la fortuna di trovare almeno una serie che riesce a convincermi che gli anime possono essere ancora belli e capaci di coinvolgermi come quando guardavo Dragon Ball e compagnia da ragazzino. L'anno scorso è toccato per esempio (non è l'unico) a Made in Abyss, piccolo capolavoro di cui spero di parlarvi approfonditamente prima o poi, quest'anno invece uno dei rappresentanti della categoria è sicuramente l'anime rivelazione della stagione primaverile 2018, ed è quello di cui vi parlo oggi: Megalo Box.

Megalo Box (in originale メ ガ ロ ボ ス) è una serie televisiva animata trasmessa in Giappone a cadenza settimanale dal 6 aprile al 29 giugno 2018  e costituita da 13 episodi di durata standard (24 minuti). Realizzata da TMS Entertainment, celebre e storico studio d'animazione giapponese attivo dal 1964 e a cui si devono opere che non hanno bisogno di presentazioni come Lupin III, Lady Oscar e Detective Conan (solo per citarne tre giunte in Italia), e diretta da You Moriyama, qui al suo debutto come regista, questa serie è stata creata in commemorazione del 50° anniversario del manga Ashita no Joe (あしたのジョー), meglio noto agli appassionati italiani col titolo girellaro di Rocky Joe. In Italia Megalo Box è stato licenziato da Dynit che ha rilasciato i singoli episodi in simulcast (in pari con la trasmissione giapponese, ndr) sulla piattaforma di streaming VVVVID. Ricordo infine che l'opera originale Ashita no Joe è stata ripubblicata recentemente per intero da Star Comics in una nuova edizione di grande formato di 13 volumi.

La sigla di apertura dell'anime ci delizia fin da subito con questa chicca.
Al momento dell'annuncio di questa serie ero incuriosito ma indubbiamente scettico. "Qui vogliono usare Ashita no Joe per scopi puramente pubblicitari, chissà che ciofeca ne verrà fuori" mi ripetevo. Non sono mai stato più felice di essere smentito: già i primi trailer facevano presagire un anime dalla grande personalità e lontano dal canone attuale, ed il primo episodio mi aveva talmente convinto da farmi affermare che questa serie sarebbe stata l'underdog della stagione primaverile. Ma anche qui mi sbagliavo, perché il prosieguo ed il finale mi hanno fatto capire che mi trovavo di fronte a quella che sarà sicuramente una delle serie migliori dell'anno, un anime fatto con passione, dedizione, competenza e rispetto per il materiale originale.

Yukiko Shirato.
Ma ne approfitto per chiarirlo subito: Megalo Box non c'entra una mazza con Ashita no Joe. Non è un sequel, prequel, remake o vattelappesca, non è ambientato nello stesso universo, non è necessario aver letto/visto l'opera originale per goderselo, insomma sono due prodotti distinti. Ad unirli è a grandi linee il tema sportivo, ovvero la boxe. Megalo Box è infatti ambientato in una città futuristica dalle caratteristiche velatamente cyberpunk e ci parla di Junk Dog (per gli amici JD), un ragazzo di umili e sconosciute origini che per sopravvivere partecipa a incontri di boxe clandestini (leggasi truccati) sotto la guida del suo allenatore Gansaku Nanbu. La particolarità della boxe praticata da JD è che non viene combattuta nel modo standard, ma mediante l'ausilio di un esoscheletro nella parte superiore del corpo che rende i pugni molto più potenti e letali, e Megalo Box è il nome di questa disciplina famosa in tutto il mondo. Un giorno, l'incontro di JD con una persona cambierà il suo destino e lo porterà ad uscire dall'anonimato che lo caratterizzava fino a quel momento nella sua carriera di pugile.

Alcuni dei rimandi all'opera originale, e non sono neanche lontanamente i più belli!
Vado dritto al punto anche qui: la trama di questa serie è la più generica del mondo. Lineare e scontata, posso affermare in tutta tranquillità che già dal primo episodio si capisce a grandi linee cosa succederà e come andrà a finire. Ma non è per nulla un difetto, perché la storia di Megalo Box pur con questo limite è godibile, appassionante, ben scritta, con molti sviluppi per nulla prevedibili (soprattutto sul finale) e piena di personaggi carismatici. Sono questi infatti a fare la differenza nonostante la loro caratterizzazione basilare. Oltre al protagonista JD, per il quale è impossibile non tifare, abbiamo il suo allenatore Gansaku Nanbu, la "mascotte" Sachio (il personaggio più debole, del quale avrei fatto anche a meno), la potente e algida Yukiko, Yuri, il campione imbattuto e principale rivale di JD, e altri che incroceranno il cammino del nostro protagonista. Ottimi tutti i doppiatori, azzeccati e che contribuiscono enormemente alla riuscita dei relativi personaggi.

Nanbu Gansaku.
Ma la vera chicca per quanto mi riguarda è che quasi tutti i personaggi sono stati creati come controparte di quelli di Ashita no Joe: JD è (manco a dirlo) Joe, Nanbu corrisponde a Danpei, Yukiko è l'equivalente di Yoko, Yuri è palesemente ispirato a Rikishi. E infatti Megalo Box, nonostante come già detto non abbia alcuna connessione diretta con il suo "padre spirituale", contiene moltissimi riferimenti alla trama e all'iconografia di Ashita no Joe che rendono la sua visione semplicemente una goduria se siete fra quelli che, come il sottoscritto, hanno letto o visto l'originale. Non vi anticipo nulla perché sarei un criminale a farlo (e dovrei spoilerarvi alcuni passaggi), posso solo dirvi che alcuni di questi rimandi li ho trovati meravigliosi e sono stati un colpo al cuore perché mi hanno fatto ripensare ai momenti migliori di Ashita no Joe. Questo è fanservice fatto bene, anzi dannatamente bene.

