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mercoledì 1 maggio 2019

[Le belle sorprese] Getenrou

Poco più di un anno fa, il noto editore bolognese Dynit, fino a quel momento attivo principalmente nel mondo anime home video, sorprese tutti annunciando una nuova collana manga, intitolata Showcase e curata dalla bravissima traduttrice ed esperta del settore Asuka Ozumi (non la ringrazierò mai abbastanza), che avrebbe visto nel corso dei mesi la pubblicazione di opere e autori molto interessanti e fino a quel momento poco considerati, se non ignorati, dagli altri editori per il loro essere di nicchia. Pur con qualche polemica, dovuta principalmente alle caratteristiche fisiche e al rapporto qualità-prezzo delle sue edizioni, tale collana si è guadagnata sin da subito il favore di numerosi appassionati incluso il sottoscritto (possiedo un buon 90% di tutti i volumi pubblicati finora). E se ricordate, ho commentato brevemente alcune delle prime uscite Showcase in questo post.

Ebbene, sono qui per parlarvi di quello che, per i miei gusti da lettore, ritengo ora come ora il miglior manga di questa collana, con buona pace di lavori notevoli come Helter Skelter e L'ultimo volo della farfalla. E' un volume unico, il suo titolo è Getenrou (外天楼, in originale), ed è scritto e disegnato da Masakazu Ishiguro. E' stato pubblicato in patria da Kodansha nel 2011 mentre in Italia è arrivato lo scorso marzo.

Ishiguro (classe 1977) è un autore sfortunato nel nostro paese, in quanto la sua prima opera pubblicata all'epoca da GP Manga, Eppur la città si muove, è attualmente interrotta al 3° volume su 16 totali, e non vi sono ancora piani di ripresa/ristampa da parte di J-Pop Manga, l'editore che ha assorbito GP e il suo catalogo qualche anno fa. Un plauso va dunque a Dynit per aver deciso di portare questo suo nuovo lavoro e far così riscoprire (o scoprire, nel mio caso) un autore molto in gamba e meritevole. Speriamo che questa pubblicazione ci permetta di vedere altre sue opere nel nostro paese.

Ma andiamo al dunque. La storia del manga è ambientata in un setting fantascientifico, ma futuribile e realistico, dalle evidenti reminescenze asimoviane: i robot infatti sono oramai integrati alla perfezione nella società. Getenrou è il nome di un edificio, un condominio per l'esattezza, nelle cui mura sembrano aggirarsi strani individui. In tutto questo, l'ispettrice della polizia Saeko Sakuraba deve indagare su un caso di omicidio che coinvolge due misteriosi fratelli.

Partendo da queste premesse generiche, l'autore costruisce un fanta-thriller da manuale, e lo fa proponendo storie all'apparenza non collegate fra loro, caratterizzate da una struttura tipicamente slice of life e da un umorismo bizzarro e surreale, geniale e mai scontato, cervellotico senza essere pesante (grazie ai dialoghi scorrevoli e concisi), che in più punti mi ha fatto ridere di gusto. Ne è un esempio la detective dalla fervida immaginazione Sakuraba, il personaggio più riuscito e simpatico del manga.

Andando avanti tuttavia Ishiguro sorprende i lettori collegando piano piano tutte queste storie e aumentando la componente drammatica-riflessiva (non sono pochi i dilemmi di natura etica e sociale sollevati dagli sviluppi della trama), fino a farle magistralmente convergere sul finale in un unico filone narrativo, dando una spiegazione a tutto quello lasciato in sospeso e concludendo le vicende in un modo sorprendente e inaspettato, se non addirittura traumatico.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quest'opera ma dovrei fare necessariamente spoiler, e siccome non voglio rovinarvi nulla o costringervi a saltare un intero paragrafo nel caso non abbiate ancora letto il volume preferisco fermarmi qui. Posso solo dirvi, a conclusione di questo commento, che Getenrou è uno dei fumetti più completi che abbia mai letto, poiché in un solo volume (9 capitoli per la precisione) mescola abilmente commedia e dramma, leggerezza e riflessioni, proponendo una storia appassionante e rimanendo fedele ai principi del manga mainstream. Lo stile di disegno dell'autore è infatti semplice, pulito ed efficace, brilla nella caratterizzazione e nelle espressioni dei personaggi, e permette al lettore di concentrarsi su quello che viene narrato senza alcuna distrazione.

