Visualizzazione post con etichetta Storico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storico. Mostra tutti i post

martedì 25 dicembre 2018

[E i marò?] La Torre Fantasma

Copertina del primo volume italiano.
Salve a tutti passeggeri della nave del vostro Ammiraglio! Se siete arrivati a leggere queste righe e avete capito il significato del tag nel titolo del post beh, vi faccio i complimenti ma anche le condoglianze, perché quasi sicuramente significa che, come il sottoscritto, anche la vostra testa non è così a posto per capire una battuta del genere XD

Ehm... tornando seri, oggi finalmente riesco a parlarvi (in extremis visto che siamo a fine anno) di un manga molto particolare e stravagante, con alcuni difetti ma meritevole di lettura, anticipato al termine del precedente post su I Fiori del Male di Shūzō Oshimi oramai quattro mesi fa. Mi riferisco a La Torre Fantasma di Tarō Nogizaka. Adattamento italiano del titolo originale 幽麗塔 (Yūreitō), La Torre Fantasma è un seinen manga scritto e disegnato dall'autore sulla rivista Big Comic Superior dell'editore giapponese Shogakukan dal 2010 al 2014, e raccolto in 9 volumi tankōbon. Il manga è stato annunciato per il mercato italiano dall'editore Planet Manga che ha pubblicato i nove volumi a cadenza bimestrale in un'edizione da edicola senza infamia e senza lode (prezzo 4,50 € cadauno) da marzo 2016 a luglio 2017.

Ecco a voi Tetsuo!
Chi è Tarō Nogizaka? Come accade oramai per molti autori e autrici giapponesi, non si riescono a trovare molte informazioni in rete su di lui, personalmente sono riuscito a recuperare solo una sua foto (neanche troppo definita) e la sua data di nascita, nell'anno 1968 a Nanao, prefettura di Ishikawa. Il suo debutto nel mondo dei manga avviene nel 2002 con i disegni di Team Medical Dragon (su testi di Akira Nagai), un'opera molto interessante sulle mancanze e le inefficienze del sistema sanitario giapponese che purtroppo nel nostro paese non ha avuto fortuna, in quanto interrotta dall'editore Planeta DeAgostini al 4° volume (su 25 totali) oramai molti anni fa. Qualora un altro editore nostrano, magari proprio la Planet, dovesse riprendere a pubblicarla in futuro la recupererei al volo! Sempre l'etichetta manga del marchio Panini Comics ha iniziato a pubblicare proprio di recente anche l'ultima opera conclusa in patria dell'autore, Gideon of the 3rd, ambientata all'epoca della rivoluzione francese, di cui ho già comprato, letto ed apprezzato i primi due volumi. Tarō Nogizaka è entrato di diritto fra i miei autori manga preferiti, per motivi che vi saranno chiari andando avanti nella lettura di questo post, e ho deciso che comprerò ad occhi chiusi qualsiasi sua opera dovessero portare in Italia nei prossimi anni.

Chi sarà mai il tizio con la maschera ed il coltello?
Ma torniamo a La Torre Fantasma. La genesi, o meglio le ispirazioni di quest'opera sono alquanto particolari e meritano un breve cenno. Tutti i volumi dell'edizione italiana recitano sulla copertina, nel riquadro nel titolo, la scritta Tratto da La Torre Fantasma di Ruiko Kuroiwa. Documentandomi un po', ho scoperto che questo Ruiko Kuroiwa è stato un giornalista e scrittore giapponese che nel 1901 ha tradotto e adattato il romanzo mystery A Woman in Grey (1898) della scrittrice anglo-americana Alice Muriel Williamson proprio con il titolo Yūrei tō. Tale opera riceverà un altro adattamento in lingua giapponese nel 1937 da Ranpo Edogawa, noto scrittore e critico a cui si attribuisce la nascita della letteratura mystery/investigativa nipponica.

Le premesse della trama de La Torre Fantasma sono molto semplici, quasi basilari per il genere. Siamo a Kobe nel 1954, in piena epoca Shōwa. Taichi Amano è un giovane solitario, squattrinato e di poche speranze che si diletta a sperperare i suoi miseri guadagni in riviste Kasutori (pubblicazioni dedicate a temi grotteschi ed erotici che andavano in voga nel periodo, ndr). Un giorno riceve un'offerta da parte di Tetsuo, un giovane misterioso e di bell'aspetto, che lo vuole come partner nella ricerca di un ricchissimo tesoro che si dice essere nascosto nella torre dell'orologio della città, soprannominata "La Torre Fantasma" in quanto luogo di un brutale assassinio avvenuto qualche anno prima. Amano, allettato dalle prospettive di ricchezza ma anche costretto da un incendio "improvviso" che lo priva dell'appartamento dove si trovava in affitto, accetta e parte così l'avventura dei due protagonisti alla ricerca di questo tesoro, che si rivelerà tutto tranne che priva di ostacoli ed imprevisti, perché i due giovani non sono gli unici interessati. L'inquietante Marube, pubblico ministero e nuovo proprietario dell'edificio della torre, e la stessa polizia sembrano aver preso di mira il bottino e le loro mosse generano ben più di qualche sospetto.

La torre dell'orologio di Kobe.
Seguendo questo incipit, nel primo volume l'autore è veramente bravo a introdurre il lettore nell'atmosfera del periodo (ben riprodotto a livello grafico) e a presentargli la storia e i personaggi, assieme ovviamente ai numerosi e accattivanti misteri. Già dal secondo volume iniziano però le particolarità di questa serie. Cercando di limitare al minimo gli spoiler, in alcuni volumi de La Torre Fantasma Tarō Nogizaka sembra quasi "dimenticarsi" della trama principale e getta i due protagonisti in alcune storie a tutti gli effetti filler, che aggiungono poco o nulla alla risoluzione del mistero della torre e sono collegate solo alla lontana con esso. Molti di voi penseranno che ciò vada a scapito di quest'ultimo, ma sono qui a smentirvi perché per quanto mi riguarda queste storie secondarie oltre ad essere ben scritte e interessanti servono a portare avanti la caratterizzazione del rapporto fra Tetsuo, Amano ed il cast di contorno. Inoltre l'autore non si dimentica per nulla della trama principale ed anzi la sviluppa molto bene, in maniera appassionante e con molti plot twist inaspettati. Il suo apice è collocato nei volumi 6-8 che sono i più adrenalinici e scorrevoli, grazie anche all'introduzione di elementi survival. Non è esente da difetti e forzature, ma per quanto riguarda il capitolo storia La Torre Fantasma è promosso a pieni voti.