Sachio, che ricorderò solo per il relativo tema dell'OST.
Il comparto tecnico di Megalo Box è un'altra caratteristica che innalza questa serie sopra la media degli anime usciti gli ultimi anni. Anche solo dando un'occhiata a qualche poster o immagine in rete, per non dire guardando un trailer, ci si accorge subito del suo stile molto retrò che fa il verso agli anime del passato e che dà a Megalo Box lo stesso feeling di una serie di fine anni '90/inizio anni '00 ma trasportata nel 2018. Questa è un'altra scelta che vuole evidenziare chiaramente l'omaggio alla serie animata di Ashita no Joe, e l'ho trovata fantastica. Dà all'anime una personalità pazzesca ed è supportata da un comparto tecnico di primissimo livello, con disegni e animazioni molto efficaci, fondali dettagliatissimi e un character design che sprizza nostalgia da tutti i pori. Intendiamoci però, il budget della serie non è stellare, anzi è di livello medio-basso, ci si accorge di questo soprattutto nei combattimenti che non raggiungono il livello di spettacolarità di un My Hero Academia o di un One-Punch Man per fare un esempio, nonostante questo sono godibili ma non sono il focus principale della serie, che si concentra più sull'approfondimento dei singoli personaggi e sulle sensazioni che questi provano durante i vari match, dunque è un difetto che ha un peso molto relativo.

Sequenza che rende bene l'efficacia delle animazioni nei combattimenti.
Concludo questo paragrafo dedicato al comparto tecnico facendo notare una cosa molto curiosa: Megalo Box è stato trasmesso, sia sulla TV giapponese che in simulcast, in bassa risoluzione. Si avete letto bene XD Ve ne accorgete subito facendo partire il primo episodio su VVVVID, l'immagine è sgranata e in bassa qualità proprio come se fosse visualizzata su uno schermo low-res. E laddove tutti  inizialmente pensavano che si trattasse di un errore tecnico, la presenza di questa "feature" nei successivi episodi fino al termine della serie ha confermato che si è trattata di un'altra precisa scelta da parte dei produttori, anche qui probabilmente per omaggiare gli anime del passato. Ma non si poteva fare l'omaggio anche in alta risoluzione LOL? Non ne capisco il senso. Anche qui comunque mi ci sono abituato subito e la cosa non pesa affatto sul godimento della serie, ma qualora dovessero rilasciare una versione HD per il mercato home video non ci penso due volte a riguardarmi Megalo Box come si deve.

Probabilmente la mia visual preferita dell'intera serie.
Ultimo ma non meno importante: la colonna sonora. Ragazzi la colonna sonora di Megalobox è una bomba, pura adrenalina e responsabile per un buon 50% del coinvolgimento che questa serie mi ha regalato. Prodotta da mabanua (pseudonimo di Manabu Yamaguchi), anche lui al suo debutto nel mondo degli anime, l'OST spazia abilmente fra molti generi (rock, metal, hip hop, elettronico, e anche rap) e molte declinazioni, accompagnando perfettamente ogni scena e passaggio, che sia un momento più introspettivo o un combattimento, e assegnando ad ogni personaggi un tema (in una o più versioni) immediatamente riconoscibile. Davvero un gran bel lavoro, soprattutto perché quasi tutti i brani mantengono la loro potenza anche quando ascoltati da soli, non associati alle parti visive. Personalmente ho 6-7 brani in loop nel mio smartphone da un paio di giorni, per l'esattezza da quando la soundtrack è stata rilasciata per intero, vi lascio ascoltare uno dei miei preferiti così potete farvi un'idea:


Tirando le somme, Megalo Box è un anime che consiglio caldamente a tutti gli appassionati e non, anche se non sono fan del genere sportivo (come il sottoscritto) in quanto non si concentra sulle tecniche e sui meccanismi che permettono al protagonista di affrontare i suoi rivali e vincere, come farebbe un generico shonen, ma preferisce raccontare una storia di riscatto e crescita personale focalizzandosi sui sentimenti, sulle sensazioni e sul background dei singoli personaggi all'interno di un'ambientazione futuristica affascinante. Non raggiunge lo status di capolavoro perché in ultima analisi il suo vero difetto è quello di... durare troppo poco (il setting non viene approfondito e alcuni passaggi risultano frettolosi), ma è un lavoro fatto molto bene e con grande passione, che sa coinvolgere e che si distingue dalla massa anonima di quasi tutti gli anime recenti, e di questi tempi non è una cosa da poco.

Voto: 8,5/10

Già che ci sono, visto che non so quando riuscirò a parlarne qui sul blog (sicuramente non entro l'anno), vi rivelo anche il mio personalissimo voto al manga di Ashita no Joe: 10/10


lunedì 25 giugno 2018

[Non può piovere per sempre] Come dopo la pioggia

Cover del primo volume italiano.
Adesso che quell'estenuante mega-post sulle novità manga di inizio 2018 è acqua passata posso tornare a concentrarmi sui commenti più approfonditi alle singole opere. E finalmente posso parlarvi del manga/anime hintato alla fine della recensione di Hot Detective Tsubaki sperando di ripagare adeguatamente la pazienza di chi lo ha aspettato ^^'

