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mercoledì 1 maggio 2019

[Le belle sorprese] Getenrou

Poco più di un anno fa, il noto editore bolognese Dynit, fino a quel momento attivo principalmente nel mondo anime home video, sorprese tutti annunciando una nuova collana manga, intitolata Showcase e curata dalla bravissima traduttrice ed esperta del settore Asuka Ozumi (non la ringrazierò mai abbastanza), che avrebbe visto nel corso dei mesi la pubblicazione di opere e autori molto interessanti e fino a quel momento poco considerati, se non ignorati, dagli altri editori per il loro essere di nicchia. Pur con qualche polemica, dovuta principalmente alle caratteristiche fisiche e al rapporto qualità-prezzo delle sue edizioni, tale collana si è guadagnata sin da subito il favore di numerosi appassionati incluso il sottoscritto (possiedo un buon 90% di tutti i volumi pubblicati finora). E se ricordate, ho commentato brevemente alcune delle prime uscite Showcase in questo post.

Ebbene, sono qui per parlarvi di quello che, per i miei gusti da lettore, ritengo ora come ora il miglior manga di questa collana, con buona pace di lavori notevoli come Helter Skelter e L'ultimo volo della farfalla. E' un volume unico, il suo titolo è Getenrou (外天楼, in originale), ed è scritto e disegnato da Masakazu Ishiguro. E' stato pubblicato in patria da Kodansha nel 2011 mentre in Italia è arrivato lo scorso marzo.

Ishiguro (classe 1977) è un autore sfortunato nel nostro paese, in quanto la sua prima opera pubblicata all'epoca da GP Manga, Eppur la città si muove, è attualmente interrotta al 3° volume su 16 totali, e non vi sono ancora piani di ripresa/ristampa da parte di J-Pop Manga, l'editore che ha assorbito GP e il suo catalogo qualche anno fa. Un plauso va dunque a Dynit per aver deciso di portare questo suo nuovo lavoro e far così riscoprire (o scoprire, nel mio caso) un autore molto in gamba e meritevole. Speriamo che questa pubblicazione ci permetta di vedere altre sue opere nel nostro paese.

Ma andiamo al dunque. La storia del manga è ambientata in un setting fantascientifico, ma futuribile e realistico, dalle evidenti reminescenze asimoviane: i robot infatti sono oramai integrati alla perfezione nella società. Getenrou è il nome di un edificio, un condominio per l'esattezza, nelle cui mura sembrano aggirarsi strani individui. In tutto questo, l'ispettrice della polizia Saeko Sakuraba deve indagare su un caso di omicidio che coinvolge due misteriosi fratelli.

Partendo da queste premesse generiche, l'autore costruisce un fanta-thriller da manuale, e lo fa proponendo storie all'apparenza non collegate fra loro, caratterizzate da una struttura tipicamente slice of life e da un umorismo bizzarro e surreale, geniale e mai scontato, cervellotico senza essere pesante (grazie ai dialoghi scorrevoli e concisi), che in più punti mi ha fatto ridere di gusto. Ne è un esempio la detective dalla fervida immaginazione Sakuraba, il personaggio più riuscito e simpatico del manga.

Andando avanti tuttavia Ishiguro sorprende i lettori collegando piano piano tutte queste storie e aumentando la componente drammatica-riflessiva (non sono pochi i dilemmi di natura etica e sociale sollevati dagli sviluppi della trama), fino a farle magistralmente convergere sul finale in un unico filone narrativo, dando una spiegazione a tutto quello lasciato in sospeso e concludendo le vicende in un modo sorprendente e inaspettato, se non addirittura traumatico.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quest'opera ma dovrei fare necessariamente spoiler, e siccome non voglio rovinarvi nulla o costringervi a saltare un intero paragrafo nel caso non abbiate ancora letto il volume preferisco fermarmi qui. Posso solo dirvi, a conclusione di questo commento, che Getenrou è uno dei fumetti più completi che abbia mai letto, poiché in un solo volume (9 capitoli per la precisione) mescola abilmente commedia e dramma, leggerezza e riflessioni, proponendo una storia appassionante e rimanendo fedele ai principi del manga mainstream. Lo stile di disegno dell'autore è infatti semplice, pulito ed efficace, brilla nella caratterizzazione e nelle espressioni dei personaggi, e permette al lettore di concentrarsi su quello che viene narrato senza alcuna distrazione.

L'edizione italiana è la solita Dynit Showcase: grande formato (16,5x24), non necessario per lo stile di disegno minimale; carta con trasparenze più o meno evidenti a seconda di ciò che viene raffigurato, per fortuna mai eccessive; prezzo (16,90 €) in linea con le altre uscite.

Ah per la cronaca, questo volume è stato recensito anche dal mitico Yue Lung, trovate il suo commento a questo link. Se questo post non vi ha ancora pienamente convinto a recuperarlo, o semplicemente vi va di leggere un parere scritto da una persona molto più competente e acculturata del sottoscritto, dategli un'occhiata 😉

9/10

martedì 25 dicembre 2018

[E i marò?] La Torre Fantasma

Copertina del primo volume italiano.
Salve a tutti passeggeri della nave del vostro Ammiraglio! Se siete arrivati a leggere queste righe e avete capito il significato del tag nel titolo del post beh, vi faccio i complimenti ma anche le condoglianze, perché quasi sicuramente significa che, come il sottoscritto, anche la vostra testa non è così a posto per capire una battuta del genere XD

Ehm... tornando seri, oggi finalmente riesco a parlarvi (in extremis visto che siamo a fine anno) di un manga molto particolare e stravagante, con alcuni difetti ma meritevole di lettura, anticipato al termine del precedente post su I Fiori del Male di Shūzō Oshimi oramai quattro mesi fa. Mi riferisco a La Torre Fantasma di Tarō Nogizaka. Adattamento italiano del titolo originale 幽麗塔 (Yūreitō), La Torre Fantasma è un seinen manga scritto e disegnato dall'autore sulla rivista Big Comic Superior dell'editore giapponese Shogakukan dal 2010 al 2014, e raccolto in 9 volumi tankōbon. Il manga è stato annunciato per il mercato italiano dall'editore Planet Manga che ha pubblicato i nove volumi a cadenza bimestrale in un'edizione da edicola senza infamia e senza lode (prezzo 4,50 € cadauno) da marzo 2016 a luglio 2017.

Ecco a voi Tetsuo!
Chi è Tarō Nogizaka? Come accade oramai per molti autori e autrici giapponesi, non si riescono a trovare molte informazioni in rete su di lui, personalmente sono riuscito a recuperare solo una sua foto (neanche troppo definita) e la sua data di nascita, nell'anno 1968 a Nanao, prefettura di Ishikawa. Il suo debutto nel mondo dei manga avviene nel 2002 con i disegni di Team Medical Dragon (su testi di Akira Nagai), un'opera molto interessante sulle mancanze e le inefficienze del sistema sanitario giapponese che purtroppo nel nostro paese non ha avuto fortuna, in quanto interrotta dall'editore Planeta DeAgostini al 4° volume (su 25 totali) oramai molti anni fa. Qualora un altro editore nostrano, magari proprio la Planet, dovesse riprendere a pubblicarla in futuro la recupererei al volo! Sempre l'etichetta manga del marchio Panini Comics ha iniziato a pubblicare proprio di recente anche l'ultima opera conclusa in patria dell'autore, Gideon of the 3rd, ambientata all'epoca della rivoluzione francese, di cui ho già comprato, letto ed apprezzato i primi due volumi. Tarō Nogizaka è entrato di diritto fra i miei autori manga preferiti, per motivi che vi saranno chiari andando avanti nella lettura di questo post, e ho deciso che comprerò ad occhi chiusi qualsiasi sua opera dovessero portare in Italia nei prossimi anni.

Chi sarà mai il tizio con la maschera ed il coltello?
Ma torniamo a La Torre Fantasma. La genesi, o meglio le ispirazioni di quest'opera sono alquanto particolari e meritano un breve cenno. Tutti i volumi dell'edizione italiana recitano sulla copertina, nel riquadro nel titolo, la scritta Tratto da La Torre Fantasma di Ruiko Kuroiwa. Documentandomi un po', ho scoperto che questo Ruiko Kuroiwa è stato un giornalista e scrittore giapponese che nel 1901 ha tradotto e adattato il romanzo mystery A Woman in Grey (1898) della scrittrice anglo-americana Alice Muriel Williamson proprio con il titolo Yūrei tō. Tale opera riceverà un altro adattamento in lingua giapponese nel 1937 da Ranpo Edogawa, noto scrittore e critico a cui si attribuisce la nascita della letteratura mystery/investigativa nipponica.