L'edizione italiana è la solita Dynit Showcase: grande formato (16,5x24), non necessario per lo stile di disegno minimale; carta con trasparenze più o meno evidenti a seconda di ciò che viene raffigurato, per fortuna mai eccessive; prezzo (16,90 €) in linea con le altre uscite.

Ah per la cronaca, questo volume è stato recensito anche dal mitico Yue Lung, trovate il suo commento a questo link. Se questo post non vi ha ancora pienamente convinto a recuperarlo, o semplicemente vi va di leggere un parere scritto da una persona molto più competente e acculturata del sottoscritto, dategli un'occhiata 😉

9/10

martedì 25 dicembre 2018

[E i marò?] La Torre Fantasma

Copertina del primo volume italiano.
Salve a tutti passeggeri della nave del vostro Ammiraglio! Se siete arrivati a leggere queste righe e avete capito il significato del tag nel titolo del post beh, vi faccio i complimenti ma anche le condoglianze, perché quasi sicuramente significa che, come il sottoscritto, anche la vostra testa non è così a posto per capire una battuta del genere XD

Ehm... tornando seri, oggi finalmente riesco a parlarvi (in extremis visto che siamo a fine anno) di un manga molto particolare e stravagante, con alcuni difetti ma meritevole di lettura, anticipato al termine del precedente post su I Fiori del Male di Shūzō Oshimi oramai quattro mesi fa. Mi riferisco a La Torre Fantasma di Tarō Nogizaka. Adattamento italiano del titolo originale 幽麗塔 (Yūreitō), La Torre Fantasma è un seinen manga scritto e disegnato dall'autore sulla rivista Big Comic Superior dell'editore giapponese Shogakukan dal 2010 al 2014, e raccolto in 9 volumi tankōbon. Il manga è stato annunciato per il mercato italiano dall'editore Planet Manga che ha pubblicato i nove volumi a cadenza bimestrale in un'edizione da edicola senza infamia e senza lode (prezzo 4,50 € cadauno) da marzo 2016 a luglio 2017.

Ecco a voi Tetsuo!
Chi è Tarō Nogizaka? Come accade oramai per molti autori e autrici giapponesi, non si riescono a trovare molte informazioni in rete su di lui, personalmente sono riuscito a recuperare solo una sua foto (neanche troppo definita) e la sua data di nascita, nell'anno 1968 a Nanao, prefettura di Ishikawa. Il suo debutto nel mondo dei manga avviene nel 2002 con i disegni di Team Medical Dragon (su testi di Akira Nagai), un'opera molto interessante sulle mancanze e le inefficienze del sistema sanitario giapponese che purtroppo nel nostro paese non ha avuto fortuna, in quanto interrotta dall'editore Planeta DeAgostini al 4° volume (su 25 totali) oramai molti anni fa. Qualora un altro editore nostrano, magari proprio la Planet, dovesse riprendere a pubblicarla in futuro la recupererei al volo! Sempre l'etichetta manga del marchio Panini Comics ha iniziato a pubblicare proprio di recente anche l'ultima opera conclusa in patria dell'autore, Gideon of the 3rd, ambientata all'epoca della rivoluzione francese, di cui ho già comprato, letto ed apprezzato i primi due volumi. Tarō Nogizaka è entrato di diritto fra i miei autori manga preferiti, per motivi che vi saranno chiari andando avanti nella lettura di questo post, e ho deciso che comprerò ad occhi chiusi qualsiasi sua opera dovessero portare in Italia nei prossimi anni.

Chi sarà mai il tizio con la maschera ed il coltello?
Ma torniamo a La Torre Fantasma. La genesi, o meglio le ispirazioni di quest'opera sono alquanto particolari e meritano un breve cenno. Tutti i volumi dell'edizione italiana recitano sulla copertina, nel riquadro nel titolo, la scritta Tratto da La Torre Fantasma di Ruiko Kuroiwa. Documentandomi un po', ho scoperto che questo Ruiko Kuroiwa è stato un giornalista e scrittore giapponese che nel 1901 ha tradotto e adattato il romanzo mystery A Woman in Grey (1898) della scrittrice anglo-americana Alice Muriel Williamson proprio con il titolo Yūrei tō. Tale opera riceverà un altro adattamento in lingua giapponese nel 1937 da Ranpo Edogawa, noto scrittore e critico a cui si attribuisce la nascita della letteratura mystery/investigativa nipponica.