Mi riferisco a Come dopo la pioggia, adattamento italiano del titolo originale giapponese Koi wa Ameagari no You ni (恋は雨上がりのように, lett. "l'amore è come dopo la pioggia"), manga seinen scritto e disegnato da Jun Mayuzuki sulla rivista Big Comic Spirits dal 2014 al 2018. Il sesso dell'autore, di cui si sa pochissimo, inizialmente era sconosciuto (Jun è un nome che può essere usato sia per gli uomini che per le donne), ma alcuni recenti post ed una scena extra contenuta in volume confermano che si tratta di una donna, e non ci voleva molto ad arrivarci visto il tema dell'opera e lo stile di disegno. Il manga è stato annunciato per il mercato italiano da Star Comics durante il Lucca Comics & Games 2016, ed è pubblicato a cadenza bimestrale a partire da giugno 2017 in volumi di formato 13x18cm, con sovraccoperta e al prezzo di 4,90 € ciascuno. Al momento in cui scrivo siamo arrivati al 7° volume su 10 totali previsti, quindi se l'editore rispetta la bimestralità per fine anno la pubblicazione sarà conclusa. E mi sarebbe piaciuto aspettare di leggere l'opera per intero prima di scrivere questo post ma visto che oramai l'ho promesso e me lo porto dietro da mesi preferisco farlo uscire adesso, sono estremamente fiducioso che il manga non avrà cali (quantomeno evidenti) negli ultimi tre volumi e sono convinto che l'autrice sia riuscita a dare alla storia di Akira e Kondo una conclusione soddisfacente.

Immagine promozionale dell'anime.
L'opera in questione sta vivendo di recente un momento di discreta popolarità, infatti nel 2018, assieme ad un film live action e addirittura una miniserie televisiva (sempre con attori in carne ed ossa), è stata adattata in un anime televisivo di 12 episodi andato in onda nel periodo invernale (gennaio-marzo). L'anime è realizzato dallo studio d'animazione WIT STUDIO, già noto ai lettori più navigati e non per essere quello che ha prodotto l'adattamento animato del celeberrimo manga L'attacco dei giganti (rimasi sorpreso infatti all'epoca dell'annuncio), ed arriva più o meno fino al 5° volume della versione cartacea, anticipando alcune scene dei volumi 6 e 7 e terminando la storia con un finale originale (simile comunque agli eventi del manga) che mette decisamente in dubbio un'eventuale seconda stagione, nella quale comunque spero. Se siete interessati a vederlo, lo trovate in streaming sulla piattaforma Amazon Prime Video.

Di che cosa parla esattamente Come è dopo la pioggia? Parla delle vicende di Akira Tachibana, una ragazza liceale molto bella, ma un po' fredda ed enigmatica, ex-promessa del club di atletica leggera della sua scuola, che è costretta a lasciare a causa di un infortunio alla caviglia. E proprio il vuoto che si crea nella sua vita a causa di questa "perdita" è alla base della trama principale del manga: dopo essersi riparata in un family restaurant durante un giorno di pioggia e averne conosciuto il direttore Masami Kondo, un uomo sulla quarantina divorziato, umile, dal basso profilo e destinato oramai a vivere una vita ripetitiva e fallimentare, la bella Tachibana si innamora "inspiegabilmente" di quest'ultimo e decide di iniziare a lavorare part-time presso il suo ristorante. Come dopo la pioggia ci racconta proprio questo: le vicende quotidiane dei due protagonisti e del loro particolare rapporto sentimentale, e quelle di molti altri personaggi secondari a loro collegati.

Adoro troppo il character design dell'autrice.

Uno dei momenti più belli, e nell'anime è pure meglio!
Perché vi parlo (e vi consiglio) questa serie? Perché si tratta di uno dei manga sentimentali più riusciti e originali degli ultimi anni, e non solo per la differenza d'età fra i due protagonisti. Non sono proprio un fan del genere anzi, il mio curriculum vanta solo alcune delle opere più note e imprescindibili (es. Video Girl Ai e Suzuka, mi manca Good Ending, che vorrei recuperare), ma la presenza di romance in un'opera la apprezzo sempre e so riconoscere quando il rapporto amoroso fra due (o più) personaggi viene portato avanti nel modo giusto oppure no. Nel caso di Come dopo la pioggia, inutile precisarlo altrimenti non ve ne parlerei in questo modo, eccome se viene fatto nel modo giusto. L'autrice riesce infatti ad evitare due trappole in un colpo solo: rendere il rapporto fra Akira e Kondo troppo "creepy" (rischio elevatissimo visto che lui ha almeno 20-25 anni più di lei), e scadere nella banalità e nella ripetitività. Lo sviluppo del legame fra i due protagonisti, molto carismatici e caratterizzati in maniera eccellente, avviene in maniera lenta, graduale e soprattutto con naturalezza, senza enfasi o forzature, insomma è un rapporto "vero": nella realtà infatti le relazioni amorose non sono mai come nelle opere di fantasia con tutti i loro cliché, vedi i due piccioncini che al primo incontro sembrano conoscersi già da una vita o i continui tira e molla che culminano con la dichiarazione ed il fidanzamento solo al termine della storia (da questo punto di vista il manga in questione si comporta nel modo opposto!).

Anche Haruka, l'amica di Akira, è un bel personaggio.
Ed è proprio questo a mio parere il più grande pregio di Come dopo la pioggia, con il secondo che viene di conseguenza: l'opera di debutto di Jun Mayuzuki non è un sentimentale puro, è in ultima analisi una storia di crescita personale mascherata come combinazione di romance e slice of life.Il rapporto fra Akira e Kondo avrà un impatto non indifferente nella loro routine quotidiana: la prima si ritroverà "vittima" dei suoi sentimenti personali nel pieno di quel periodo turbolento e complicato che è l'adolescenza, il secondo, fino a quel momento prigioniero di una vita priva di stimoli, inizierà a riscoprire sensazioni e interessi che si erano sopiti da tempo. Questo potrebbe non piacere a chi cerca un romance puro, visto che in molti capitoli si ha quasi la sensazione che il rapporto fra i due protagonisti venga messo in secondo piano (evidente soprattutto nell'anime), ma si tratta a mio parere di una critica senza senso proprio per i motivi sopra citati. Tutto questo viene portato avanti, come dicevo senza enfasi e con una naturalezza invidiabile, nel corso dei singoli capitoli del manga, molti dei quali sono episodici e caratterizzati da gag che coinvolgono tutti i personaggi (il modello è quello di Maison Ikkoku di Rumiko Takahashi). Quelli secondari sono caratterizzati in maniera molto semplice, quasi macchiettistica, ma risultano tutti simpatici ed alcuni di loro vengono approfonditi nei volumi più avanzati del manga, quindi onestamente non si può chiedere di più all'autrice.