Le premesse della trama de La Torre Fantasma sono molto semplici, quasi basilari per il genere. Siamo a Kobe nel 1954, in piena epoca Shōwa. Taichi Amano è un giovane solitario, squattrinato e di poche speranze che si diletta a sperperare i suoi miseri guadagni in riviste Kasutori (pubblicazioni dedicate a temi grotteschi ed erotici che andavano in voga nel periodo, ndr). Un giorno riceve un'offerta da parte di Tetsuo, un giovane misterioso e di bell'aspetto, che lo vuole come partner nella ricerca di un ricchissimo tesoro che si dice essere nascosto nella torre dell'orologio della città, soprannominata "La Torre Fantasma" in quanto luogo di un brutale assassinio avvenuto qualche anno prima. Amano, allettato dalle prospettive di ricchezza ma anche costretto da un incendio "improvviso" che lo priva dell'appartamento dove si trovava in affitto, accetta e parte così l'avventura dei due protagonisti alla ricerca di questo tesoro, che si rivelerà tutto tranne che priva di ostacoli ed imprevisti, perché i due giovani non sono gli unici interessati. L'inquietante Marube, pubblico ministero e nuovo proprietario dell'edificio della torre, e la stessa polizia sembrano aver preso di mira il bottino e le loro mosse generano ben più di qualche sospetto.

La torre dell'orologio di Kobe.
Seguendo questo incipit, nel primo volume l'autore è veramente bravo a introdurre il lettore nell'atmosfera del periodo (ben riprodotto a livello grafico) e a presentargli la storia e i personaggi, assieme ovviamente ai numerosi e accattivanti misteri. Già dal secondo volume iniziano però le particolarità di questa serie. Cercando di limitare al minimo gli spoiler, in alcuni volumi de La Torre Fantasma Tarō Nogizaka sembra quasi "dimenticarsi" della trama principale e getta i due protagonisti in alcune storie a tutti gli effetti filler, che aggiungono poco o nulla alla risoluzione del mistero della torre e sono collegate solo alla lontana con esso. Molti di voi penseranno che ciò vada a scapito di quest'ultimo, ma sono qui a smentirvi perché per quanto mi riguarda queste storie secondarie oltre ad essere ben scritte e interessanti servono a portare avanti la caratterizzazione del rapporto fra Tetsuo, Amano ed il cast di contorno. Inoltre l'autore non si dimentica per nulla della trama principale ed anzi la sviluppa molto bene, in maniera appassionante e con molti plot twist inaspettati. Il suo apice è collocato nei volumi 6-8 che sono i più adrenalinici e scorrevoli, grazie anche all'introduzione di elementi survival. Non è esente da difetti e forzature, ma per quanto riguarda il capitolo storia La Torre Fantasma è promosso a pieni voti.

L'espressività dei personaggi è ottima.
Quello che rende veramente particolare la trama di quest'opera, e la differenzia dagli altri esponenti del genere, è l'approfondimento di un tema alquanto inaspettato: la sessualità. Anche qui vorrei dirvi parecchie cose, ma analizzare nel dettaglio l'argomento significherebbe dover per forza fare spoiler e questo andrebbe a discapito del vostro godimento della serie. Mi limito quindi a rivelarvi che molti personaggi de La Torre Fantasma presentano un lato "queer" (termine che significa bizzarro, eccentrico ndr) che verrà a galla durante gli eventi della trama, spesso fungendo anche da motore per quelli successivi. Le tematiche ed i sentimenti che vengono affrontati sono davvero delicati e per nulla banali e l'autore riesce a presentarli in una maniera che ho trovato a dir poco azzeccata, con una morbosità mai eccessiva, amalgamandoli perfettamente nella storia, perché il rischio di cadere nella spazzatura e nei facili sentimentalismi era molto elevato. Questo manga diventa infatti un vero e proprio inno alla diversità ed una coinvolgente analisi del tema dell'identità sessuale innestati nella struttura portante di un action-mystery in piena regola. Non tutti potrebbero apprezzare questo lato più stravagante della serie, trovandolo addirittura  fuori luogo e repellente, e posso anche capirlo, ma a mio parere si tratta di una delle caratteristiche che rende quest'opera meritevole di essere scoperta e letta.

Imparerete ad amare questo trio!
I personaggi sono un altro aspetto riuscitissimo del manga, perché nessuno di loro nel corso della storia si rivela essere per quello che appare inizialmente. Non solo: quasi tutti, anche i più insospettabili, possiedono un lato "marcio" del loro carattere (aspetto che, come sapete, adoro tantissimo se ben approfondito) che verrà a galla più volte nel corso della storia, sia volontariamente che involontariamente perché costretti dalla piega che prendono gli eventi. La coppia di protagonisti, Amano e Tetsuo, è a mio parere una delle più riuscite che abbia mai incontrato in un manga: i loro scambi di battute sono appassionanti e ben scritti, la loro caratterizzazione è complementare (ma non senza qualche sorpresa) ed è molto facile arrivare a provare empatia nei loro confronti e a tifare per la loro vittoria durante la ricerca del tesoro. Amano è molto di più del giovanotto ingenuo e facilmente manipolabile che potrebbe sembrare nei primi capitoli, mentre Tetsuo è un personaggio molto enigmatico e affascinante, che riserverà molte sorprese e che diventa a tutti gli effetti il vero punto di forza di questa serie. Ma anche il cast dei personaggi di contorno è molto vario e sfaccettato: degni di menzione sono il detective Yamashina e il pubblico ministero Marube, in molti punti quasi co-protagonisti, con il secondo che è tutto fuorché un villain banale e stereotipato.

Bell'illustrazione, ma si nota troppo la CG.
Anche lo stile di disegno di Tarō Nogizaka è una nota distintiva del manga. Particolare e immediatamente riconoscibile, abbastanza lontano dal canone tipico del manga moderno, con un utilizzo massiccio dei retini e dei chiaro-scuri (mantenuto anche in Gideon of the 3rd) che rende molto dark le sue tavole, e con un numero di vignette per pagina superiore alla media, si adatta benissimo all'atmosfera mystery e all'ambientazione storica della serie, come ho già detto riprodotta con molta cura e dovizia di particolari. Il character design dei personaggi li rende perfettamente distinguibili ed espressivi, anche se spesso (soprattutto nei primi volumi) la qualità di alcuni volti non è proprio la migliore possibile e stona parecchio con quella di altri meglio rappresentati. Altre due cose che non ho apprezzato del tutto sono l'utilizzo di sfondi in CG abbastanza evidenti (per esempio con gli ingranaggi e i meccanismi della torre dell'orologio) ma per fortuna ridotti, e una certa artificiosità in alcune illustrazioni (tipo quelle a inizio capitolo) dovuta ai riflessi di luce e alle forme rotondeggianti, che fa sembrare i personaggi delle bambole.

Insomma, con questo (al solito) lungo post spero di avervi dato una bella panoramica su questo titolo e di aver riassunto al meglio i suoi pregi e soprattutto i suoi difetti, che potrebbero allontanare molti potenziali lettori anche interessati al genere, ma che almeno nel mio caso non gli hanno impedito di fargli occupare un posto d'onore fra i miei seinen preferiti degli ultimi anni, e a farmi scoprire un autore interessante e molto in gamba di cui terrò d'occhio ogni nuova opera d'ora in avanti. Anche perché, come avete capito, molti di questi potenziali difetti come il lato più queer di storia e personaggi li reputo a tutti gli effetti delle caratteristiche.