Le premesse della trama de La Torre Fantasma sono molto semplici, quasi basilari per il genere. Siamo a Kobe nel 1954, in piena epoca Shōwa. Taichi Amano è un giovane solitario, squattrinato e di poche speranze che si diletta a sperperare i suoi miseri guadagni in riviste Kasutori (pubblicazioni dedicate a temi grotteschi ed erotici che andavano in voga nel periodo, ndr). Un giorno riceve un'offerta da parte di Tetsuo, un giovane misterioso e di bell'aspetto, che lo vuole come partner nella ricerca di un ricchissimo tesoro che si dice essere nascosto nella torre dell'orologio della città, soprannominata "La Torre Fantasma" in quanto luogo di un brutale assassinio avvenuto qualche anno prima. Amano, allettato dalle prospettive di ricchezza ma anche costretto da un incendio "improvviso" che lo priva dell'appartamento dove si trovava in affitto, accetta e parte così l'avventura dei due protagonisti alla ricerca di questo tesoro, che si rivelerà tutto tranne che priva di ostacoli ed imprevisti, perché i due giovani non sono gli unici interessati. L'inquietante Marube, pubblico ministero e nuovo proprietario dell'edificio della torre, e la stessa polizia sembrano aver preso di mira il bottino e le loro mosse generano ben più di qualche sospetto.

La torre dell'orologio di Kobe.
Seguendo questo incipit, nel primo volume l'autore è veramente bravo a introdurre il lettore nell'atmosfera del periodo (ben riprodotto a livello grafico) e a presentargli la storia e i personaggi, assieme ovviamente ai numerosi e accattivanti misteri. Già dal secondo volume iniziano però le particolarità di questa serie. Cercando di limitare al minimo gli spoiler, in alcuni volumi de La Torre Fantasma Tarō Nogizaka sembra quasi "dimenticarsi" della trama principale e getta i due protagonisti in alcune storie a tutti gli effetti filler, che aggiungono poco o nulla alla risoluzione del mistero della torre e sono collegate solo alla lontana con esso. Molti di voi penseranno che ciò vada a scapito di quest'ultimo, ma sono qui a smentirvi perché per quanto mi riguarda queste storie secondarie oltre ad essere ben scritte e interessanti servono a portare avanti la caratterizzazione del rapporto fra Tetsuo, Amano ed il cast di contorno. Inoltre l'autore non si dimentica per nulla della trama principale ed anzi la sviluppa molto bene, in maniera appassionante e con molti plot twist inaspettati. Il suo apice è collocato nei volumi 6-8 che sono i più adrenalinici e scorrevoli, grazie anche all'introduzione di elementi survival. Non è esente da difetti e forzature, ma per quanto riguarda il capitolo storia La Torre Fantasma è promosso a pieni voti.

L'espressività dei personaggi è ottima.
Quello che rende veramente particolare la trama di quest'opera, e la differenzia dagli altri esponenti del genere, è l'approfondimento di un tema alquanto inaspettato: la sessualità. Anche qui vorrei dirvi parecchie cose, ma analizzare nel dettaglio l'argomento significherebbe dover per forza fare spoiler e questo andrebbe a discapito del vostro godimento della serie. Mi limito quindi a rivelarvi che molti personaggi de La Torre Fantasma presentano un lato "queer" (termine che significa bizzarro, eccentrico ndr) che verrà a galla durante gli eventi della trama, spesso fungendo anche da motore per quelli successivi. Le tematiche ed i sentimenti che vengono affrontati sono davvero delicati e per nulla banali e l'autore riesce a presentarli in una maniera che ho trovato a dir poco azzeccata, con una morbosità mai eccessiva, amalgamandoli perfettamente nella storia, perché il rischio di cadere nella spazzatura e nei facili sentimentalismi era molto elevato. Questo manga diventa infatti un vero e proprio inno alla diversità ed una coinvolgente analisi del tema dell'identità sessuale innestati nella struttura portante di un action-mystery in piena regola. Non tutti potrebbero apprezzare questo lato più stravagante della serie, trovandolo addirittura  fuori luogo e repellente, e posso anche capirlo, ma a mio parere si tratta di una delle caratteristiche che rende quest'opera meritevole di essere scoperta e letta.