L'autrice è davvero talentuosa in vignette come questa.
Un altro aspetto che sto apprezzando moltissimo di Come dopo la pioggia è l'utilizzo ridotto di dialoghi e didascalie, che è funzionale alla comicità di molte situazioni ed è un altro fattore che contribuisce alla naturalezza della serie di cui parlavo prima. Come conseguenza di questa scelta, il coinvolgimento del lettore e lo sviluppo narrativo ricadono maggiormente sul comparto grafico, e anche da questo punto di vista l'opera di Jun Mayuzuki centra in pieno il bersaglio. Lo stile di disegno dell'autrice, pur non brillando per qualità tecnica o compositiva (a volte le proporzioni di alcuni personaggi vanno a farsi benedire), è molto espressivo e adatto al tipo di storia. Reputo particolarmente riuscito il character design, che spazia abilmente fra personaggi femminili graziosi, non solo nell'aspetto ma anche nel vestiario (come Akira stessa o la sua amica Haruka Kiyan), e maschili delle più disparate età, tutti ben tratteggiati e immediatamente riconoscibili. Ma la parte dove l'autrice dà il suo meglio a mio parere è nella realizzazione di vignette di grande impatto, presenti in media in ogni capitolo, molte delle quali sono semplicemente meravigliose e ti fanno venire l'amaro in bocca perché il manga non è stato stampato in un formato più grande. Quella che potete vedere sopra ne è un ottimo esempio, e vi basti pensare che non è neanche lontanamente fra le migliori (quelle non ve le voglio spoilerare).

Che colori stupendi! Ma tutti quelli sbrilluccichii erano proprio necessari?

Le facce di Kondo sono davvero buffe.
Parliamo un po' dell'anime. Come ho già detto, è costituito da 12 episodi e non adatta l'opera originale per intero (anche perché all'inizio della trasmissione questa era ancora in corso). Nonostante ciò, per i primi 10 episodi l'adattamento animato è fedelissimo e anzi, posso tranquillamente affermare che è superiore al manga in quanto, oltre a riprodurre alla perfezione quello che avviene su carta e a restituire le medesime sensazioni (è il "manga in movimento" in tutto e per tutto), vi aggiunge i bonus del medium audiovisivo. Disegni, colori e animazioni sono puliti e di ottima qualità, non raggiungono chissà quale livello top ma per un'opera del genere non ce n'è bisogno, l'importante è che non abbiano cali degni di nota e francamente nel corso della sua durata non ne ho individuati. I doppiatori sono tutti azzeccati (quello del direttore è in assoluto quello che ho apprezzato di più), ma a mio parere il vero plus dell'anime è costituito dalla colonna sonora, che non presenta nessun brano di qualità eccelsa ma che si integra alla perfezione con tutto il resto e riesce a rendere coinvolgenti e indimenticabili scene che già nel manga sono molto potenti. Gli episodi 11 e 12, come vi ho anticipato, deviano leggermente dalla fonte e danno alla serie un finale originale sul quale, nonostante l'ottimo risultato e la bellezza di una sequenza in particolare dell'ultimo episodio, ho qualche riserva. Quello che succede in queste due puntate infatti è ben scritto e dà all'opera una conclusione soddisfacente ma mi è sembrato un po' brusco, a mio parere si poteva utilizzare almeno un episodio in più per sviluppare meglio l'ultima parte. Nonostante questo piccolo difetto, qualora non dovessero mai realizzare una seconda stagione per coprire i restanti volumi del manga, l'anime possiede una sensazione di assoluta compiutezza che non è facile da trovare nell'odierno panorama, dominato da adattamenti monchi di manga e light novel che non si concluderanno mai.