L'espressività dei personaggi è ottima.
Quello che rende veramente particolare la trama di quest'opera, e la differenzia dagli altri esponenti del genere, è l'approfondimento di un tema alquanto inaspettato: la sessualità. Anche qui vorrei dirvi parecchie cose, ma analizzare nel dettaglio l'argomento significherebbe dover per forza fare spoiler e questo andrebbe a discapito del vostro godimento della serie. Mi limito quindi a rivelarvi che molti personaggi de La Torre Fantasma presentano un lato "queer" (termine che significa bizzarro, eccentrico ndr) che verrà a galla durante gli eventi della trama, spesso fungendo anche da motore per quelli successivi. Le tematiche ed i sentimenti che vengono affrontati sono davvero delicati e per nulla banali e l'autore riesce a presentarli in una maniera che ho trovato a dir poco azzeccata, con una morbosità mai eccessiva, amalgamandoli perfettamente nella storia, perché il rischio di cadere nella spazzatura e nei facili sentimentalismi era molto elevato. Questo manga diventa infatti un vero e proprio inno alla diversità ed una coinvolgente analisi del tema dell'identità sessuale innestati nella struttura portante di un action-mystery in piena regola. Non tutti potrebbero apprezzare questo lato più stravagante della serie, trovandolo addirittura  fuori luogo e repellente, e posso anche capirlo, ma a mio parere si tratta di una delle caratteristiche che rende quest'opera meritevole di essere scoperta e letta.

Imparerete ad amare questo trio!
I personaggi sono un altro aspetto riuscitissimo del manga, perché nessuno di loro nel corso della storia si rivela essere per quello che appare inizialmente. Non solo: quasi tutti, anche i più insospettabili, possiedono un lato "marcio" del loro carattere (aspetto che, come sapete, adoro tantissimo se ben approfondito) che verrà a galla più volte nel corso della storia, sia volontariamente che involontariamente perché costretti dalla piega che prendono gli eventi. La coppia di protagonisti, Amano e Tetsuo, è a mio parere una delle più riuscite che abbia mai incontrato in un manga: i loro scambi di battute sono appassionanti e ben scritti, la loro caratterizzazione è complementare (ma non senza qualche sorpresa) ed è molto facile arrivare a provare empatia nei loro confronti e a tifare per la loro vittoria durante la ricerca del tesoro. Amano è molto di più del giovanotto ingenuo e facilmente manipolabile che potrebbe sembrare nei primi capitoli, mentre Tetsuo è un personaggio molto enigmatico e affascinante, che riserverà molte sorprese e che diventa a tutti gli effetti il vero punto di forza di questa serie. Ma anche il cast dei personaggi di contorno è molto vario e sfaccettato: degni di menzione sono il detective Yamashina e il pubblico ministero Marube, in molti punti quasi co-protagonisti, con il secondo che è tutto fuorché un villain banale e stereotipato.

Bell'illustrazione, ma si nota troppo la CG.
Anche lo stile di disegno di Tarō Nogizaka è una nota distintiva del manga. Particolare e immediatamente riconoscibile, abbastanza lontano dal canone tipico del manga moderno, con un utilizzo massiccio dei retini e dei chiaro-scuri (mantenuto anche in Gideon of the 3rd) che rende molto dark le sue tavole, e con un numero di vignette per pagina superiore alla media, si adatta benissimo all'atmosfera mystery e all'ambientazione storica della serie, come ho già detto riprodotta con molta cura e dovizia di particolari. Il character design dei personaggi li rende perfettamente distinguibili ed espressivi, anche se spesso (soprattutto nei primi volumi) la qualità di alcuni volti non è proprio la migliore possibile e stona parecchio con quella di altri meglio rappresentati. Altre due cose che non ho apprezzato del tutto sono l'utilizzo di sfondi in CG abbastanza evidenti (per esempio con gli ingranaggi e i meccanismi della torre dell'orologio) ma per fortuna ridotti, e una certa artificiosità in alcune illustrazioni (tipo quelle a inizio capitolo) dovuta ai riflessi di luce e alle forme rotondeggianti, che fa sembrare i personaggi delle bambole.

Insomma, con questo (al solito) lungo post spero di avervi dato una bella panoramica su questo titolo e di aver riassunto al meglio i suoi pregi e soprattutto i suoi difetti, che potrebbero allontanare molti potenziali lettori anche interessati al genere, ma che almeno nel mio caso non gli hanno impedito di fargli occupare un posto d'onore fra i miei seinen preferiti degli ultimi anni, e a farmi scoprire un autore interessante e molto in gamba di cui terrò d'occhio ogni nuova opera d'ora in avanti. Anche perché, come avete capito, molti di questi potenziali difetti come il lato più queer di storia e personaggi li reputo a tutti gli effetti delle caratteristiche.

Attendo con ansia il seguito dell'opera, Girone Fantasma ... ... ... ok adesso la smetto per davvero XD

Voto: 8/10



P.S:
La Torre Fantasma è stato recensito anche dalla mia amica blogger Hana Hanabi, qui trovate il link al suo post. Se vi interessa il punto di vista di una vera appassionata di romanzi gialli e letteratura mystery dategli un'occhiata 😃


P.P.S:
alcuni di voi avranno notato che negli ultimi due post (incluso questo) non ho messo in fondo l'anteprima del contenuto di quello successivo. Non si tratta di una doppia dimenticanza, ma di una cosa voluta dal sottoscritto, che ha deciso di abolire questa consuetudine in quanto si è rivelata più limitante del previsto. A causa dell'elevato numero di opere che leggo/seguo spesso mi ritrovo a voler parlare di qualcosa che inizialmente non avevo previsto, ed aggiungendo a questo fattore anche il tempo sempre più limitato che riesco a dedicare al blog, ho deciso che d'ora in avanti non seguirò più nessuna programmazione, gli argomenti scelti non saranno più anticipati in alcun modo ed i relativi post con la recensione saranno pubblicati solo quando saranno pronti. Inoltre nel 2019 i miei post saranno in media più corti e scorrevoli, e per questo più numerosi. Come molti di voi avranno notato faccio abbastanza fatica a non parlare nella maniera più completa possibile di un'opera che ho apprezzato, perché cerco sempre di analizzarla in ogni suo parametro (storia, personaggi, temi, disegni, etc.). Ma dopo averci pensato bene ho deciso che forse è meglio dare la priorità al numero di opere di cui parlare piuttosto che sulla loro trattazione. Aspettatevi comunque qualche post mediamente lungo, e ambizioso, dove cercherò di approfondire alcuni autori manga che mi stanno particolarmente "a cuore" (le virgolette sono volute ahahah). Qui si che vi anticipo due nomi: Naoki Urasawa e Kazuo Kamimura 😎

giovedì 3 maggio 2018

[Raccolte Tematiche] Le novità manga di inizio 2018

Gli impegni si accumulano, la roba da vedere/leggere/giocare idem, il tempo (e anche la voglia, nel caso di questo post) è poco e quindi il risultato non può che essere uno solo: tutti i programmi che faccio vanno  a farsi benedire ^^ Ecco quindi che questo nuovo post giunge con un ritardo assurdo rispetto ai piani che avevo stilato, ma per fortuna non ho nessuno che mi corre dietro.