Imparerete ad amare questo trio!
I personaggi sono un altro aspetto riuscitissimo del manga, perché nessuno di loro nel corso della storia si rivela essere per quello che appare inizialmente. Non solo: quasi tutti, anche i più insospettabili, possiedono un lato "marcio" del loro carattere (aspetto che, come sapete, adoro tantissimo se ben approfondito) che verrà a galla più volte nel corso della storia, sia volontariamente che involontariamente perché costretti dalla piega che prendono gli eventi. La coppia di protagonisti, Amano e Tetsuo, è a mio parere una delle più riuscite che abbia mai incontrato in un manga: i loro scambi di battute sono appassionanti e ben scritti, la loro caratterizzazione è complementare (ma non senza qualche sorpresa) ed è molto facile arrivare a provare empatia nei loro confronti e a tifare per la loro vittoria durante la ricerca del tesoro. Amano è molto di più del giovanotto ingenuo e facilmente manipolabile che potrebbe sembrare nei primi capitoli, mentre Tetsuo è un personaggio molto enigmatico e affascinante, che riserverà molte sorprese e che diventa a tutti gli effetti il vero punto di forza di questa serie. Ma anche il cast dei personaggi di contorno è molto vario e sfaccettato: degni di menzione sono il detective Yamashina e il pubblico ministero Marube, in molti punti quasi co-protagonisti, con il secondo che è tutto fuorché un villain banale e stereotipato.

Bell'illustrazione, ma si nota troppo la CG.
Anche lo stile di disegno di Tarō Nogizaka è una nota distintiva del manga. Particolare e immediatamente riconoscibile, abbastanza lontano dal canone tipico del manga moderno, con un utilizzo massiccio dei retini e dei chiaro-scuri (mantenuto anche in Gideon of the 3rd) che rende molto dark le sue tavole, e con un numero di vignette per pagina superiore alla media, si adatta benissimo all'atmosfera mystery e all'ambientazione storica della serie, come ho già detto riprodotta con molta cura e dovizia di particolari. Il character design dei personaggi li rende perfettamente distinguibili ed espressivi, anche se spesso (soprattutto nei primi volumi) la qualità di alcuni volti non è proprio la migliore possibile e stona parecchio con quella di altri meglio rappresentati. Altre due cose che non ho apprezzato del tutto sono l'utilizzo di sfondi in CG abbastanza evidenti (per esempio con gli ingranaggi e i meccanismi della torre dell'orologio) ma per fortuna ridotti, e una certa artificiosità in alcune illustrazioni (tipo quelle a inizio capitolo) dovuta ai riflessi di luce e alle forme rotondeggianti, che fa sembrare i personaggi delle bambole.

Insomma, con questo (al solito) lungo post spero di avervi dato una bella panoramica su questo titolo e di aver riassunto al meglio i suoi pregi e soprattutto i suoi difetti, che potrebbero allontanare molti potenziali lettori anche interessati al genere, ma che almeno nel mio caso non gli hanno impedito di fargli occupare un posto d'onore fra i miei seinen preferiti degli ultimi anni, e a farmi scoprire un autore interessante e molto in gamba di cui terrò d'occhio ogni nuova opera d'ora in avanti. Anche perché, come avete capito, molti di questi potenziali difetti come il lato più queer di storia e personaggi li reputo a tutti gli effetti delle caratteristiche.

Attendo con ansia il seguito dell'opera, Girone Fantasma ... ... ... ok adesso la smetto per davvero XD

Voto: 8/10



P.S:
La Torre Fantasma è stato recensito anche dalla mia amica blogger Hana Hanabi, qui trovate il link al suo post. Se vi interessa il punto di vista di una vera appassionata di romanzi gialli e letteratura mystery dategli un'occhiata 😃