Attendo con ansia il seguito dell'opera, Girone Fantasma ... ... ... ok adesso la smetto per davvero XD

Voto: 8/10



P.S:
La Torre Fantasma è stato recensito anche dalla mia amica blogger Hana Hanabi, qui trovate il link al suo post. Se vi interessa il punto di vista di una vera appassionata di romanzi gialli e letteratura mystery dategli un'occhiata 😃


P.P.S:
alcuni di voi avranno notato che negli ultimi due post (incluso questo) non ho messo in fondo l'anteprima del contenuto di quello successivo. Non si tratta di una doppia dimenticanza, ma di una cosa voluta dal sottoscritto, che ha deciso di abolire questa consuetudine in quanto si è rivelata più limitante del previsto. A causa dell'elevato numero di opere che leggo/seguo spesso mi ritrovo a voler parlare di qualcosa che inizialmente non avevo previsto, ed aggiungendo a questo fattore anche il tempo sempre più limitato che riesco a dedicare al blog, ho deciso che d'ora in avanti non seguirò più nessuna programmazione, gli argomenti scelti non saranno più anticipati in alcun modo ed i relativi post con la recensione saranno pubblicati solo quando saranno pronti. Inoltre nel 2019 i miei post saranno in media più corti e scorrevoli, e per questo più numerosi. Come molti di voi avranno notato faccio abbastanza fatica a non parlare nella maniera più completa possibile di un'opera che ho apprezzato, perché cerco sempre di analizzarla in ogni suo parametro (storia, personaggi, temi, disegni, etc.). Ma dopo averci pensato bene ho deciso che forse è meglio dare la priorità al numero di opere di cui parlare piuttosto che sulla loro trattazione. Aspettatevi comunque qualche post mediamente lungo, e ambizioso, dove cercherò di approfondire alcuni autori manga che mi stanno particolarmente "a cuore" (le virgolette sono volute ahahah). Qui si che vi anticipo due nomi: Naoki Urasawa e Kazuo Kamimura 😎

venerdì 17 agosto 2018

[Siete tutti insetti di me**a] I Fiori del Male

Cover (meravigliosa) del 10° volume italiano
Ciao a tutti lettori (anzi, passeggeri) della nave del vostro Ammiraglio, oggi finalmente riesco a parlarvi di quello che è uno dei miei manga preferiti in assoluto, scritto e disegnato da uno degli autori che più stimo e apprezzo nel moderno panorama del fumetto giapponese. Un artista che purtroppo, almeno nel nostro paese, è ancora poco conosciuto e spesso ignorato anche fra gli stessi appassionati per il contenuto all'apparenza banale e provocatorio delle sue opere.

L'autore in questione si chiama Shūzō Oshimi (kanji: 修造押見) mentre il fumetto di cui vi voglio parlare, considerato la sua magnum opus, è I fiori del male (kanji: 惡の華; kana: Aku no Hana). Shōnen pubblicato dal 2009 al 2014 in patria sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine di Kōdansha (la stessa dove è tuttora serializzato L'Attacco dei Giganti, ndr) e raccolto in 11 volumi tankōbon, è stato nominato nel 2012 alla quinta edizione del premio Manga Taishō ed ha ricevuto nella primavera del 2013 un adattamento animato in 13 episodi sulla TV giapponese, che coprono poco meno della prima metà della storia, ad opera dello studio Zexcs. In Italia i volumi sono stati pubblicati dall'editore Planet Manga a cadenza mensile da novembre 2013 a febbraio 2015 in un'elegante edizione per sole fumetterie con sovraccoperta, al prezzo di 6,50 € cadauno. L'anime invece è tuttora inedito nel nostro paese, e dubito che verrà mai licenziato. Consiglio spassionato: se volete iniziare a collezionare il manga nell'edizione italiana attendete la ristampa dei volumi 2 e 3, attualmente esauriti e MOLTO rari, promessa dall'editore più di un anno fa e non ancora concretizzata, altrimenti rischiate solo di sprecare i vostri soldi.

Nakamura, imparerete ad amarla e odiarla al tempo stesso
Qualche parola sull'autore mi sembra doverosa affinché possiate comprendere meglio il contenuto dell'opera in questione ed i motivi per cui lo ritengo uno dei migliori mangaka in circolazione. Shūzō Oshimi nasce nel 1981 nella prefettura di Gunma e attualmente risiede a Tokyo, dove lavora soprattutto per l'editore Kōdansha. Ha debuttato nel 2001 con il manga indipendente Superfly e nel corso della sua carriera ha raggiunto la notorietà, oltre che con I fiori del male, grazie ad opere quali Inside Mari e Happiness,  con la prima che è stata trasposta in una serie televisiva live action. I manga di Shūzō Oshimi possono essere accostati per stile, atmosfere e temi a quelli di autori come Inio Asano (se vi piace quest'ultimo, molto probabilmente vi piacerà anche il primo), e sono drammi psicologici aventi come protagonisti quasi sempre degli adolescenti, di solito una coppia ragazzo-ragazza, le cui dinamiche e relazioni vengono sviluppate in maniera poco convenzionale attraverso situazioni ed eventi disturbanti che mettono a disagio il lettore, ma senza mai sfociare nell'horror becero e nel cattivo gusto. Oshimi ama esplorare temi come il raggiungimento della maturità e le perversioni, soprattutto sessuali, dell'età adolescenziale, concentrandosi sia sulla prospettiva maschile sia su quella femminile e sfociando anche nel gender bender come nel già citato Inside Mari (altra opera dell'autore che vi consiglio e recentemente annunciata nel nostro paese da Goen, sigh).

Il povero Kasuga ne subisce di tutti i colori da Nakamura
Tutti temi che ritroviamo appunto in Aku no Hana, opera che ci parla di Takao Kasuga, un normalissimo e timido studente delle scuole medie di una cittadina di campagna della prefettura di Gunma, appassionato di letteratura e in particolare, come suggerisce il titolo, della raccolta di poesie I fiori del male di Charles Baudelaire. Un giorno, a seguito di determinate circostanze, Kasuga ruba impulsivamente la tuta da ginnastica della compagna di classe Nanako Saeki, la ragazza che gli piace e che ritiene la sua musa, da lei dimenticata in aula. Ma il giorno seguente Kasuga scopre di essere stato visto e colto in flagrante durante quel gesto da un'altra sua compagna, Sawa Nakamura, strana, arrogante e solitaria, che da quel momento lo costringe a firmare un "contratto" con lei in cambio del mantenimento del segreto. Questa è solo la premessa di tutta una serie di eventi, messi in moto dal rapporto fra queste due "anime irrequiete", che andranno a segnare indelebilmente la vita di Kasuga e di Nakamura e che coinvolgeranno anche Saeki ed altri personaggi a loro collegati. Tutto per colpa di una tuta da ginnastica che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Saeki, il suo sviluppo saprà sorprendervi, nel bene e nel male
C'è davvero molto da dire su questo manga, si tratta infatti di un lavoro molto più profondo di quello che potrebbe apparire a un primo sguardo, talmente profondo che personalmente mi è impossibile non ritenerlo un capolavoro nel suo genere, quello degli shōnen maturi e psicologici (che non gode di una grande diffusione), e di sicuro una spanna sopra alla media di tutti gli shōnen pubblicati negli ultimi anni. Ho visto molta gente in rete bollarlo come noioso e sopravvalutato, oppure abbandonarlo dopo i primi capitoli perché si tratta della solita solfa, e devo ammettere che anch'io, durante la mia prima lettura, inizialmente lo stavo etichettando come un "banale" shōnen sentimentale, solo più provocatorio e infarcito di citazioni letterarie. Proseguendo, visto che comunque il mio interesse era stato suscitato, mi sono dovuto ricredere e adesso che l'ho riletto tutto in preparazione per la stesura di questo post non posso che confermare l'assoluta validità di questa serie e la sua presenza in pianta stabile, d'ora in avanti, fra le mie preferite di sempre.

Questo inquietante simbolo è ispirato al dipinto di un pittore francese
L'unico modo con il quale posso rendere veramente giustizia al contenuto del manga è attraverso un'analisi dettagliata di tutti i passaggi della trama, perché ogni singolo sviluppo messo in atto dall'autore meriterebbe un approfondimento a sé stante ed è di notevole importanza nella caratterizzazione dei protagonisti. Ma dato che 1) questa è una semplice recensione, 2) non mi piace dilungarmi, 3) dovrei spoilerarvi tutta la storia, cercherò nei limiti del possibile di illustrarvi le ragioni che rendono dal mio punto di vista questa opera grandiosa e degna di essere letta, o almeno provata, da qualsiasi appassionato di manga. Consapevole che mai come in questo caso tutto quello che vi dirò costituisce la punta di un iceberg molto più profondo e imponente, rappresentazione perfetta del grave errore che chiunque commetterebbe se si fermasse solo alla superficie del lavoro di Oshimi.