Quella che oggi vi faccio è una breve panoramica sulle novità manga di questi primi mesi del 2018 da me lette (quasi tutte infatti hanno uno-due volumi all'attivo qui in Italia), sperando vi sia d'aiuto nella scelta di nuovi titoli interessanti e promettenti, e che assieme ai post precedenti vi darà un'idea abbastanza completa di quelli che sono i miei gusti :-) Non credo proprio tuttavia che rifarò in futuro una cosa del genere, è stata un esperimento che non mi ha convinto fino in fondo, ed i motivi sono principalmente due: 1) i commenti e le recensioni sintetiche preferisco lasciarli a social e forum, mentre qui sul blog se parlo di qualcosa è meglio se lo faccio bene e in maniera esaustiva; 2) la lunghezza del post XD

E visto che non voglio allungarlo ulteriormente, cominciamo. Vi parlerò di ciascun manga in ordine di gradimento crescente, quindi finita la frase troverete quello che mi ha convinto di meno (in questo pool, ovvio) e in fondo quello che mi è piaciuto di più.


Iniziamo con L'uccellino azzurro, un'interessante opera drammatica scritta dall'autore Takashi Murakami (lo stesso di Il cane che guarda le stelle) nell'immediato periodo dopo il terremoto del 2011 e il disastro di Fukushima, che si interroga su temi come vita, morte, speranza e sopportazione, roba leggera quindi  E lo fa attraverso due storie brevi (di tre e cinque capitoli rispettivamente), separate come contenuto ma collegate in quanto condividono lo stesso setting e gli stessi personaggi (si tratta infatti del medesimo nucleo familiare), che hanno come protagoniste due condizioni estremamente invalidanti dell'essere umano: lo stato vegetativo e la demenza senile. Se l'autore da un lato riesce perfettamente a trattare questi temi senza risultare mai pesante o troppo melodrammatico, anzi li affronta con una sorprendente e piacevole leggerezza, dall'altro secondo me fallisce nel coinvolgere il lettore. O almeno è quello che è successo con me: l'opera infatti mi ha lasciato un po' freddino e terminata la lettura ho pensato "Tutto qui?" e mi ero già dimenticato tutto o quasi. Forse sono io che ho esigenze troppo elevate con drammi di questo tipo, ma ahimè è andata così. Lo stile di disegno dell'autore poi non mi piace proprio, soprattutto i volti dei personaggi, troppo imperfetti ed abbozzati. Non merita assolutamente il formato 17x24 che gli ha riservato Dynit nell'edizione italiana, e alla luce del prezzo elevato mi sento di consigliare quest'opera solo agli amanti del genere più navigati. Non mi pento comunque di averla acquistata e letta e di aver supportato l'editore, preferisco mille volte leggere opere di questo tipo e rimanere parzialmente deluso piuttosto che spendere meno e accontentarmi delle ciofeche mainstream che stanno uscendo negli ultimi anni (qualcuno ha detto Planet Manga?). Voto: 6,5/10


Proseguiamo con il primo volume di Tokyo Alien Bros. (al momento in cui scrivo è già uscito il secondo su tre, ma non l'ho ancora letto), manga del giovane autore Keigo Shinzo che narra le disavventure quotidiane di due alieni mandati in ricognizione sul nostro pianeta per verificare la sua abitabilità. Carino, fa parte della categoria "Alieni che arrivano sulla Terra e cercano di abituarsi alle abitudini e alla logica umana con risultati esilaranti", le 200 pagine scorrono piacevoli e la lettura non mi ha mai annoiato. Ricorda molto, per atmosfera e umorismo, il manga Saint Young Men, mentre il tratto dell'autore sembra una versione più mainstream di quello di Taiyo Matsumoto, a testimonianza delle molteplici influenze. Nel complesso però non mi ha fatto impazzire, certe situazioni sanno un po' troppo di già visto, ma è solo il primo volume quindi vediamo come prosegue. Sull'edizione italiana valgono più o meno i discorsi fatti per L'uccellino azzurro, visto che anche questo fa parte della medesima, promettente collana Showcase che Dynit ha iniziato a pubblicare di recente: volume di grande formato e copertina ruvida al tatto, peccato solo per la carta trasparente e per il prezzo eccessivo (12-13 € erano più giusti invece di 17 €). Voto: 6,5/10


Passiamo adesso a My Love Story, che quasi tutti conoscono con il titolo giapponese Ore Monogatari, uno shojo (manga per ragazze adolescenti, ndr) che narra le vicende del buffo Takeo, un ragazzo delle superiori dall'aspetto imponente ma dall'animo ingenuo e gentile che un giorno, dopo aver salvato una ragazza di un altro istituto, Yamato, dalle molestie di un perveritito, inizia con quest'ultima una relazione. Non ho mai letto uno shojo "classico" in vita mia quindi ho deciso di dare una chance a questo, basandomi sugli ottimi pareri e soprattutto sul fatto che si discostava in molti punti dagli stilemi tipici del genere. E mi è piaciuto, senza alcun dubbio il protagonista gorillone è la marcia in più di questo manga (le sue facce sono troppo divertenti), ma ho apprezzato anche la messa alla berlina di molti stereotipi dello shojo medio, come per esempio con il personaggio di Suna, il migliore amico di Takeo. Buoni i disegni ma non riuscirò mai a digerire gli sbrilluccichii e gli sfondi poco dettagliati che si vedono sempre in queste opere, è un mio limite me ne rendo conto. Proseguo sperando non diventi ripetitivo. Buona l'edizione Star Comics, qualità della carta e dell'inchiostro a parte (ma oramai ci siamo abituati). Voto: 7/10


Promosso alla grande anche Oltre le onde, adattamento italiano del titolo originale Shimanami Tasogare. L'opera in questione parla dello studente Tasuku Kaname che, dopo essersi trasferito e nella disperazione più totale che possa essere stato scoperto che è gay, tenta il suicidio ma viene "salvato" dall'apparizione di una donna misteriosa che lo invita a frequentare il luogo da lei gestito, appartato in cima a una collina, frequentato da molte persone con problematiche simili alle sue. Un buonissimo esordio per quella che è una promettente e delicata storia di stampo slice of life su tematiche LGBT (oltre al protagonista appare infatti una coppia di lesbiche) e in generale sull'isolamento, sull'accettazione e sulle scelte di vita. I disegni dell'autrice Yuhki Kamatani non brillano per qualità tecnica ma sono molto espressivi e adatti al contesto, e vengono valorizzati dall'ottima edizione (come sempre) in formato 13x18 di J-Pop, peccato solo per qualche piccolo refuso. Proseguo fiducioso, augurandomi solo che il melodramma non prenda il sopravvento. Voto: 7,5/10