P.P.S:
alcuni di voi avranno notato che negli ultimi due post (incluso questo) non ho messo in fondo l'anteprima del contenuto di quello successivo. Non si tratta di una doppia dimenticanza, ma di una cosa voluta dal sottoscritto, che ha deciso di abolire questa consuetudine in quanto si è rivelata più limitante del previsto. A causa dell'elevato numero di opere che leggo/seguo spesso mi ritrovo a voler parlare di qualcosa che inizialmente non avevo previsto, ed aggiungendo a questo fattore anche il tempo sempre più limitato che riesco a dedicare al blog, ho deciso che d'ora in avanti non seguirò più nessuna programmazione, gli argomenti scelti non saranno più anticipati in alcun modo ed i relativi post con la recensione saranno pubblicati solo quando saranno pronti. Inoltre nel 2019 i miei post saranno in media più corti e scorrevoli, e per questo più numerosi. Come molti di voi avranno notato faccio abbastanza fatica a non parlare nella maniera più completa possibile di un'opera che ho apprezzato, perché cerco sempre di analizzarla in ogni suo parametro (storia, personaggi, temi, disegni, etc.). Ma dopo averci pensato bene ho deciso che forse è meglio dare la priorità al numero di opere di cui parlare piuttosto che sulla loro trattazione. Aspettatevi comunque qualche post mediamente lungo, e ambizioso, dove cercherò di approfondire alcuni autori manga che mi stanno particolarmente "a cuore" (le virgolette sono volute ahahah). Qui si che vi anticipo due nomi: Naoki Urasawa e Kazuo Kamimura 😎

domenica 25 marzo 2018

[Flash Review] Che Kuro!

Quello che mi accingo a recensire in questo secondo post breve del mio blog è un manga che mi ha veramente sorpreso e che costituisce una delle novità più interessanti degli ultimi mesi, se non anni, pubblicate sul suolo italico. E che consiglio a tutti gli appassionati di questo medium anche solo per la sua sorprendente originalità, nonché brevità (fate conto che me lo sono letto tutto in un pomeriggio).

Sto parlando di Kuro (termine che in giapponese signfica "nero"), un manga seinen scritto e disegnato da Somatou sulla rivista Tonari no Young Jump di Shueisha. Iniziata nel 2011 e conclusasi nel 2016, l'opera in questione è una miniserie in tre volumi (abbastanza corti, più o meno 120-130 pagine l'uno) recentemente portata in Italia dall'editore J-Pop, quello che in assoluto mi sta dando più soddisfazioni in questi ultimi mesi, dopo essere stata annunciata online lo scorso anno. L'edizione italiana vede i tre volumi del manga pubblicati in formato tascabile 12x17 cm all'interno di un box raccoglitore, molto pratico ed elegante, al prezzo totale di copertina di 20,70 €. Come da tradizione dell'editore, i volumi sono acquistabili anche separatamente al prezzo di 6,90 € ciascuno (che molti potrebbero trovare esagerato ma faccio notare che questo è un manga a colori), e al momento in cui scrivo questo post il terzo deve ancora uscire, si può trovare solo all'interno del box.

La trama iniziale di Kuro è molto semplice e lineare, e ci parla di questa ragazzina di nome Coco che vive da sola all'interno di una sconfinata magione assieme al suo gatto nero Kuro (che fantasia), occupandosi dei doveri quotidiani, tra cui le spese in città e lo studio assieme a una maestra che si reca regolarmente presso la sua dimora, e divertendosi con il suo animale domestico. Se la cosa vi sembra abbastanza normale, beh sappiate che... nulla, non voglio anticiparvi assolutamente alcun dettaglio di quelli che sono la vera trama ed il vero mondo di Kuro perché non voglio rovinarvi il godimento, a tale scopo anche le immagini di anteprima in questo post sono poche come potete notare (due, esclusa la copertina del primo volume) e senza alcuno spoiler. Posso solo dirvi che già dopo qualche capitolo emergono in maniera evidente tutte le peculiarità del setting e l'originalità di molte soluzioni adottate dall'autore (o autrice, non si sa con certezza) nel raccontare quella che sostanzialmente è una bellissima favola gotica sul tema dell'amicizia, sia fra persona e animale che fra persona e persona.