Kinoshita, forse l'unico personaggio positivo della prima parte
I fiori del male è innanzitutto un racconto di formazione (con qualche elemento autobiografico) suddiviso in due parti fra loro complementari, e avente come protagonista principale Kasuga. Proprio come il tema delle poesie di Baudelaire contenute nella raccolta che dà il titolo alla serie, nei primi sei volumi assistiamo alla discesa di Kasuga nei meandri più cupi e oscuri dell'animo umano, ed in particolare di quel periodo turbolento e irrequieto chiamato adolescenza, a seguito delle vicende innescate dal furto della tuta di Saeki e soprattutto del rapporto con Nakamura, in questa parte protagonista allo stesso livello di Kasuga nonostante gli eventi siano sempre narrati dal punto di vista di quest'ultimo. Nakamura è senza alcun dubbio il personaggio più riuscito del manga: è magnetica, carismatica, anarchica, arrogante, odiosa, isolata da tutti, parla con un linguaggio scurrile (l'espressione "insetti di me**a" che trovate nel tag di questo post viene proprio da lei) e molto semplificato, quasi infantile, che si riflette bene nell'ottima traduzione italiana di Simona Stanzani, e costringerà il povero Kasuga a compiere azioni che mai si sarebbe immaginato prima. E' lei il motore delle vicende di questa prima parte, il fulcro attorno al quale ruoterà lo sviluppo di tutta la storia, e formerà assieme a Kasuga e a Saeki uno "strano trio" i cui rapporti avranno conseguenze non solo su loro stessi ma anche su altri personaggi come Kinoshita, una compagna di classe e amica di Saeki, o i genitori del protagonista.

Il rapporto fra Kasuga e Nakamura non sarà scontato
I primi sei volumi del manga costituiscono l'oscurità, il declino, la caduta del protagonista vittima dei tormenti di Nakamura e delle sue insicurezze adolescenziali. "Dedico questo manga a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che stanno subendo ora la pubertà e le sue torture, e a tutti coloro che ne sono stati vittime in passato" scrive infatti lo stesso autore sulla sovraccoperta di ogni volume del manga. Caduta che viene portata avanti da una sceneggiatura a mio parere impeccabile, che ha nell'utilizzo ridotto di dialoghi (elemento tipico dello stile di Oshimi) e nella loro incisività il suo cavallo di battaglia, e che avrà il suo apice (termine da intendere ovviamente nel senso opposto) in una sequenza dal fortissimo impatto emotivo. E non c'è solo il protagonista: anche molti altri personaggi, come Saeki o la stessa Nakamura, vanno incontro ad uno sviluppo "negativo" che li porterà a compiere gesti discutibili o ad essere messi in cattiva luce sul piano morale. E questo ci porta a quello che ritengo uno dei pregi di questa prima parte del manga: la (quasi) totale assenza di personaggi positivi. Alcuni di voi potrebbero dare poco peso a questo dettaglio, o addirittura ritenerlo un difetto, ma personalmente invece è una cosa che mi manda in brodo di giuggiole visto che adoro le storie dove i confini fra bene e male sono labili o (meglio ancora) non esistono. Insomma, i primi sei volumi de I fiori del male sono un capolavoro nel capolavoro, partono un po' in sordina ma poi ci narrano la parte migliore della storia, sono anarchici, imprevedibili e si leggono tutti d'un fiato, e laddove molti di voi potrebbero ritenere il loro contenuto fin troppo provocatorio, esagerato, o eccessivamente melodrammatico (critiche sensate ma che non condivido), non posso che rispondere che si tratta di una precisa scelta dell'autore in linea con il messaggio che vuole trasmettere. Concludo questo paragrafo con una piccola curiosità: il manga è stato al centro di una critica a causa di due alunne che hanno ammesso di essersi ispirate ad una sequenza di Aku no Hana dopo aver devastato la loro scuola. Più controverso di così! ^^

Tokiwa, il mio personaggio preferito
Della seconda parte, che va dal volume 7 al volume 11, preferisco parlarvi il meno possibile per evitare qualsiasi tipo di spoiler legato al finale della prima. Mi limito a dirvi che le sue premesse sono basate su un espediente molto utilizzato nei manga per ragazzi (hint: ce l'hanno molti battle shōnen famosi XD ), che il protagonista è sempre Kasuga e che, come ho già scritto in precedenza, è del tutto complementare alla prima. Complementare non solo perché conclude la storia, ma soprattutto perché ne è l'esatto opposto in molti aspetti: dove prima c'era l'ombra, adesso c'è la luce; se prima avevamo la caduta, adesso abbiamo la risalita; se la prima parte aveva come tema principale il declino, quello della seconda è la rinascita. In questa fase la storia è più lineare e per certi versi anche prevedibile, ma l'ho apprezzata comunque per il suo contenuto, per i temi trattati e per il modo con cui l'autore è riuscito a chiudere tutti i punti rimasti in sospeso, grazie ad un finale forse scontato ma molto efficace e poetico. In questa parte viene presentato anche quello che, assieme a Nakamura, è il mio personaggio preferito del manga: Aya Tokiwa, una ragazza che incrocerà il cammino di Kasuga e che determinerà una svolta molto importante nella sua vita. L'ho apprezzata molto per il suo carattere e per un particolare dettaglio fisico, che non vi rivelo (no, non è quello che state pensando ^^).

Il manga è pieno di vignette e tavole di grande impatto
A livello grafico, non posso che elogiare il lavoro di Oshimi in questo manga (e in tutte le altre sue opere) perché il suo stile semplice e diretto sembra stato fatto apposta per piacermi. Il tratto non si discosta particolarmente da quello di altri suoi colleghi, perché aderisce in tutto e per tutto ai canoni del manga contemporaneo. Ma quello in cui l'Oshimi disegnatore brilla particolarmente, distinguendosi dalla massa, è in dettagli molto importanti come: le espressioni facciali dei personaggi, potentissime e senza le quali la loro caratterizzazione perderebbe metà dell'efficacia; l'utilizzo delle ombreggiature, dei retini e del chiaroscuro, che contribuisce a rendere disturbanti situazioni all'apparenza tranquille; e soprattutto la sua notevole abilità registica, Oshimi infatti fa un ottimo utilizzo della sequenzialità strutturando le singole vignette di ogni tavola in modo molto cinematografico, questo (assieme all'assenza di didascalie e all'utilizzo misurato, non eccessivo dei dialoghi) rende la lettura de I fiori del male molto scorrevole e mai pesante. Un'altra caratteristica dello stile dell'autore che salta subito all'occhio è la rappresentazione dei personaggi femminili, che in questo caso (ma vale lo stesso per gli altri suoi lavori) si adatta perfettamente alla visione che ha di loro un normale adolescente in piena pubertà: le donne di Oshimi sono infatti sensuali e spesso ritratte in pose provocanti, ma mai in maniera volgare o diretta, facendo affidamento al fan service (praticamente assente), e questo aumenta ancora di più il loro fascino. Non è un caso che l'artbook dell'autore, pubblicato nel 2017 (solo in Giappone), si chiami Femme Fatale.