Arriviamo adesso a quella che è l'opera più mainstream fra quelle di cui vi parlo in questo post, nonché l'unica della quale ho già letto il secondo volume uscito (con il terzo in arrivo questo mese). Sto parlando di The Promised Neverland, il manga rivelazione di Shonen Jump (la celebre rivista su cui sono stati pubblicati Dragon Ball, Naruto e moltissimi altri successi manga) scritto da Kaiu Shirai e disegnato da Posuka Demizu, artista di cui adoro troppo lo stile e la creatività. Il manga in questione si discosta molto, per tema e genere, dai canoni tipici di Shonen Jump, in quanto è un horror che narra le vicende di un gruppo di bambini orfani, fra cui spiccano Norman, Ray ed Emma (i tre protagonisti), che vivono una vita all'apparenza felice e spensierata all'interno di una magione, accuditi dalle cure e dalle attenzioni della loro amorevole "mamma", ma che ben presto dovranno fare i conti con la dura, anzi durissima verità. Nonostante le premesse The Promised Neverland abbandona quasi subito il genere horror e diventa più che altro un fantasy d'azione dominato dalla strategia, immaginatevelo infatti come una fusione fra Death Note (per via della notevole enfasi posta sulla logica e sui ragionamenti) e L'attacco dei giganti (per le caratteristiche del setting ed i numerosi misteri). Al netto di alcuni dei difetti tipici degli shonen della rivista su cui è pubblicato (l'elevata verbosità, il buonismo di alcuni personaggi, qualche ingenuità di scrittura) si tratta di un esordio davvero notevole, ben scritto e appassionante, che non annoia ed anzi invoglia a proseguire. Ha tutte le carte in regola per diventare il miglior manga di Shonen Jump da un bel po' di anni a questa parte. Un gran bel colpo per J-Pop che si è assicurata la pubblicazione italiana. Voto: 7,5/10


Proseguiamo ed ecco un altro shonen, Cells at Work! (in originale Hataraku Saibou) di Akane Shimizu, pubblicato da Star Comics. Al momento del suo annuncio durante il Lucca Comics and Games 2017 non conoscevo proprio quest'opera, ma il tema (il corpo umano versione manga-battle shonen) e gli inevitabili rimandi alla celebre serie d'animazione francese Siamo fatti così che ha segnato l'infanzia della mia generazione, nonché alcuni pareri positivi raccolti in rete, mi hanno convinto a provare almeno il primo volume. Non pensavo che sarebbe stato capace di divertirmi così tanto! Si piazza di sicuro fra gli shonen più originali degli ultimi anni (assieme al già citato The Promised Neverland), alcune soluzioni adottate dall'autrice per caratterizzare l'aspetto ed il comportamento delle varie cellule del corpo umano sono infatti semplicemente geniali. Questo primo volume contiene quattro capitoli ognuno dei quali è dedicato ad un "combattimento" fra le cellule del corpo e alcune malattie/infezioni (nell'ordine: infezione batterica, allergia, influenza, ferita con conseguente entrata di corpi estranei) dove le prime sono personificate unendo i tratti tipici del manga per ragazzi contemporaneo ad elementi caratteriali che rispecchiano la loro reale funzione all'interno del nostro organismo. Il risultato è intrigante e piacevole, niente male per una debuttante  Tra i difetti segnalo la logorrea tipica del genere (anche se meno marcata rispetto a un qualsiasi shonen di Jump per intenderci, e in parte giustificata dal contesto) e alcune ingenuità che non ho apprezzato. Si è sicuramente guadagnato la lettura di un altro paio di volumi, ma il rischio ripetitività è dietro l'angolo per cui tengo le aspettative moderate. Voto: 7,5/10


La "parte alta" della classifica (se vogliamo chiamarla così) è inaugurata da Chiisakobe di Minetaro Mochizuki, adattamento in chiave moderna del romanzo storico di Yamamoto Shuguro, pubblicato da J-Pop in una lussuosa edizione di grande formato (15x21) e con sovraccoperta di alta qualità. Sono previsti in totale quattro volumi. Mi ha fatto troppo strano constatare che si tratta dello stesso autore di Dragon Head, sono due stili di disegno praticamente opposti (anche se si nota che il tratto è lo stesso). Ed il tratto preciso, misurato ed essenziale, quasi "plasticoso" (in un'accezione per nulla negativa) è proprio il punto di forza di quello che si prospetta come un promettente slice of life dai toni lievemente drammatici e con il protagonista Shigeji, giovane carpentiere che ha perso in un incendio sia i genitori che l'impresa edile del padre, abbastanza atipico per i canoni manga a causa del suo aspetto (a memoria non credo di averne mai visto uno così barbuto) e dei suoi modi molto diretti e schietti. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e la storia non è mai pesante grazie anche ai dialoghi ridotti. Promosso, attendo con trepidazione la lettura del secondo volume. Voto: 8/10


Quella di cui vi parlo adesso è l'opera senza dubbio più stravagante della lista, ovvero La Pomme Prisonnière di Kenji Tsuruta. Per chi non lo conoscesse, Tsuruta è uno degli autori e disegnatori più noti ed apprezzati dell'underground giapponese, quindi è di nicchia persino per loro. Ha uno stile immediatamente riconoscibile sia per la narrativa, criptica e priva di un vero e proprio filo conduttore, sia per la parte grafica, caratterizzata spesso e volentieri da donne, anzi ragazze nude (in modo mai provocante) che rappresentano l'adolescenza innocente e, a volte, perduta. Tutto questo lo ritroviamo anche in La Pomme Prisonnière che altro non è, come si evince dall'indice e dalla postfazione dell'autore a fine volume, che una raccolta di vari episodi pubblicati su rivista slegati fra loro come continuità ma uniti da tre temi: nudità, gatti e rovine. In particolare, l'ambientazione è una affascinante versione alternativa di Venezia. Il risultato è un volume molto piacevole e interessante, caratterizzato da una quasi totale assenza di dialoghi e che si legge tutto d'un fiato, ma che però in fin dei conti è indirizzato solo ai fan dell'autore e in generale a chi vuole esplorare il mondo del manga underground. Insomma, non tutti potrebbero amarlo o anche solo apprezzarlo. Io l'ho fatto ;-) Speriamo faccia un minimo di vendite così ci porteranno altre opere dell'autore, non come ha fatto Planet Manga con la povera Emanon. Voto: 8/10