L'originalità di cui parlo si ha sia a livello di contenuto che a livello di forma, ed è sicuramente la seconda che salta subito all'occhio non appena si prende in mano un volume. Come ho già anticipato, le pagine di Kuro possiedono una caratteristica che non si vede spesso nei fumetti giapponesi: sono a colori. O meglio, i primi due volumi sono metà a colori e metà in bianco e nero, il terzo addirittura 3/4 a colori e il resto in B/N. Il motivo di questa singolare suddivisione è legato, da quel che ho capito a lettura terminata (non so se vi siano dei motivi più profondi), al fatto che le pagine a colori costituiscono la storia principale, quelli in bianco e nero invece sono dei capitoli extra, slegati dal filone centrale, che però tanto "extra" non sono in quanto contengono rivelazioni importanti sul passato di molti personaggi e su molti aspetti del mondo di Kuro. Un'altra peculiarità delle parti a colori è la loro organizzazione: i capitoli infatti sono le pagine stesse, nel senso che ogni pagina a colori costituisce un'unità a se stante che ha senso compiuto e che può essere letta indipendentemente da quella precedente e quella successiva, anche qualora dovesse essere legata ad esse per motivi di storia. Mi rendo conto che è un aspetto molto difficile da spiegare a parole e che potrebbe lasciare basiti tutti quelli che mi stanno leggendo e che sono abituati a qualcosa di più "classico", l'unica cosa che posso dirvi è: provate per credere, prendete in mano un volume e capirete subito quello di cui sto parlando. E' un'altra caratteristica che rende Kuro molto affascinante, e che denota una notevole maestria e conoscenza del medium fumettistico.

L'utilizzo dei colori è senza alcun dubbio uno dei pregi più evidenti del lato artistico dell'opera, e faccio notare che si tratta di disegni concepiti appositamente in questo modo, ovvero che non siamo in uno di quei casi in cui le tavole sono state pubblicate originariamente in bianco e nero con i colori aggiunti a posteriori (cosa che va fin troppo di moda negli ultimi anni, vedi le edizioni full color di Naruto e Dragon Ball). Il risultato è che questi si integrano alla perfezione con tutto il resto. Trattandosi poi di colori molto caldi e non troppo accesi, essi contribuiscono splendidamente alla costruzione dell'atmosfera surreale, eterea, accogliente ed inquietante al tempo stesso della storia. Conclude il tutto il tratto molto pulito, preciso e delicato dell'autore/autrice che spazia abilmente fra ragazze, adulti, raccapriccianti abomini e soprattutto ambientazioni molto dettagliate. Le prime potrebbero apparire a prima vista un ostacolo per chi non sopporta il character design di stampo loli/puccioso dato che questa serie ne fa un uso abbondante, ma è una falsa impressione che bisogna superare in quanto l'innocenza dei personaggi più giovani stride "meravigliosamente" con il lato più angosciante e onirico dell'opera. C'è qualche ingenuità, es. una delle amiche di Coco (la tipa bionda nell'immagine a colori sopra, ndr) che ha solo due anni in più di lei e sembra già un'adulta, ma si tratta davvero del pelo nell'uovo.

Per quanto riguarda trama e personaggi come ho già anticipato vorrei cercare di dirvi il meno possibile, perché qualsiasi dettaglio, anche il più insignificante, rovinerebbe la lettura di quest'opera sorprendente e che rivela piano piano, pagina dopo pagina, vignetta dopo vignetta, tutti i suoi punti di forza ed il suo approccio molto originale ad una storia che di base potrebbe apparire la solita minestra riscaldata. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e ci si affeziona immediatamente a loro, non solo alla dolce Coco e al simpatico Kuro ma anche a tutti gli altri comprimari, e la cosa assume maggiore rilievo se pensate che questo avviene con un utilizzo dei dialoghi molto ridotto. Anzi, per evidenziare maggiormente la cosa, vi dico che secondo me Kuro poteva avere zero dialoghi e sarebbe stato comprensibile e coinvolgente allo stesso modo!

Il finale dell'opera è una delle cose che ho maggiormente apprezzato e, al netto di qualche spiegazione/vignetta che non ho compreso benissimo (ma magari è colpa mia che ho letto il manga tutto d'un fiato, senza avere il tempo di metabolizzare alcuni passaggi), dà all'opera una conclusione soddisfacente e soprattutto coerente con quelle che sono le sue basi, ovvero quelle di una favola in tutto e per tutto (e mi fermo qui perché ho già detto troppo).

In definitiva, questa miniserie è stata proprio una bella sopresa, un manga che non mi pento di aver acquistato a scatola chiusa (anche se non è proprio così, avevo già sentito molti pareri favorevoli a riguardo) e di aver letto senza alcun pregiudizio o informazione pregressa, cosa che raccomando di fare a tutti quelli che spero di aver convinto con questo post ad approcciarsi all'opera. Chi possiede/ha posseduto un gatto come animale domestico poi è praticamente obbligato a leggerla, a mio modesto parere ^_^

Voto: 8/10