Nakamura nella sua versione animata (fa uno strano effetto vero?)
Come ho già scritto all'inizio di questo post, I fiori del male ha ricevuto nella primavera del 2013 un adattamento in una serie televisiva animata ad opera dello studio Zexcs. Tale versione, oltre a lasciare in sospeso la storia in quanto i 13 episodi arrivano a poco meno della prima metà, si caratterizza per l'utilizzo della tecnica d'animazione basata sul rotoscopio (se non sapete di cosa sto parlando QUESTO video fa al caso vostro 😃), che impiega molto più tempo rispetto a quella tradizionale e che permette di ottenere figure umane più realistiche nell'aspetto e nelle movenze. Non ho visto questa serie animata quindi non posso esprimermi consapevolmente né sul contenuto né sulla forma, tuttavia basandomi sulla visione di qualche clip isolata (come quella sopra) posso affermare che il risultato a livello grafico è senza alcun dubbio notevole, e personalmente apprezzo molto questo tipo di animazione più sperimentale e lontano dai canoni. E' vero, i personaggi appaiono più "brutti e deformi" rispetto alle loro controparti cartacee e comprendo perfettamente le motivazioni (per non dire il disgusto) di chi avrebbe voluto qualcosa di più classico, ma si tratta di una precisa scelta tecnica dello studio Zexcs ed essendo abituato allo stile di registi come Masaaki Yuasa non mi dà alcun fastidio, anzi. Di più su questa versione animata non riesco a dirvi, dubito che mai avrò il tempo di vederla tutta visto quanti arretrati anime ho in sospeso, e anche il fatto di conoscere già la storia non è un incentivo, magari proverò uno o due episodi giusto per curiosità. Nonostante ciò, nel caso vogliate approcciarvi all'opera, mi sento comunque di consigliarvi senza alcuna remora il manga per il semplice motivo che la serie animata è incompleta e non adatta tutti i volumi.

Alcuni frames dell'anime che illustrano bene le sue peculiarità a livello artistico

Per concludere questa lunga recensione, I fiori del male è un'opera notevole, uno shōnen psicologico superiore alla media che come profondità e contenuti non ha nulla da invidiare a un seinen coi fiocchi, un manga controverso e provocatorio che rientra nella categoria di quelli che o si amano o si odiano (il sottoscritto, se non s'è capito, lo ha amato) e che raccomando caldamente a tutti gli appassionati del medium, sempre che la Planet vi permetta di collezionarlo ^^' Potreste apprezzarlo come l'ho apprezzato io, o altrettanto probabilmente potreste schifarlo come molti altri, ma a mio modesto parere è una lettura imprescindibile ad opera di uno dei più validi autori di manga in circolazione, e vale sicuramente un tentativo.

Voto al manga: 9/10


Concludo questo post citando due link:
Il primo è la parte iniziale (su tre totali, trovate il link alle altre due su quel sito) di un'ottima analisi del manga, molto completa e approfondita, su un blog che ho scoperto di recente e pieno di articoli interessanti sul mondo del fumetto. Praticamente quella che avrei voluto fare io. Il secondo è un altro bell'approfondimento dello stile, dei temi e della poetica dell'autore ad opera di Tom Fischer di Comicsverse (è in lingua inglese). Sono molto validi quindi dateci un'occhiata! 😉



SPOILER DELLA PROSSIMA RECENSIONE APPROFONDITA


martedì 3 luglio 2018

[Flash Review] Megalo Box

Una delle locandine promozionali.
C'è poco da fare, chi mi conosce sa come la penso da appassionato del settore. Negli ultimi anni il moderno panorama degli anime giapponesi si è inflazionato: troppe produzioni, opere fotocopia, adattamenti di manga e light novel (romanzi illustrati stile manga, ndr) che non si concluderanno mai, ed in generale un netto abbassamento della qualità media, sia a livello di contenuto che di forma, a causa del budget sempre più ristretto riservato alle produzioni televisive. E ci sarebbe molto altro da dire, ma non è questo il posto per parlarne quindi mi fermo qui.

Tuttavia, ogni anno ho la fortuna di trovare almeno una serie che riesce a convincermi che gli anime possono essere ancora belli e capaci di coinvolgermi come quando guardavo Dragon Ball e compagnia da ragazzino. L'anno scorso è toccato per esempio (non è l'unico) a Made in Abyss, piccolo capolavoro di cui spero di parlarvi approfonditamente prima o poi, quest'anno invece uno dei rappresentanti della categoria è sicuramente l'anime rivelazione della stagione primaverile 2018, ed è quello di cui vi parlo oggi: Megalo Box.

Megalo Box (in originale メ ガ ロ ボ ス) è una serie televisiva animata trasmessa in Giappone a cadenza settimanale dal 6 aprile al 29 giugno 2018  e costituita da 13 episodi di durata standard (24 minuti). Realizzata da TMS Entertainment, celebre e storico studio d'animazione giapponese attivo dal 1964 e a cui si devono opere che non hanno bisogno di presentazioni come Lupin III, Lady Oscar e Detective Conan (solo per citarne tre giunte in Italia), e diretta da You Moriyama, qui al suo debutto come regista, questa serie è stata creata in commemorazione del 50° anniversario del manga Ashita no Joe (あしたのジョー), meglio noto agli appassionati italiani col titolo girellaro di Rocky Joe. In Italia Megalo Box è stato licenziato da Dynit che ha rilasciato i singoli episodi in simulcast (in pari con la trasmissione giapponese, ndr) sulla piattaforma di streaming VVVVID. Ricordo infine che l'opera originale Ashita no Joe è stata ripubblicata recentemente per intero da Star Comics in una nuova edizione di grande formato di 13 volumi.

La sigla di apertura dell'anime ci delizia fin da subito con questa chicca.
Al momento dell'annuncio di questa serie ero incuriosito ma indubbiamente scettico. "Qui vogliono usare Ashita no Joe per scopi puramente pubblicitari, chissà che ciofeca ne verrà fuori" mi ripetevo. Non sono mai stato più felice di essere smentito: già i primi trailer facevano presagire un anime dalla grande personalità e lontano dal canone attuale, ed il primo episodio mi aveva talmente convinto da farmi affermare che questa serie sarebbe stata l'underdog della stagione primaverile. Ma anche qui mi sbagliavo, perché il prosieguo ed il finale mi hanno fatto capire che mi trovavo di fronte a quella che sarà sicuramente una delle serie migliori dell'anno, un anime fatto con passione, dedizione, competenza e rispetto per il materiale originale.

Yukiko Shirato.
Ma ne approfitto per chiarirlo subito: Megalo Box non c'entra una mazza con Ashita no Joe. Non è un sequel, prequel, remake o vattelappesca, non è ambientato nello stesso universo, non è necessario aver letto/visto l'opera originale per goderselo, insomma sono due prodotti distinti. Ad unirli è a grandi linee il tema sportivo, ovvero la boxe. Megalo Box è infatti ambientato in una città futuristica dalle caratteristiche velatamente cyberpunk e ci parla di Junk Dog (per gli amici JD), un ragazzo di umili e sconosciute origini che per sopravvivere partecipa a incontri di boxe clandestini (leggasi truccati) sotto la guida del suo allenatore Gansaku Nanbu. La particolarità della boxe praticata da JD è che non viene combattuta nel modo standard, ma mediante l'ausilio di un esoscheletro nella parte superiore del corpo che rende i pugni molto più potenti e letali, e Megalo Box è il nome di questa disciplina famosa in tutto il mondo. Un giorno, l'incontro di JD con una persona cambierà il suo destino e lo porterà ad uscire dall'anonimato che lo caratterizzava fino a quel momento nella sua carriera di pugile.

Alcuni dei rimandi all'opera originale, e non sono neanche lontanamente i più belli!
Vado dritto al punto anche qui: la trama di questa serie è la più generica del mondo. Lineare e scontata, posso affermare in tutta tranquillità che già dal primo episodio si capisce a grandi linee cosa succederà e come andrà a finire. Ma non è per nulla un difetto, perché la storia di Megalo Box pur con questo limite è godibile, appassionante, ben scritta, con molti sviluppi per nulla prevedibili (soprattutto sul finale) e piena di personaggi carismatici. Sono questi infatti a fare la differenza nonostante la loro caratterizzazione basilare. Oltre al protagonista JD, per il quale è impossibile non tifare, abbiamo il suo allenatore Gansaku Nanbu, la "mascotte" Sachio (il personaggio più debole, del quale avrei fatto anche a meno), la potente e algida Yukiko, Yuri, il campione imbattuto e principale rivale di JD, e altri che incroceranno il cammino del nostro protagonista. Ottimi tutti i doppiatori, azzeccati e che contribuiscono enormemente alla riuscita dei relativi personaggi.