Sul gradino più basso del podio delle novità manga di inizio 2018 troviamo uno dei manga rivelazione dello scorso anno, esploso dopo il grande successo dell'adattamento animato. Sto parlando di Made in Abyss di Akihito Tsukushi, uno dei seinen più originali e sorprendenti che mi sia capitato di vedere da un bel po' di tempo a questa parte. La trama è molto semplice, ed è ambientata in un mondo fantastico dove un'enorme voragine chiamata "L'Abisso" è l'ultimo posto inesplorato del pianeta, e nelle cui profondità si nascondono creature ripugnanti e reliquie del passato. La protagonista Rico, una bambina orfana vivace e sognatrice, un giorno scopre un misterioso bambino di nome Reg, che si rivela essere un robot, e con lui decide di partire per un'avventura che li spingerà fino ai livelli più profondi dell'Abisso. Mi risulta molto, ma veramente molto difficile parlare di quest'opera in maniera sintetica, perché le cose da dire sono tante ed infatti credo proprio che prima o poi (quando saranno usciti più volumi del manga da noi) gli dedicherò un post approfondito. In questa sede posso solo dirvi che Made in Abyss è un'opera davvero meritevole e che consiglio a tutti, per la quale non bisogna farsi trarre inganno dal character design "puccioso", simil-chibi dei personaggi e dalle premesse molto shonen, perché come atmosfera e maturità è un seinen a tutti gli effetti, caratterizzato da una discreta dose di violenza e scene poco adatte ai deboli di stomaco. Atmosfera adulta e opprimente alla quale contribuiscono i meravigliosi (non trovo altro aggettivo per descriverli) disegni in scala di grigi dell'autore, ogni pagina è una piccola opera d'arte, che rendono a meraviglia nell'edizione italiana di grande formato (15x21, come quella giapponese) proposta da J-Pop, che pecca solo nella sovraccoperta troppo plasticosa. Gli assegno un voto appena sotto l'eccellenza ma solo perché mi limito a valutare il primo volume, vi posso già anticipare che fino a dove sono arrivato col materiale inedito il mio giudizio è ancora più entusiastico. Voto: 8,5/10


Sul secondo gradino del podio metto Disegna!, adattamento italiano del complicato titolo originale Kakukaku Shikajika, di Akiko Higashimura. Avevo letto solo belle cose su quest'opera, vincitrice del Manga Taisho nel 2015, ma questo primo volume ha ampiamente superato le mie aspettative e voglio già il secondo! Il manga in questione è un'opera autobiografica in cui la Higashimura racconta la sua vita e la sua crescita personale quando era ancora una liceale giovane, ingenua e sognatrice che voleva entrare in un'accademia di belle arti e diventare una disegnatrice di shojo, e di come l'incontro con un rigido e inflessibile maestro di pittura le abbia cambiato la carriera. L'autrice è bravissima a raccontare le sue esperienze, le sue aspirazioni ed il suo scontro con la dura realtà senza risultare mai noiosa o retorica, anzi nonostante l'elevata mole di testo non ci si annoia mai ed i personaggi (realmente esistiti, ma di sicuro almeno in parte romanzati) sono tutti caratterizzati alla perfezione, in particolare il severo (ma sotto sotto dal cuore tenero) Maestro Hidaka. Anche qui, edizione J-Pop lussuosa e di grande formato (ma devo segnalare la carta un po' trasparente) che valorizza ancora di più l'opera. Voto: 9/10



Siamo arrivati alla fine! La novità manga che più ho apprezzato in questo inizio 2018 è L'ultimo volo della farfalla (in originale Chou no Michiyuki) di Kan Takahama. L'opera in questione, ambientata nel XIX secolo nel distretto di Maruyama a Nagasaki, narra la storia di una celebre cortigiana di alto rango e della sua particolare relazione con un uomo malato, rapporto che cela molti segreti. Splendido! Un piccolo capolavoro di poesia e semplicità che sembra stato creato apposta per piacermi, un volume unico di 8 capitoli che mi ha talmente preso da leggerlo in poco più di un'ora. Le varie componenti di quest'opera sono come ingranaggi ben progettati e collocati minuziosamente all'interno di un meccanismo ben oliato che funziona alla perfezione: la storia semplice, coinvolgente e con personaggi ottimamente caratterizzati nel giro di poche vignette; l'ammirevole ricostruzione storica, si percepisce proprio in ogni pagina (e nella postfazione a fine volume) tutto l'entusiasmo e la cura che l'autrice ha messo nelle ricerche e nella documentazione per rendere il setting quanto più credibile possibile; ma soprattutto gli splendidi disegni, molto dettagliati e caratterizzati da un uso affascinante della scala di grigio e da giochi di luci e ombre che li rendono incredibilmente caldi ed avvolgenti, mi ci è solo voluto un po' per abituarmi ai volti ma per il resto sono perfetti, e rendono a meraviglia nell'edizione italiana di Dynit (anche qui un po' sovrapprezzo). L'unico difetto che ci trovo... è che finisce troppo presto!  Mi ero talmente affezionato alla storia, all'atmosfera e ai personaggi che arrivare all'ultima pagina è stato un colpo al cuore. Leggerò volentieri altre opere dell'autrice dovessero portarle in Italia. Voto: 9/10


Bene, se siete arrivati in fondo a questo post, complimenti ^_^ O non avevate un caspio da fare, o siete dei veri appassionati di manga come il sottoscritto, e in tal caso spero che questa mia panoramica vi abbia aiutato a scegliere uno dei vostri prossimi acquisti, o anche solo messo curiosità. Stay tuned per il prossimo aggiornamento!


N.B: L'uccellino azzurro e L'ultimo volo della farfalla sono stati recensiti anche dalla mia carissima amica Caroline Preston nel suo blog, rispettivamente a questo e a questo link 😄

lunedì 26 febbraio 2018

[Elementare, Hosen-san] Hot Detective Tsubaki

E siamo arrivati a quota tre! (la flash review precedente non rientra nel conteggio ^^ )

Di che cosa vi parlo oggi? Di un manga, scoperto per puro caso un anno fa e di estrema nicchia anche fra gli stessi appassionati, che ho deciso di recuperare in blocco sulla fiducia... e ho fatto bene! Hot Detective Tsubaki, in originale 当て屋の椿 (Ateya no Tsubaki, lett. "Tsubaki la venditrice di speranze"), è un manga scritto e disegnato da Kanji Kawashita a partire dal 2008 e tuttora in corso di serializzazione sulla rivista Young Animal di Hakusensha (la stessa di Berserk, ndr). Al momento in cui scrivo è arrivato a 15 volumi, di cui 14 sono stati pubblicati in Italia dall'editore Planet Manga, e di questi ne ho letti 7. Mi sarebbe piaciuto scrivere questo post dopo averli recuperati tutti ma ahimè il tempo a mia disposizione oramai è pochissimo e non sono riuscito a mettermi in pari, otto volumi sono comunque un numero più che sufficiente per scrivere un parere approfondito su questa serie augurandomi che non abbia un tracollo nei rimanenti (vediamo se me la sono gufata...).