Passiamo adesso ad un aspetto del quale tengo molto a parlare, a costo di scontentare alcuni potenziali lettori (d'altronde mica possono piacere a tutti i miei commenti): la qualità dell'edizione italiana. DISCLAIMER: non sono un esperto di editoria, tipografia e processi/materiali di stampa, ma  seguo questo mondo da un discreto numero di anni, sufficienti per poterci capire qualcosa, e possiedo oramai talmente tanti libri e fumetti nelle più disparate edizioni da capire, in qualità di consumatore, quando un lavoro è fatto bene e quando è fatto male. Direi che non ci vuole un genio per intuire che qui ci troviamo nel secondo caso. Mi duole affermarlo, ma Come dopo la pioggia rappresenta il peggio, anzi forse il picco (negativo), della qualità materiale delle pubblicazioni Star Comics nel nostro paese. A me piace supportare gli editori italiani, e quasi sempre propendo per l'acquisto della versione italiana di un manga (in generale di un fumetto) anche se all'estero nella maggioranza dei casi posso trovare edizioni di migliore qualità o convenienza, ma questo editore ce la sta mettendo veramente tutta per farmi cambiare idea. La qualità dei materiali delle edizioni di fascia medio-bassa di Star Comics (cioè il 90% del suo catalogo) negli ultimi anni si è abbassata parecchio, è un dato di fatto ed è sicuramente una conseguenza della crisi che questo settore sta vivendo, però non giustifica in alcun modo la netta insufficienza che assegno ai volumi italiani di questa serie. Il primo in particolare è una cosa scandalosa: tutta la prima tiratura (non ho idea se sia stato ristampato o meno) è caratterizzata in molte pagine da macchie e sbavature dell'inchiostro che evidentemente è stato caricato troppo durante il processo di stampa. E' andata meglio con i volumi successivi, alcuni dei quali non presentano problemi di questo tipo, ma siamo sempre su livelli medio-bassi e comprare un volume in fumetteria con il timore di doverlo tornare a cambiare se si tratta di una copia fallata non è mai bello (e non dimentichiamoci che c'è chi li acquista su Internet). Anche la qualità della carta non è il massimo: sottile, ruvida, spesso dall'odore sgradevole, lascia intravedere il contenuto della pagina sul retro, e si deforma al minimo contatto con le dita della mano. Il sottoscritto di solito maneggia i fumetti che legge con la massima cura ma con i volumi di questo editore devo veramente usare i guanti di velluto per non rovinarli. Questo come dicevo è un problema comune con la maggior parte delle altre pubblicazioni Star Comics quindi c'ho fatto l'abitudine, non mi aspetto un cambio di rotta nei prossimi mesi ed è sempre meglio averli così che non pubblicati, poi sia chiaro i volumi non sono illeggibili e non ti si sfaldano quando li apri, altrimenti non sarei riuscito a scrivere questo post (e nel caso, avrei usato ben altri toni). Ma vedere un ottimo catalogo manga trattato in questo modo mi lascia una profonda amarezza, e non dimentichiamoci che si tratta di un editore che recentemente ha compiuto trent'anni di attività!

La faccia che farebbe Akira se scoprisse come sta venendo trattata la serie nel nostro paese.

Bene, concluso questo sproloquio (che avevo proprio il bisogno di esternare XD ), passiamo alle considerazioni finali. Come dopo la pioggia è in definitiva un manga sentimentale-slice of life delizioso, che consiglio caldamente a tutti quelli che cercano una storia d'amore originale, appassionante e imprevedibile, e che proprio per questo motivo potrebbe piacere molto anche a chi non si è mai avvicinato al genere oppure lo detesta con tutto il suo cuore per via dell'abbondanza di cliché e trame copia-incolla in opere simili. Infatti mi ha fatto molto piacere constatare come l'anime (che merita allo stesso modo) sia stato apprezzato anche da molti miei amici, e utenti in generale, poco avvezzi a questo tipo di serie e che non conoscevano il manga. Nonostante non sia perfetto, e nonostante gli evidenti difetti dell'edizione italiana che vi ho appena elencato, se avete voglia di feels amorosi e vi sentite come un'adolescente in piena pubertà dovete dare assolutamente una possibilità a questa serie.

Voto (manga): 8/10
Voto (anime): 8/10


Vi lascio questi due link:


Il primo contiene un commento all'anime fatto dalla mia carissima amica Millefoglie sul suo blog, il secondo è un articolo di Animeclick che contiene un bel video sull'utilizzo della pioggia nell'anime :-)


Prossimo commento approfondito (che spero di farvi avere entro fine luglio):

Dai, questo è facile da indovinare!


giovedì 3 maggio 2018

[Raccolte Tematiche] Le novità manga di inizio 2018

Gli impegni si accumulano, la roba da vedere/leggere/giocare idem, il tempo (e anche la voglia, nel caso di questo post) è poco e quindi il risultato non può che essere uno solo: tutti i programmi che faccio vanno  a farsi benedire ^^ Ecco quindi che questo nuovo post giunge con un ritardo assurdo rispetto ai piani che avevo stilato, ma per fortuna non ho nessuno che mi corre dietro.

Quella che oggi vi faccio è una breve panoramica sulle novità manga di questi primi mesi del 2018 da me lette (quasi tutte infatti hanno uno-due volumi all'attivo qui in Italia), sperando vi sia d'aiuto nella scelta di nuovi titoli interessanti e promettenti, e che assieme ai post precedenti vi darà un'idea abbastanza completa di quelli che sono i miei gusti :-) Non credo proprio tuttavia che rifarò in futuro una cosa del genere, è stata un esperimento che non mi ha convinto fino in fondo, ed i motivi sono principalmente due: 1) i commenti e le recensioni sintetiche preferisco lasciarli a social e forum, mentre qui sul blog se parlo di qualcosa è meglio se lo faccio bene e in maniera esaustiva; 2) la lunghezza del post XD

E visto che non voglio allungarlo ulteriormente, cominciamo. Vi parlerò di ciascun manga in ordine di gradimento crescente, quindi finita la frase troverete quello che mi ha convinto di meno (in questo pool, ovvio) e in fondo quello che mi è piaciuto di più.