Nanbu Gansaku.
Ma la vera chicca per quanto mi riguarda è che quasi tutti i personaggi sono stati creati come controparte di quelli di Ashita no Joe: JD è (manco a dirlo) Joe, Nanbu corrisponde a Danpei, Yukiko è l'equivalente di Yoko, Yuri è palesemente ispirato a Rikishi. E infatti Megalo Box, nonostante come già detto non abbia alcuna connessione diretta con il suo "padre spirituale", contiene moltissimi riferimenti alla trama e all'iconografia di Ashita no Joe che rendono la sua visione semplicemente una goduria se siete fra quelli che, come il sottoscritto, hanno letto o visto l'originale. Non vi anticipo nulla perché sarei un criminale a farlo (e dovrei spoilerarvi alcuni passaggi), posso solo dirvi che alcuni di questi rimandi li ho trovati meravigliosi e sono stati un colpo al cuore perché mi hanno fatto ripensare ai momenti migliori di Ashita no Joe. Questo è fanservice fatto bene, anzi dannatamente bene.

Sachio, che ricorderò solo per il relativo tema dell'OST.
Il comparto tecnico di Megalo Box è un'altra caratteristica che innalza questa serie sopra la media degli anime usciti gli ultimi anni. Anche solo dando un'occhiata a qualche poster o immagine in rete, per non dire guardando un trailer, ci si accorge subito del suo stile molto retrò che fa il verso agli anime del passato e che dà a Megalo Box lo stesso feeling di una serie di fine anni '90/inizio anni '00 ma trasportata nel 2018. Questa è un'altra scelta che vuole evidenziare chiaramente l'omaggio alla serie animata di Ashita no Joe, e l'ho trovata fantastica. Dà all'anime una personalità pazzesca ed è supportata da un comparto tecnico di primissimo livello, con disegni e animazioni molto efficaci, fondali dettagliatissimi e un character design che sprizza nostalgia da tutti i pori. Intendiamoci però, il budget della serie non è stellare, anzi è di livello medio-basso, ci si accorge di questo soprattutto nei combattimenti che non raggiungono il livello di spettacolarità di un My Hero Academia o di un One-Punch Man per fare un esempio, nonostante questo sono godibili ma non sono il focus principale della serie, che si concentra più sull'approfondimento dei singoli personaggi e sulle sensazioni che questi provano durante i vari match, dunque è un difetto che ha un peso molto relativo.

Sequenza che rende bene l'efficacia delle animazioni nei combattimenti.
Concludo questo paragrafo dedicato al comparto tecnico facendo notare una cosa molto curiosa: Megalo Box è stato trasmesso, sia sulla TV giapponese che in simulcast, in bassa risoluzione. Si avete letto bene XD Ve ne accorgete subito facendo partire il primo episodio su VVVVID, l'immagine è sgranata e in bassa qualità proprio come se fosse visualizzata su uno schermo low-res. E laddove tutti  inizialmente pensavano che si trattasse di un errore tecnico, la presenza di questa "feature" nei successivi episodi fino al termine della serie ha confermato che si è trattata di un'altra precisa scelta da parte dei produttori, anche qui probabilmente per omaggiare gli anime del passato. Ma non si poteva fare l'omaggio anche in alta risoluzione LOL? Non ne capisco il senso. Anche qui comunque mi ci sono abituato subito e la cosa non pesa affatto sul godimento della serie, ma qualora dovessero rilasciare una versione HD per il mercato home video non ci penso due volte a riguardarmi Megalo Box come si deve.

Probabilmente la mia visual preferita dell'intera serie.
Ultimo ma non meno importante: la colonna sonora. Ragazzi la colonna sonora di Megalobox è una bomba, pura adrenalina e responsabile per un buon 50% del coinvolgimento che questa serie mi ha regalato. Prodotta da mabanua (pseudonimo di Manabu Yamaguchi), anche lui al suo debutto nel mondo degli anime, l'OST spazia abilmente fra molti generi (rock, metal, hip hop, elettronico, e anche rap) e molte declinazioni, accompagnando perfettamente ogni scena e passaggio, che sia un momento più introspettivo o un combattimento, e assegnando ad ogni personaggi un tema (in una o più versioni) immediatamente riconoscibile. Davvero un gran bel lavoro, soprattutto perché quasi tutti i brani mantengono la loro potenza anche quando ascoltati da soli, non associati alle parti visive. Personalmente ho 6-7 brani in loop nel mio smartphone da un paio di giorni, per l'esattezza da quando la soundtrack è stata rilasciata per intero, vi lascio ascoltare uno dei miei preferiti così potete farvi un'idea:


Tirando le somme, Megalo Box è un anime che consiglio caldamente a tutti gli appassionati e non, anche se non sono fan del genere sportivo (come il sottoscritto) in quanto non si concentra sulle tecniche e sui meccanismi che permettono al protagonista di affrontare i suoi rivali e vincere, come farebbe un generico shonen, ma preferisce raccontare una storia di riscatto e crescita personale focalizzandosi sui sentimenti, sulle sensazioni e sul background dei singoli personaggi all'interno di un'ambientazione futuristica affascinante. Non raggiunge lo status di capolavoro perché in ultima analisi il suo vero difetto è quello di... durare troppo poco (il setting non viene approfondito e alcuni passaggi risultano frettolosi), ma è un lavoro fatto molto bene e con grande passione, che sa coinvolgere e che si distingue dalla massa anonima di quasi tutti gli anime recenti, e di questi tempi non è una cosa da poco.

Voto: 8,5/10

Già che ci sono, visto che non so quando riuscirò a parlarne qui sul blog (sicuramente non entro l'anno), vi rivelo anche il mio personalissimo voto al manga di Ashita no Joe: 10/10


giovedì 3 maggio 2018

[Raccolte Tematiche] Le novità manga di inizio 2018

Gli impegni si accumulano, la roba da vedere/leggere/giocare idem, il tempo (e anche la voglia, nel caso di questo post) è poco e quindi il risultato non può che essere uno solo: tutti i programmi che faccio vanno  a farsi benedire ^^ Ecco quindi che questo nuovo post giunge con un ritardo assurdo rispetto ai piani che avevo stilato, ma per fortuna non ho nessuno che mi corre dietro.

Quella che oggi vi faccio è una breve panoramica sulle novità manga di questi primi mesi del 2018 da me lette (quasi tutte infatti hanno uno-due volumi all'attivo qui in Italia), sperando vi sia d'aiuto nella scelta di nuovi titoli interessanti e promettenti, e che assieme ai post precedenti vi darà un'idea abbastanza completa di quelli che sono i miei gusti :-) Non credo proprio tuttavia che rifarò in futuro una cosa del genere, è stata un esperimento che non mi ha convinto fino in fondo, ed i motivi sono principalmente due: 1) i commenti e le recensioni sintetiche preferisco lasciarli a social e forum, mentre qui sul blog se parlo di qualcosa è meglio se lo faccio bene e in maniera esaustiva; 2) la lunghezza del post XD

E visto che non voglio allungarlo ulteriormente, cominciamo. Vi parlerò di ciascun manga in ordine di gradimento crescente, quindi finita la frase troverete quello che mi ha convinto di meno (in questo pool, ovvio) e in fondo quello che mi è piaciuto di più.


Iniziamo con L'uccellino azzurro, un'interessante opera drammatica scritta dall'autore Takashi Murakami (lo stesso di Il cane che guarda le stelle) nell'immediato periodo dopo il terremoto del 2011 e il disastro di Fukushima, che si interroga su temi come vita, morte, speranza e sopportazione, roba leggera quindi  E lo fa attraverso due storie brevi (di tre e cinque capitoli rispettivamente), separate come contenuto ma collegate in quanto condividono lo stesso setting e gli stessi personaggi (si tratta infatti del medesimo nucleo familiare), che hanno come protagoniste due condizioni estremamente invalidanti dell'essere umano: lo stato vegetativo e la demenza senile. Se l'autore da un lato riesce perfettamente a trattare questi temi senza risultare mai pesante o troppo melodrammatico, anzi li affronta con una sorprendente e piacevole leggerezza, dall'altro secondo me fallisce nel coinvolgere il lettore. O almeno è quello che è successo con me: l'opera infatti mi ha lasciato un po' freddino e terminata la lettura ho pensato "Tutto qui?" e mi ero già dimenticato tutto o quasi. Forse sono io che ho esigenze troppo elevate con drammi di questo tipo, ma ahimè è andata così. Lo stile di disegno dell'autore poi non mi piace proprio, soprattutto i volti dei personaggi, troppo imperfetti ed abbozzati. Non merita assolutamente il formato 17x24 che gli ha riservato Dynit nell'edizione italiana, e alla luce del prezzo elevato mi sento di consigliare quest'opera solo agli amanti del genere più navigati. Non mi pento comunque di averla acquistata e letta e di aver supportato l'editore, preferisco mille volte leggere opere di questo tipo e rimanere parzialmente deluso piuttosto che spendere meno e accontentarmi delle ciofeche mainstream che stanno uscendo negli ultimi anni (qualcuno ha detto Planet Manga?). Voto: 6,5/10