Hot Detective Tsubaki è un gran bel manga, sicuramente tra le serie in corso più riuscite ed appassionanti che sto seguendo, ma non è per tutti, come capirete andando avanti. E' più di un semplice investigativo e soprattutto molto più di un banale erotico in salsa storica, come molti di voi potrebbero sintetizzare dopo aver visto qualche immagine su Google o dopo una veloce sfogliata ai volumi italiani. E' invece un vero e proprio omaggio dell'autore al periodo storico in cui la serie è ambientata (l'epoca Edo, XVII-XIX secolo d.C.), ai suoi usi e costumi, alle sue correnti artistiche come ukiyo-e e shunga, e soprattutto un'analisi lucida e spietata delle più oscure e irrefrenabili pulsioni dell'animo dei suoi abitanti.

L'omaggio all'arte dell'epoca lo si evince subito dalla trama, o meglio da uno dei due protagonisti, il pittore Hosen. Un giovane uomo dal temperamento pessimista e un po' depresso che vorrebbe diventare un pittore di successo (sulla scia di illustri esponenti come Hokusai, Utamaro, etc.) e che invece si ritrova a produrre e vendere dipinti shunga, nome con cui si designa la pittura erotica giapponese, a clienti più o meno facoltosi, venendo addirittura ritenuto un maestro in questa arte e guadagnandosi una discreta fama. "State cercando un pittore? Qui non ce ne sono, ma se volete un pornografo, eccolo lì" è una frase esclamata da uno dei vicini di casa di Hosen ad un certo punto nel manga. La cosa veramente singolare è che Hosen pur non essendo omosessuale (anche se questo non viene mai confermato esplicitamente) le donne le detesta, o meglio non si trova per nulla a suo agio con loro e non gli interessano: le guarda sempre con diffidenza e sospetto ed il suo pene non gli si... (ok avete capito) quando la sua testa affonda nel morbido e prosperoso seno di una bella ragazza. Ma forse è proprio questo che rende i suoi dipinti erotici così affascinanti, esemplari le parole di un personaggio nel secondo volume: "Le donne disegnate da Hosen sono tutte affamate. Dimostrano il loro desiderio carnale con tutto il corpo, sia con le dita, che con la bocca, che con lo sguardo. Mettono i brividi. Mi sa che Hosen vede le donne come dei demoni."


Il nostro "eroe" si ritrova suo malgrado sempre trascinato, più o meno inconsapevolmente, nelle rocambolesche vicende della procace, avvenente e soprattutto brillante (qualità scomoda per le donne dell'epoca) vicina di casa Tsubaki, colei che dà il titolo al manga. La sua professione è quella di investigatrice privata specializzata nel recupero di oggetti scomparsi, ma anche persone, ed insieme a Hosen sarà la protagonista, come novelli Sherlock e Watson (il primo a sesso invertito), di numerose investigazioni su eventi più o meno misteriosi, spesso caratterizzati da omicidi e che non sempre hanno un lieto fine.

L'autore imbastisce storie dalla struttura episodica molto appassionanti (che spesso occupano anche più di un volume, almeno fino a dove sono arrivato), mai banali o ripetitive, che vanno ad esplorare le usanze della società dell'epoca (spesso mettendole in luce negativa) e che in molti casi si basano su miti e leggende popolari della tradizione folkloristica giapponese: religione, dei, credenze, superstizioni, rituali... ce n'è per tutti i gusti! Kanji Kawashita dimostra una conoscenza a dir poco enciclopedica di questi argomenti, con un lavoro di documentazione assolutamente encomiabile, e rende la protagonista Tsubaki il suo alter ego trasmettendole tutta la sua sapienza in materia: laddove le spiegazioni razionali falliscono, ecco che i racconti di miti e leggende possono fornire la giusta chiave di interpretazione per poter risolvere gli intricati misteri.

Questo mi permette di arrivare ad un avviso abbastanza importante nei confronti di coloro che vogliono approcciarsi a questo manga: non bisogna leggere Hot Detective Tsubaki pretendendo il realismo assoluto. Le vicende in cui si ritroveranno coinvolti Tsubaki, Hosen e tutta una serie di personaggi ricorrenti o meno (caratterizzati in maniera ottima già con poche vignette) partono sì da basi credibili e terminano chiudendo il cerchio e dando una spiegazione logica e sensata a tutto quello che è successo, ma sono quasi tutte sviluppate mettendo in atto eventi che sembrano inspiegabili per non dire fantasy o sovrannaturali. Questo perché, come viene fatto notare in maniera impeccabile nelle prefazioni del curatore italiano della serie (Marco Cecini), all'autore interessa rappresentare simbolicamente, attraverso l'analogia e il richiamo ai personaggi immaginari della tradizione folkloristica, i peccati e i difetti (per non dire i crimini) dei personaggi reali. Inoltre sono presenti alcuni espedienti poco realistici, per esempio una ragazza che si vede già nei primi capitoli del manga (e che appare più volte) ha capacità divinatorie, e le sue predizioni, che si avverano sempre, sono il motore che dà l'avvio a molte storie o ne permette il prosieguo. In definitiva, questo aspetto potrebbe non piacere a tutti e a chi soprattutto desidera dal genere investigativo il realismo più totale, intrinsecamente fondato sulla razionalità, e lo capisco. Ma a mio parere approcciarsi al manga in questo modo gli fa perdere uno dei suoi aspetti più affascinanti e riusciti, e più volte ho potuto constatatare come il ricorrere a queste metafore sia un punto di forza dell'opera piuttosto che una sua debolezza.

Dal punto di vista grafico questa serie è semplicemente fenomenale. I disegni sono magnifici: il tratto di Kawashita è pulito, deciso, graffiante, con contorni netti ed inchiostrato divinamente, e soprattutto con vignette che strabordano di sfondi, dettagli e molto altro, che non sono mai vuote, come se l'autore soffrisse di horror vacui. Da questo punto di vista mi ricorda molto Kazuhiro Fujita e questo non può che essere un grande complimento. Inoltre Kawashita riesce a spaziare abilmente e con grande maestria fra le rappresentazioni di molteplici soggetti. Uomini rozzi e muscolosi, elementi di stampo fantasy/demoniaco o addirittura body horror, con sangue, squartamenti e corpi in putrefazione (non è un manga per deboli di stomaco ^^'), ma soprattutto loro: le donne! Bellissime, sinuose, eleganti, dalle tet... ehm, doti ben evidenti (tutte così, tranne vecchie e bambine) e soprattutto dal carattere fragile all'apparenza ma in realtà forte e deciso. Insomma, una rappresentazione in linea con la visione che Hosen stesso ha di loro. Il fanservice è presente in abbondanza, come potete già notare dalle poche immagini in questo post, e questo fa la felicità di noi maschietti, ma tranquillizzo i lettori più bacchettoni o preoccupati precisando che questo aspetto non è mai esasperato e anzi è funzionale alla narrazione, ed è a tutti gli effetti una componente imprescindibile dell'opera.