Iniziamo con L'uccellino azzurro, un'interessante opera drammatica scritta dall'autore Takashi Murakami (lo stesso di Il cane che guarda le stelle) nell'immediato periodo dopo il terremoto del 2011 e il disastro di Fukushima, che si interroga su temi come vita, morte, speranza e sopportazione, roba leggera quindi  E lo fa attraverso due storie brevi (di tre e cinque capitoli rispettivamente), separate come contenuto ma collegate in quanto condividono lo stesso setting e gli stessi personaggi (si tratta infatti del medesimo nucleo familiare), che hanno come protagoniste due condizioni estremamente invalidanti dell'essere umano: lo stato vegetativo e la demenza senile. Se l'autore da un lato riesce perfettamente a trattare questi temi senza risultare mai pesante o troppo melodrammatico, anzi li affronta con una sorprendente e piacevole leggerezza, dall'altro secondo me fallisce nel coinvolgere il lettore. O almeno è quello che è successo con me: l'opera infatti mi ha lasciato un po' freddino e terminata la lettura ho pensato "Tutto qui?" e mi ero già dimenticato tutto o quasi. Forse sono io che ho esigenze troppo elevate con drammi di questo tipo, ma ahimè è andata così. Lo stile di disegno dell'autore poi non mi piace proprio, soprattutto i volti dei personaggi, troppo imperfetti ed abbozzati. Non merita assolutamente il formato 17x24 che gli ha riservato Dynit nell'edizione italiana, e alla luce del prezzo elevato mi sento di consigliare quest'opera solo agli amanti del genere più navigati. Non mi pento comunque di averla acquistata e letta e di aver supportato l'editore, preferisco mille volte leggere opere di questo tipo e rimanere parzialmente deluso piuttosto che spendere meno e accontentarmi delle ciofeche mainstream che stanno uscendo negli ultimi anni (qualcuno ha detto Planet Manga?). Voto: 6,5/10


Proseguiamo con il primo volume di Tokyo Alien Bros. (al momento in cui scrivo è già uscito il secondo su tre, ma non l'ho ancora letto), manga del giovane autore Keigo Shinzo che narra le disavventure quotidiane di due alieni mandati in ricognizione sul nostro pianeta per verificare la sua abitabilità. Carino, fa parte della categoria "Alieni che arrivano sulla Terra e cercano di abituarsi alle abitudini e alla logica umana con risultati esilaranti", le 200 pagine scorrono piacevoli e la lettura non mi ha mai annoiato. Ricorda molto, per atmosfera e umorismo, il manga Saint Young Men, mentre il tratto dell'autore sembra una versione più mainstream di quello di Taiyo Matsumoto, a testimonianza delle molteplici influenze. Nel complesso però non mi ha fatto impazzire, certe situazioni sanno un po' troppo di già visto, ma è solo il primo volume quindi vediamo come prosegue. Sull'edizione italiana valgono più o meno i discorsi fatti per L'uccellino azzurro, visto che anche questo fa parte della medesima, promettente collana Showcase che Dynit ha iniziato a pubblicare di recente: volume di grande formato e copertina ruvida al tatto, peccato solo per la carta trasparente e per il prezzo eccessivo (12-13 € erano più giusti invece di 17 €). Voto: 6,5/10


Passiamo adesso a My Love Story, che quasi tutti conoscono con il titolo giapponese Ore Monogatari, uno shojo (manga per ragazze adolescenti, ndr) che narra le vicende del buffo Takeo, un ragazzo delle superiori dall'aspetto imponente ma dall'animo ingenuo e gentile che un giorno, dopo aver salvato una ragazza di un altro istituto, Yamato, dalle molestie di un perveritito, inizia con quest'ultima una relazione. Non ho mai letto uno shojo "classico" in vita mia quindi ho deciso di dare una chance a questo, basandomi sugli ottimi pareri e soprattutto sul fatto che si discostava in molti punti dagli stilemi tipici del genere. E mi è piaciuto, senza alcun dubbio il protagonista gorillone è la marcia in più di questo manga (le sue facce sono troppo divertenti), ma ho apprezzato anche la messa alla berlina di molti stereotipi dello shojo medio, come per esempio con il personaggio di Suna, il migliore amico di Takeo. Buoni i disegni ma non riuscirò mai a digerire gli sbrilluccichii e gli sfondi poco dettagliati che si vedono sempre in queste opere, è un mio limite me ne rendo conto. Proseguo sperando non diventi ripetitivo. Buona l'edizione Star Comics, qualità della carta e dell'inchiostro a parte (ma oramai ci siamo abituati). Voto: 7/10


Promosso alla grande anche Oltre le onde, adattamento italiano del titolo originale Shimanami Tasogare. L'opera in questione parla dello studente Tasuku Kaname che, dopo essersi trasferito e nella disperazione più totale che possa essere stato scoperto che è gay, tenta il suicidio ma viene "salvato" dall'apparizione di una donna misteriosa che lo invita a frequentare il luogo da lei gestito, appartato in cima a una collina, frequentato da molte persone con problematiche simili alle sue. Un buonissimo esordio per quella che è una promettente e delicata storia di stampo slice of life su tematiche LGBT (oltre al protagonista appare infatti una coppia di lesbiche) e in generale sull'isolamento, sull'accettazione e sulle scelte di vita. I disegni dell'autrice Yuhki Kamatani non brillano per qualità tecnica ma sono molto espressivi e adatti al contesto, e vengono valorizzati dall'ottima edizione (come sempre) in formato 13x18 di J-Pop, peccato solo per qualche piccolo refuso. Proseguo fiducioso, augurandomi solo che il melodramma non prenda il sopravvento. Voto: 7,5/10