Proseguiamo con il primo volume di Tokyo Alien Bros. (al momento in cui scrivo è già uscito il secondo su tre, ma non l'ho ancora letto), manga del giovane autore Keigo Shinzo che narra le disavventure quotidiane di due alieni mandati in ricognizione sul nostro pianeta per verificare la sua abitabilità. Carino, fa parte della categoria "Alieni che arrivano sulla Terra e cercano di abituarsi alle abitudini e alla logica umana con risultati esilaranti", le 200 pagine scorrono piacevoli e la lettura non mi ha mai annoiato. Ricorda molto, per atmosfera e umorismo, il manga Saint Young Men, mentre il tratto dell'autore sembra una versione più mainstream di quello di Taiyo Matsumoto, a testimonianza delle molteplici influenze. Nel complesso però non mi ha fatto impazzire, certe situazioni sanno un po' troppo di già visto, ma è solo il primo volume quindi vediamo come prosegue. Sull'edizione italiana valgono più o meno i discorsi fatti per L'uccellino azzurro, visto che anche questo fa parte della medesima, promettente collana Showcase che Dynit ha iniziato a pubblicare di recente: volume di grande formato e copertina ruvida al tatto, peccato solo per la carta trasparente e per il prezzo eccessivo (12-13 € erano più giusti invece di 17 €). Voto: 6,5/10


Passiamo adesso a My Love Story, che quasi tutti conoscono con il titolo giapponese Ore Monogatari, uno shojo (manga per ragazze adolescenti, ndr) che narra le vicende del buffo Takeo, un ragazzo delle superiori dall'aspetto imponente ma dall'animo ingenuo e gentile che un giorno, dopo aver salvato una ragazza di un altro istituto, Yamato, dalle molestie di un perveritito, inizia con quest'ultima una relazione. Non ho mai letto uno shojo "classico" in vita mia quindi ho deciso di dare una chance a questo, basandomi sugli ottimi pareri e soprattutto sul fatto che si discostava in molti punti dagli stilemi tipici del genere. E mi è piaciuto, senza alcun dubbio il protagonista gorillone è la marcia in più di questo manga (le sue facce sono troppo divertenti), ma ho apprezzato anche la messa alla berlina di molti stereotipi dello shojo medio, come per esempio con il personaggio di Suna, il migliore amico di Takeo. Buoni i disegni ma non riuscirò mai a digerire gli sbrilluccichii e gli sfondi poco dettagliati che si vedono sempre in queste opere, è un mio limite me ne rendo conto. Proseguo sperando non diventi ripetitivo. Buona l'edizione Star Comics, qualità della carta e dell'inchiostro a parte (ma oramai ci siamo abituati). Voto: 7/10


Promosso alla grande anche Oltre le onde, adattamento italiano del titolo originale Shimanami Tasogare. L'opera in questione parla dello studente Tasuku Kaname che, dopo essersi trasferito e nella disperazione più totale che possa essere stato scoperto che è gay, tenta il suicidio ma viene "salvato" dall'apparizione di una donna misteriosa che lo invita a frequentare il luogo da lei gestito, appartato in cima a una collina, frequentato da molte persone con problematiche simili alle sue. Un buonissimo esordio per quella che è una promettente e delicata storia di stampo slice of life su tematiche LGBT (oltre al protagonista appare infatti una coppia di lesbiche) e in generale sull'isolamento, sull'accettazione e sulle scelte di vita. I disegni dell'autrice Yuhki Kamatani non brillano per qualità tecnica ma sono molto espressivi e adatti al contesto, e vengono valorizzati dall'ottima edizione (come sempre) in formato 13x18 di J-Pop, peccato solo per qualche piccolo refuso. Proseguo fiducioso, augurandomi solo che il melodramma non prenda il sopravvento. Voto: 7,5/10


Arriviamo adesso a quella che è l'opera più mainstream fra quelle di cui vi parlo in questo post, nonché l'unica della quale ho già letto il secondo volume uscito (con il terzo in arrivo questo mese). Sto parlando di The Promised Neverland, il manga rivelazione di Shonen Jump (la celebre rivista su cui sono stati pubblicati Dragon Ball, Naruto e moltissimi altri successi manga) scritto da Kaiu Shirai e disegnato da Posuka Demizu, artista di cui adoro troppo lo stile e la creatività. Il manga in questione si discosta molto, per tema e genere, dai canoni tipici di Shonen Jump, in quanto è un horror che narra le vicende di un gruppo di bambini orfani, fra cui spiccano Norman, Ray ed Emma (i tre protagonisti), che vivono una vita all'apparenza felice e spensierata all'interno di una magione, accuditi dalle cure e dalle attenzioni della loro amorevole "mamma", ma che ben presto dovranno fare i conti con la dura, anzi durissima verità. Nonostante le premesse The Promised Neverland abbandona quasi subito il genere horror e diventa più che altro un fantasy d'azione dominato dalla strategia, immaginatevelo infatti come una fusione fra Death Note (per via della notevole enfasi posta sulla logica e sui ragionamenti) e L'attacco dei giganti (per le caratteristiche del setting ed i numerosi misteri). Al netto di alcuni dei difetti tipici degli shonen della rivista su cui è pubblicato (l'elevata verbosità, il buonismo di alcuni personaggi, qualche ingenuità di scrittura) si tratta di un esordio davvero notevole, ben scritto e appassionante, che non annoia ed anzi invoglia a proseguire. Ha tutte le carte in regola per diventare il miglior manga di Shonen Jump da un bel po' di anni a questa parte. Un gran bel colpo per J-Pop che si è assicurata la pubblicazione italiana. Voto: 7,5/10


Proseguiamo ed ecco un altro shonen, Cells at Work! (in originale Hataraku Saibou) di Akane Shimizu, pubblicato da Star Comics. Al momento del suo annuncio durante il Lucca Comics and Games 2017 non conoscevo proprio quest'opera, ma il tema (il corpo umano versione manga-battle shonen) e gli inevitabili rimandi alla celebre serie d'animazione francese Siamo fatti così che ha segnato l'infanzia della mia generazione, nonché alcuni pareri positivi raccolti in rete, mi hanno convinto a provare almeno il primo volume. Non pensavo che sarebbe stato capace di divertirmi così tanto! Si piazza di sicuro fra gli shonen più originali degli ultimi anni (assieme al già citato The Promised Neverland), alcune soluzioni adottate dall'autrice per caratterizzare l'aspetto ed il comportamento delle varie cellule del corpo umano sono infatti semplicemente geniali. Questo primo volume contiene quattro capitoli ognuno dei quali è dedicato ad un "combattimento" fra le cellule del corpo e alcune malattie/infezioni (nell'ordine: infezione batterica, allergia, influenza, ferita con conseguente entrata di corpi estranei) dove le prime sono personificate unendo i tratti tipici del manga per ragazzi contemporaneo ad elementi caratteriali che rispecchiano la loro reale funzione all'interno del nostro organismo. Il risultato è intrigante e piacevole, niente male per una debuttante  Tra i difetti segnalo la logorrea tipica del genere (anche se meno marcata rispetto a un qualsiasi shonen di Jump per intenderci, e in parte giustificata dal contesto) e alcune ingenuità che non ho apprezzato. Si è sicuramente guadagnato la lettura di un altro paio di volumi, ma il rischio ripetitività è dietro l'angolo per cui tengo le aspettative moderate. Voto: 7,5/10