Per quanto mi riguarda Hot Detective Tsubaki ha pochissimi difetti. Due di questi sono più che altro miei capricci e sono legati alla caratterizzazione della stessa Tsubaki: 1) mi piacerebbe vedere prima o poi una sorta di suo nemico giurato, di sua nemesi come lo è Moriarty per Sherlock Holmes; 2) è quasi sempre mostrata come infallibile, graffiante, sprezzante del pericolo e capace di capire in poco tempo tutto quello che è successo sulla base di pochissimi elementi a sua disposizione, e qui il modello che mi è venuto subito in mente è il celebre Hercule Poirot di Agatha Christie. Se la cosa funziona benissimo nei primi volumi, non nascondo che andando avanti è diventata un po' ripetitiva, mi piacerebbe vedere quindi prima o poi una Tsubaki più fragile e in difficoltà nelle situazioni estreme. E chissà che non sia già stato accontentato nelle storie dei restanti volumi.

Alla luce di questo, e del fatto che si tratta di una serie in corso che devo ancora recuperare per intero, assegno a Hot Detective Tsubaki un voto ottimo ma non eccellente, con la speranza più che concreta di poterlo alzare una volta essermi messo in pari con i volumi. E' un manga che straconsiglio agli amanti del genere investigativo, storico e perché no, anche erotico o horror (che però non sono le componenti principali), e soprattutto un acquisto imprescindibile per chi come me è un vero appassionato della cultura e dell'arte giapponese. Ma come dicevo, non è per tutti.

Voto: 8/10


D'ora in avanti il mio piano mensile (ah perché, questo blog ne ha mai avuto uno?) è pubblicare un post più lungo e approfondito come questo verso la fine del mese, e almeno uno flash entro metà. Il prossimo commento approfondito sarà su questo piccolo gioiellino:





martedì 23 gennaio 2018

[Cotto e mangiato Hokkaido edition] Golden Kamui




(non ci credo, sono al secondo post! O_O )

Il fumetto del quale mi accingo a parlare oggi è senza alcun dubbio uno dei miei preferiti fra quelli che ho iniziato negli ultimi anni, ed è quello col quale avrei voluto inaugurare questo blog, salvo poi cambiare programma all'ultimo e virare su Devilman Crybaby per sfruttare anche un po' la scia della sua recente uscita.

Il fumetto in questione è un manga seinen il cui titolo è Golden Kamui (lett. "dio dorato" in lingua Ainu). Alcune info: l'autore, Satoru Noda, ha iniziato a scrivere, disegnare e pubblicare l'opera sulle pagine della rivista Shuukan Young Jump, periodico settimanale della Shueisha, nel 2014, ed al momento in cui scrivo la serie è ancora in corso in madrepatria con all'attivo 12 volumi. Golden Kamui ha ottenuto sin da subito un grande successo di pubblico e critica coronato, nel 2016, con la vittoria della nona edizione del Manga Taisho Award (una sorta di Premio Oscar dei manga giapponesi, ndt), con la nomination al 20mo e al 21mo Premio Tezuka, e con l'annuncio di un adattamento animato che sarà trasmesso sulla TV giapponese a partire da Aprile 2018. Nel nostro paese, Golden Kamui è in corso di pubblicazione da parte dell'editore J-Pop, che lo ha annunciato nel 2016 portando il primo numero in anteprima al Lucca Comics and Games, e che al momento in cui scrivo è arrivata all'ottavo volume. Ciascuno di essi è in vendita al prezzo di 6,90 € in un'ottima edizione con carta di alta qualità (come da tradizione dell'editore), formato 13x18cm e, per il momento, cadenza bimestrale.

Ma di che parla questo manga? L'incipit della storia è molto semplice. Siamo agli inizi del '900 ed il nostro protagonista, Saichi Sugimoto, è un reduce della guerra russo-giapponese (1904-1905) soprannominato "Sugimoto l'Immortale" per via della follia e della spericolatezza con cui era solito combattere. Mentre si trova alla ricerca di oro nell'Hokkaido (la regione più a nord del Giappone, ndt) per poter aiutare la moglie malata di un suo commilitone morto durante la guerra e di cui è innamorato, viene a conoscenza un giorno di una storia molto curiosa e improbabile: un uomo ha massacrato un gruppo di Ainu (popolazione autoctona del Giappone, tipo gli Indiani d'America) e ha rubato loro un preziosissimo carico d'oro, nascondendolo in una locazione ignota; catturata e imprigionata in un carcere di massima sicurezza, questa persona ha tatuato sul corpo di 24 prigionieri suoi compagni un codice segreto per poter raggiungere il nascondiglio del tesoro, una volta riuniti tutti i pezzi. Questi prigionieri sono riusciti ad evadere dal carcere e adesso vagano per l'Hokkaido. Stuzzicato dall'idea di poter mettere le mani sul bottino, Sugimoto decide di partire alla ricerca dell'oro nascosto e durante il suo viaggio si allea con Ashirpa, una ragazzina Ainu molto brava nella caccia e nella sopravvivenza in terre ostili, che desidera vendicarsi del misterioso prigioniero in quanto tra le persone uccise a cui è stato rubato l'oro c'era anche suo padre. Inizia così per i nostri due protagonisti un'avventura in giro per l'Hokkaido alla ricerca dei prigionieri tatuati fuggitivi, durante la quale si imbatteranno in animali feroci, situazioni rocambolesche e ai limiti dell'inverosimile, e personaggi senza scrupoli che mirano come loro alla conquista del bottino.


Vado dritto al punto senza girarci troppo attorno: Golden Kamui è una delle serie più spettacolari, scanzonate e divertenti pubblicate negli ultimi anni, nonostante alcuni difetti che potrebbero allontanare, almeno all'inizio, molti potenziali lettori. Immaginatela come qualcosa che sembra uscita direttamente dalla testa di un Quentin Tarantino qualsiasi (già la premessa è di per se molto tarantiniana), aggiungete un'affascinante ambientazione storica immersa nella natura incontaminata, conditela con un tocco di...Superquark (tra poco capirete perché!) ed ecco che avrete questo manga.

La trama è semplicissima, lineare e non si prende per nulla sul serio, ma non disdegna qualche rivelazione di notevole impatto e sebbene molte sequenze inizialmente potrebbero apparire come "filler", in realtà contengono tutte, più o meno velatamente, importanti dettagli sulla vera natura della caccia all'oro e sulle motivazioni dei personaggi in essa coinvolti. Già qui però devo mettere in evidenza un difetto: ho trovato uno dei "colpi di scena", forse il più importante della storia fino a dove sono arrivato, abbastanza telefonato e colpevolmente anticipato da una vignetta collocata nei primi volumi (chi ha letto il manga capirà subito a quale mi riferisco). E' probabile che l'autore non lo abbia concepito come tale fin dall'inizio, ma un maggiore effetto sorpresa non avrebbe guastato a mio parere. Nonostante questa piccola pecca, vi posso assicurare che durante la lettura succede veramente di tutto e al termine di ogni pagina, capitolo o volume viene subito voglia di proseguire per scoprire a quale altra sfida andranno incontro Sugimoto e compagni.