Arriviamo adesso a quella che è l'opera più mainstream fra quelle di cui vi parlo in questo post, nonché l'unica della quale ho già letto il secondo volume uscito (con il terzo in arrivo questo mese). Sto parlando di The Promised Neverland, il manga rivelazione di Shonen Jump (la celebre rivista su cui sono stati pubblicati Dragon Ball, Naruto e moltissimi altri successi manga) scritto da Kaiu Shirai e disegnato da Posuka Demizu, artista di cui adoro troppo lo stile e la creatività. Il manga in questione si discosta molto, per tema e genere, dai canoni tipici di Shonen Jump, in quanto è un horror che narra le vicende di un gruppo di bambini orfani, fra cui spiccano Norman, Ray ed Emma (i tre protagonisti), che vivono una vita all'apparenza felice e spensierata all'interno di una magione, accuditi dalle cure e dalle attenzioni della loro amorevole "mamma", ma che ben presto dovranno fare i conti con la dura, anzi durissima verità. Nonostante le premesse The Promised Neverland abbandona quasi subito il genere horror e diventa più che altro un fantasy d'azione dominato dalla strategia, immaginatevelo infatti come una fusione fra Death Note (per via della notevole enfasi posta sulla logica e sui ragionamenti) e L'attacco dei giganti (per le caratteristiche del setting ed i numerosi misteri). Al netto di alcuni dei difetti tipici degli shonen della rivista su cui è pubblicato (l'elevata verbosità, il buonismo di alcuni personaggi, qualche ingenuità di scrittura) si tratta di un esordio davvero notevole, ben scritto e appassionante, che non annoia ed anzi invoglia a proseguire. Ha tutte le carte in regola per diventare il miglior manga di Shonen Jump da un bel po' di anni a questa parte. Un gran bel colpo per J-Pop che si è assicurata la pubblicazione italiana. Voto: 7,5/10


Proseguiamo ed ecco un altro shonen, Cells at Work! (in originale Hataraku Saibou) di Akane Shimizu, pubblicato da Star Comics. Al momento del suo annuncio durante il Lucca Comics and Games 2017 non conoscevo proprio quest'opera, ma il tema (il corpo umano versione manga-battle shonen) e gli inevitabili rimandi alla celebre serie d'animazione francese Siamo fatti così che ha segnato l'infanzia della mia generazione, nonché alcuni pareri positivi raccolti in rete, mi hanno convinto a provare almeno il primo volume. Non pensavo che sarebbe stato capace di divertirmi così tanto! Si piazza di sicuro fra gli shonen più originali degli ultimi anni (assieme al già citato The Promised Neverland), alcune soluzioni adottate dall'autrice per caratterizzare l'aspetto ed il comportamento delle varie cellule del corpo umano sono infatti semplicemente geniali. Questo primo volume contiene quattro capitoli ognuno dei quali è dedicato ad un "combattimento" fra le cellule del corpo e alcune malattie/infezioni (nell'ordine: infezione batterica, allergia, influenza, ferita con conseguente entrata di corpi estranei) dove le prime sono personificate unendo i tratti tipici del manga per ragazzi contemporaneo ad elementi caratteriali che rispecchiano la loro reale funzione all'interno del nostro organismo. Il risultato è intrigante e piacevole, niente male per una debuttante  Tra i difetti segnalo la logorrea tipica del genere (anche se meno marcata rispetto a un qualsiasi shonen di Jump per intenderci, e in parte giustificata dal contesto) e alcune ingenuità che non ho apprezzato. Si è sicuramente guadagnato la lettura di un altro paio di volumi, ma il rischio ripetitività è dietro l'angolo per cui tengo le aspettative moderate. Voto: 7,5/10


La "parte alta" della classifica (se vogliamo chiamarla così) è inaugurata da Chiisakobe di Minetaro Mochizuki, adattamento in chiave moderna del romanzo storico di Yamamoto Shuguro, pubblicato da J-Pop in una lussuosa edizione di grande formato (15x21) e con sovraccoperta di alta qualità. Sono previsti in totale quattro volumi. Mi ha fatto troppo strano constatare che si tratta dello stesso autore di Dragon Head, sono due stili di disegno praticamente opposti (anche se si nota che il tratto è lo stesso). Ed il tratto preciso, misurato ed essenziale, quasi "plasticoso" (in un'accezione per nulla negativa) è proprio il punto di forza di quello che si prospetta come un promettente slice of life dai toni lievemente drammatici e con il protagonista Shigeji, giovane carpentiere che ha perso in un incendio sia i genitori che l'impresa edile del padre, abbastanza atipico per i canoni manga a causa del suo aspetto (a memoria non credo di averne mai visto uno così barbuto) e dei suoi modi molto diretti e schietti. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e la storia non è mai pesante grazie anche ai dialoghi ridotti. Promosso, attendo con trepidazione la lettura del secondo volume. Voto: 8/10


Quella di cui vi parlo adesso è l'opera senza dubbio più stravagante della lista, ovvero La Pomme Prisonnière di Kenji Tsuruta. Per chi non lo conoscesse, Tsuruta è uno degli autori e disegnatori più noti ed apprezzati dell'underground giapponese, quindi è di nicchia persino per loro. Ha uno stile immediatamente riconoscibile sia per la narrativa, criptica e priva di un vero e proprio filo conduttore, sia per la parte grafica, caratterizzata spesso e volentieri da donne, anzi ragazze nude (in modo mai provocante) che rappresentano l'adolescenza innocente e, a volte, perduta. Tutto questo lo ritroviamo anche in La Pomme Prisonnière che altro non è, come si evince dall'indice e dalla postfazione dell'autore a fine volume, che una raccolta di vari episodi pubblicati su rivista slegati fra loro come continuità ma uniti da tre temi: nudità, gatti e rovine. In particolare, l'ambientazione è una affascinante versione alternativa di Venezia. Il risultato è un volume molto piacevole e interessante, caratterizzato da una quasi totale assenza di dialoghi e che si legge tutto d'un fiato, ma che però in fin dei conti è indirizzato solo ai fan dell'autore e in generale a chi vuole esplorare il mondo del manga underground. Insomma, non tutti potrebbero amarlo o anche solo apprezzarlo. Io l'ho fatto ;-) Speriamo faccia un minimo di vendite così ci porteranno altre opere dell'autore, non come ha fatto Planet Manga con la povera Emanon. Voto: 8/10