La "parte alta" della classifica (se vogliamo chiamarla così) è inaugurata da Chiisakobe di Minetaro Mochizuki, adattamento in chiave moderna del romanzo storico di Yamamoto Shuguro, pubblicato da J-Pop in una lussuosa edizione di grande formato (15x21) e con sovraccoperta di alta qualità. Sono previsti in totale quattro volumi. Mi ha fatto troppo strano constatare che si tratta dello stesso autore di Dragon Head, sono due stili di disegno praticamente opposti (anche se si nota che il tratto è lo stesso). Ed il tratto preciso, misurato ed essenziale, quasi "plasticoso" (in un'accezione per nulla negativa) è proprio il punto di forza di quello che si prospetta come un promettente slice of life dai toni lievemente drammatici e con il protagonista Shigeji, giovane carpentiere che ha perso in un incendio sia i genitori che l'impresa edile del padre, abbastanza atipico per i canoni manga a causa del suo aspetto (a memoria non credo di averne mai visto uno così barbuto) e dei suoi modi molto diretti e schietti. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e la storia non è mai pesante grazie anche ai dialoghi ridotti. Promosso, attendo con trepidazione la lettura del secondo volume. Voto: 8/10


Quella di cui vi parlo adesso è l'opera senza dubbio più stravagante della lista, ovvero La Pomme Prisonnière di Kenji Tsuruta. Per chi non lo conoscesse, Tsuruta è uno degli autori e disegnatori più noti ed apprezzati dell'underground giapponese, quindi è di nicchia persino per loro. Ha uno stile immediatamente riconoscibile sia per la narrativa, criptica e priva di un vero e proprio filo conduttore, sia per la parte grafica, caratterizzata spesso e volentieri da donne, anzi ragazze nude (in modo mai provocante) che rappresentano l'adolescenza innocente e, a volte, perduta. Tutto questo lo ritroviamo anche in La Pomme Prisonnière che altro non è, come si evince dall'indice e dalla postfazione dell'autore a fine volume, che una raccolta di vari episodi pubblicati su rivista slegati fra loro come continuità ma uniti da tre temi: nudità, gatti e rovine. In particolare, l'ambientazione è una affascinante versione alternativa di Venezia. Il risultato è un volume molto piacevole e interessante, caratterizzato da una quasi totale assenza di dialoghi e che si legge tutto d'un fiato, ma che però in fin dei conti è indirizzato solo ai fan dell'autore e in generale a chi vuole esplorare il mondo del manga underground. Insomma, non tutti potrebbero amarlo o anche solo apprezzarlo. Io l'ho fatto ;-) Speriamo faccia un minimo di vendite così ci porteranno altre opere dell'autore, non come ha fatto Planet Manga con la povera Emanon. Voto: 8/10


Sul gradino più basso del podio delle novità manga di inizio 2018 troviamo uno dei manga rivelazione dello scorso anno, esploso dopo il grande successo dell'adattamento animato. Sto parlando di Made in Abyss di Akihito Tsukushi, uno dei seinen più originali e sorprendenti che mi sia capitato di vedere da un bel po' di tempo a questa parte. La trama è molto semplice, ed è ambientata in un mondo fantastico dove un'enorme voragine chiamata "L'Abisso" è l'ultimo posto inesplorato del pianeta, e nelle cui profondità si nascondono creature ripugnanti e reliquie del passato. La protagonista Rico, una bambina orfana vivace e sognatrice, un giorno scopre un misterioso bambino di nome Reg, che si rivela essere un robot, e con lui decide di partire per un'avventura che li spingerà fino ai livelli più profondi dell'Abisso. Mi risulta molto, ma veramente molto difficile parlare di quest'opera in maniera sintetica, perché le cose da dire sono tante ed infatti credo proprio che prima o poi (quando saranno usciti più volumi del manga da noi) gli dedicherò un post approfondito. In questa sede posso solo dirvi che Made in Abyss è un'opera davvero meritevole e che consiglio a tutti, per la quale non bisogna farsi trarre inganno dal character design "puccioso", simil-chibi dei personaggi e dalle premesse molto shonen, perché come atmosfera e maturità è un seinen a tutti gli effetti, caratterizzato da una discreta dose di violenza e scene poco adatte ai deboli di stomaco. Atmosfera adulta e opprimente alla quale contribuiscono i meravigliosi (non trovo altro aggettivo per descriverli) disegni in scala di grigi dell'autore, ogni pagina è una piccola opera d'arte, che rendono a meraviglia nell'edizione italiana di grande formato (15x21, come quella giapponese) proposta da J-Pop, che pecca solo nella sovraccoperta troppo plasticosa. Gli assegno un voto appena sotto l'eccellenza ma solo perché mi limito a valutare il primo volume, vi posso già anticipare che fino a dove sono arrivato col materiale inedito il mio giudizio è ancora più entusiastico. Voto: 8,5/10


Sul secondo gradino del podio metto Disegna!, adattamento italiano del complicato titolo originale Kakukaku Shikajika, di Akiko Higashimura. Avevo letto solo belle cose su quest'opera, vincitrice del Manga Taisho nel 2015, ma questo primo volume ha ampiamente superato le mie aspettative e voglio già il secondo! Il manga in questione è un'opera autobiografica in cui la Higashimura racconta la sua vita e la sua crescita personale quando era ancora una liceale giovane, ingenua e sognatrice che voleva entrare in un'accademia di belle arti e diventare una disegnatrice di shojo, e di come l'incontro con un rigido e inflessibile maestro di pittura le abbia cambiato la carriera. L'autrice è bravissima a raccontare le sue esperienze, le sue aspirazioni ed il suo scontro con la dura realtà senza risultare mai noiosa o retorica, anzi nonostante l'elevata mole di testo non ci si annoia mai ed i personaggi (realmente esistiti, ma di sicuro almeno in parte romanzati) sono tutti caratterizzati alla perfezione, in particolare il severo (ma sotto sotto dal cuore tenero) Maestro Hidaka. Anche qui, edizione J-Pop lussuosa e di grande formato (ma devo segnalare la carta un po' trasparente) che valorizza ancora di più l'opera. Voto: 9/10



Siamo arrivati alla fine! La novità manga che più ho apprezzato in questo inizio 2018 è L'ultimo volo della farfalla (in originale Chou no Michiyuki) di Kan Takahama. L'opera in questione, ambientata nel XIX secolo nel distretto di Maruyama a Nagasaki, narra la storia di una celebre cortigiana di alto rango e della sua particolare relazione con un uomo malato, rapporto che cela molti segreti. Splendido! Un piccolo capolavoro di poesia e semplicità che sembra stato creato apposta per piacermi, un volume unico di 8 capitoli che mi ha talmente preso da leggerlo in poco più di un'ora. Le varie componenti di quest'opera sono come ingranaggi ben progettati e collocati minuziosamente all'interno di un meccanismo ben oliato che funziona alla perfezione: la storia semplice, coinvolgente e con personaggi ottimamente caratterizzati nel giro di poche vignette; l'ammirevole ricostruzione storica, si percepisce proprio in ogni pagina (e nella postfazione a fine volume) tutto l'entusiasmo e la cura che l'autrice ha messo nelle ricerche e nella documentazione per rendere il setting quanto più credibile possibile; ma soprattutto gli splendidi disegni, molto dettagliati e caratterizzati da un uso affascinante della scala di grigio e da giochi di luci e ombre che li rendono incredibilmente caldi ed avvolgenti, mi ci è solo voluto un po' per abituarmi ai volti ma per il resto sono perfetti, e rendono a meraviglia nell'edizione italiana di Dynit (anche qui un po' sovrapprezzo). L'unico difetto che ci trovo... è che finisce troppo presto!  Mi ero talmente affezionato alla storia, all'atmosfera e ai personaggi che arrivare all'ultima pagina è stato un colpo al cuore. Leggerò volentieri altre opere dell'autrice dovessero portarle in Italia. Voto: 9/10


Bene, se siete arrivati in fondo a questo post, complimenti ^_^ O non avevate un caspio da fare, o siete dei veri appassionati di manga come il sottoscritto, e in tal caso spero che questa mia panoramica vi abbia aiutato a scegliere uno dei vostri prossimi acquisti, o anche solo messo curiosità. Stay tuned per il prossimo aggiornamento!


N.B: L'uccellino azzurro e L'ultimo volo della farfalla sono stati recensiti anche dalla mia carissima amica Caroline Preston nel suo blog, rispettivamente a questo e a questo link 😄