I personaggi, pur non avendo chissà quale caratterizzazione, sono carismatici e ci si affeziona subito a loro, anche a quelli che sono a tutti gli effetti i rivali dei nostri protagonisti nella caccia all'oro nascosto. Anzi, devo ammettere che molti personaggi secondari arrivano a mettere in ombra persino lo stesso Sugimoto. Costui è davvero riuscito nel suo mix fra berserker furioso (non teme il pericolo e la morte ed è disposto a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere il suo obiettivo) e compagno amichevole e fidato, che si affeziona subito ad Ashirpa, vera e propria mascotte kawaii della serie, e sviluppa con lei un legame che ben presto va oltre la semplice alleanza. Abbiamo poi Shiraishi, il Re dell'Evasione, ovvero l'idiota e la spalla comica del gruppo, e Tanigaki, un taciturno soldato della Settima Divisione dell'esercito giapponese che inizialmente appare come un personaggio minore quando poi diventa il protagonista di una delle sequenze più belle del manga e, a mio parere, acquisirà un ruolo sempre più importante nelle vicende narrate. E questi sono solo quattro dei molteplici personaggi che incontrerete in questo manga, molti dei quali sembrano partoriti dalla mente di registi folli come il già citato Tarantino.

I disegni costituiscono un altro dei punti di forza di Golden Kamui. Di ottima fattura sin da subito, migliorano costantemente di volume in volume fino a raggiungere un'incredibile capacità espressiva già dopo i primi 3-4 volumi, con sfondi estremamente dettagliati ed un realismo notevole nella riproduzione delle ambientazioni, dei vestiti e degli animali dell'epoca storica in cui è ambientato il manga. Realismo che si amalgama perfettamente con la frenesia delle scene d'azione, davvero spettacolari, adrenaliniche e mai confusionarie (anche grazie alle ottime inquadrature scelte), e con la rappresentazione spesso caricaturale o comunque sopra le righe dei vari personaggi. Per non parlare di un aspetto che ovviamente non posso che adorare, ovvero l'abbondanza di violenza, sangue e squartamenti, specialmente quando sono coinvolti animali feroci come orsi e lupi. Le numerose illustrazioni a colori sulle copertine e di intermezzo fra i capitoli poi sono semplicemente meravigliose.

Veniamo adesso ad uno degli aspetti più "controversi" di quest'opera, sul quale ho letto e tuttora leggo molte critiche, sensate ma non troppo a mio parere. Golden Kamui è sostanzialmente un vero e proprio nonché sincero atto di amore dell'autore verso la sua terra d'origine. Sfogliando le pagine del fumetto è impossibile non notare la sua incredibile passione nel raccontarci le vicende di Sugimoto e compagni ambientandole in un contesto realistico e fedele alla realtà storica, e a tale scopo deve essersi documentato perfettamente su usi, costumi e tradizioni del territorio, in particolare della cultura Ainu. Il problema è che, almeno all'inizio, forse di questa passione ce n'è pure troppa ^^'

Il manga infatti è strapieno di intermezzi e digressioni di carattere culinario, didascalico e antropologico che, pur interessanti, spezzano il ritmo in molti punti e rischiano di annoiare il lettore meno paziente che desidera soltanto botte e sparatorie. I primi tre volumi (il secondo e il terzo in particolare) costituiscono lo scoglio più grande da questo punto di vista in quanto Ashirpa ogni 3x2 si mette a spiegare a Sugimoto e agli altri come si cucina questo scoiattolo, come si caccia questa volpe, quali sono le usanze della sua famiglia e di sua nonna, etc. arrivando a volte ad occupare anche più di un capitolo, ecco spiegato perché prima citavo Superquark xD C'è poco da fare, qui si va a gusti, e personalmente pur riconoscendone a volte la maldestra collocazione ho sempre accolto con favore questi intermezzi. Inoltre sono qui per tranquillizzarvi e dirvi che, superato il quarto volume, queste parti si riducono notevolmente (non scompaiono del tutto, e meno male) arrivando ad occupare solo qualche pagina che intervalla le transizioni da un arco narrativo all'altro. Anzi, l'autore arriva a sfruttare molte di queste spiegazioni come base per mettere in moto le vicende di cui saranno partecipi Sugimoto, Ashirpa e i loro alleati e nemici.

In definitiva, Golden Kamui è una lettura che consiglio a chi cerca un manga d'azione scanzonato e divertente, pieno di violenza e personaggi eccentrici e fuori di testa, ma senza disdegnare un tuffo nell'approfondimento di una cultura e di un'ambientazione molto affascinanti, così dettagliatamente ricostruite dall'autore. Se manga dello stesso genere come L'Immortale o Vinland Saga vi sono piaciuti, o se adorate la follia e il pulp di registi come Quentin Tarantino e simili, allora questa è una lettura obbligatoria. Se siete ancora poco convinti, comprate o fatevi prestare almeno il primo volume e leggetelo, vi basterà per capire se questa serie può fare al caso vostro.

Voto parziale: 8,5/10 (con probabilità di aumento molto elevate)


Come dicevo a inizio post, Golden Kamui verrà adattato in una serie televisiva d'animazione che sarà trasmessa sulla TV giapponese a partire dal prossimo Aprile. Tale adattamento è realizzato dallo studio d'animazione Geno Studio, di recentissima fondazione e nato dalle ceneri della defunta Manglobe durante la lavorazione del film Genocidal Organ. Sebbene all'epoca tale notizia mi avesse fatto fare i salti di gioia, il successivo annuncio dello staff ha un po' smorzato il mio entusiasmo in quanto lo studio è molto giovane ed i nomi coinvolti nella produzione non mi danno sufficienti garanzie, in più già il primo trailer promozionale pubblicato a fine 2017 fa intendere che il budget non sarà molto elevato. Nonostante queste premesse, sono fiducioso che Geno Studio saprà fare un bel lavoro con l'ottimo materiale di partenza, e se riuscirà a trasmettere anche solo la metà delle sensazioni che la lettura del manga mi sta dando potrò ritenermi soddisfatto. Anche perché, come potete aver capito dal mio precedente sproloquio, l'opera in questione si presta benissimo a essere trasposta in animazione per via della sua dinamicità e delle sue molteplici sequenze d'azione. Augurandomi che non facciano ca***te e che non lo censurino troppo, incrocio le dita!



SPOILER PROSSIMO AGGIORNAMENTO ^_^