Sul gradino più basso del podio delle novità manga di inizio 2018 troviamo uno dei manga rivelazione dello scorso anno, esploso dopo il grande successo dell'adattamento animato. Sto parlando di Made in Abyss di Akihito Tsukushi, uno dei seinen più originali e sorprendenti che mi sia capitato di vedere da un bel po' di tempo a questa parte. La trama è molto semplice, ed è ambientata in un mondo fantastico dove un'enorme voragine chiamata "L'Abisso" è l'ultimo posto inesplorato del pianeta, e nelle cui profondità si nascondono creature ripugnanti e reliquie del passato. La protagonista Rico, una bambina orfana vivace e sognatrice, un giorno scopre un misterioso bambino di nome Reg, che si rivela essere un robot, e con lui decide di partire per un'avventura che li spingerà fino ai livelli più profondi dell'Abisso. Mi risulta molto, ma veramente molto difficile parlare di quest'opera in maniera sintetica, perché le cose da dire sono tante ed infatti credo proprio che prima o poi (quando saranno usciti più volumi del manga da noi) gli dedicherò un post approfondito. In questa sede posso solo dirvi che Made in Abyss è un'opera davvero meritevole e che consiglio a tutti, per la quale non bisogna farsi trarre inganno dal character design "puccioso", simil-chibi dei personaggi e dalle premesse molto shonen, perché come atmosfera e maturità è un seinen a tutti gli effetti, caratterizzato da una discreta dose di violenza e scene poco adatte ai deboli di stomaco. Atmosfera adulta e opprimente alla quale contribuiscono i meravigliosi (non trovo altro aggettivo per descriverli) disegni in scala di grigi dell'autore, ogni pagina è una piccola opera d'arte, che rendono a meraviglia nell'edizione italiana di grande formato (15x21, come quella giapponese) proposta da J-Pop, che pecca solo nella sovraccoperta troppo plasticosa. Gli assegno un voto appena sotto l'eccellenza ma solo perché mi limito a valutare il primo volume, vi posso già anticipare che fino a dove sono arrivato col materiale inedito il mio giudizio è ancora più entusiastico. Voto: 8,5/10


Sul secondo gradino del podio metto Disegna!, adattamento italiano del complicato titolo originale Kakukaku Shikajika, di Akiko Higashimura. Avevo letto solo belle cose su quest'opera, vincitrice del Manga Taisho nel 2015, ma questo primo volume ha ampiamente superato le mie aspettative e voglio già il secondo! Il manga in questione è un'opera autobiografica in cui la Higashimura racconta la sua vita e la sua crescita personale quando era ancora una liceale giovane, ingenua e sognatrice che voleva entrare in un'accademia di belle arti e diventare una disegnatrice di shojo, e di come l'incontro con un rigido e inflessibile maestro di pittura le abbia cambiato la carriera. L'autrice è bravissima a raccontare le sue esperienze, le sue aspirazioni ed il suo scontro con la dura realtà senza risultare mai noiosa o retorica, anzi nonostante l'elevata mole di testo non ci si annoia mai ed i personaggi (realmente esistiti, ma di sicuro almeno in parte romanzati) sono tutti caratterizzati alla perfezione, in particolare il severo (ma sotto sotto dal cuore tenero) Maestro Hidaka. Anche qui, edizione J-Pop lussuosa e di grande formato (ma devo segnalare la carta un po' trasparente) che valorizza ancora di più l'opera. Voto: 9/10



Siamo arrivati alla fine! La novità manga che più ho apprezzato in questo inizio 2018 è L'ultimo volo della farfalla (in originale Chou no Michiyuki) di Kan Takahama. L'opera in questione, ambientata nel XIX nel distretto di Maruyama a Nagasaki, narra la storia di una celebre cortigiana di alto rango e della sua particolare relazione con un uomo malato, rapporto che cela molti segreti. Splendido! Un piccolo capolavoro di poesia e semplicità che sembra stato creato apposta per piacermi, un volume unico di 8 capitoli che mi ha talmente preso da leggerlo in poco più di un'ora. Le varie componenti di quest'opera sono come ingranaggi ben progettati e collocati minuziosamente all'interno di un meccanismo ben oliato che funziona alla perfezione: la storia semplice, coinvolgente e con personaggi ottimamente caratterizzati nel giro di poche vignette; l'ammirevole ricostruzione storica, si percepisce proprio in ogni pagina (e nella postfazione a fine volume) tutto l'entusiasmo e la cura che l'autrice ha messo nelle ricerche e nella documentazione per rendere il setting quanto più credibile possibile; ma soprattutto gli splendidi disegni, molto dettagliati e caratterizzati da un uso affascinante della scala di grigio e di giochi di luci e ombre che li rende incredibilmente caldi ed avvolgenti, mi ci è solo voluto un po' per abituarmi ai volti ma per il resto sono perfetti, e rendono a meraviglia nell'edizione italiana di Dynit (anche qui un po' sovrapprezzo). L'unico difetto che ci trovo... è che finisce troppo presto!  Mi ero talmente affezionato alla storia, all'atmosfera e ai personaggi che arrivare all'ultima pagina è stato un colpo al cuore. Leggerò volentieri altre opere dell'autrice dovessero portarle in Italia. Voto: 9/10


Bene, se siete arrivati in fondo a questo post, complimenti ^_^ O non avevate un caspio da fare, o siete dei veri appassionati di manga come il sottoscritto, e in tal caso spero che questa mia panoramica vi abbia aiutato a scegliere uno dei vostri prossimi acquisti, o anche solo messo curiosità. Stay tuned per il prossimo aggiornamento!


N.B: L'uccellino azzurro e L'ultimo volo della farfalla sono stati recensiti anche dalla mia carissima amica Caroline Preston nel suo blog, rispettivamente a questo e a questo link 😄